Esperti, avvocati e dati scientifici mettono in discussione la legittimità dei divieti imposti in nome della salute pubblica
Di Ribella Firenze
All’incontro di sabato pomeriggio al Teatro dell’Affratellamento era presente anche Ribella Firenze. Vorremmo aggiungere alcune informazioni importanti, oltre a quelle già esposte nell’articolo di ieri dedicato all’argomento.
Oltre agli articoli 1 e 9 della Costituzione, l’avvocato Conedera ha citato anche l’articolo 16: tutti i cittadini possono circolare liberamente, salvo il caso in cui subentrino motivi di salute pubblica tali da giustificarne la sospensione. Secondo il Comune, lo Scudo Verde consentirebbe di far rientrare Firenze in questo caso, ledendo così un diritto costituzionale. Purtroppo per loro, il dottor Battista ha dimostrato il contrario: i dati scientifici rilevati e le statistiche sconfessano questa tesi. Le regole europee fissano a 36 giorni il limite massimo di sforamento consentito. I grafici proiettati mostrano che Firenze, prima dello Scudo Verde, ha superato i limiti solo per 5 giorni, contro i 190 di Milano.
Anche tutte le altre slide hanno dimostrato che Firenze non ha mai superato i limiti per gli altri agenti tossici e inquinanti. La verità è che il traffico cittadino incide in minima parte: altre sono le cause. L’85% delle industrie toscane si trova nella nostra città e nella Piana (sottolineiamo questo aspetto, visto che la tramvia dovrebbe favorire i lavoratori), basti pensare alle concerie. Firenze è inoltre l’unica città con un aeroporto in mezzo ai centri abitati.
In tutta Europa i disabili possono circolare liberamente esibendo il contrassegno; a Firenze no: occorre notificare preventivamente l’ingresso all’ufficio preposto. L’avvocato, che abita a Torino, ha raccontato che a luglio aveva deciso di portare la madre disabile a visitare Firenze: ha ricevuto una multa, confermata dal giudice di pace e anche in appello. Impedire ai disabili di circolare liberamente equivale a creare una barriera architettonica, inaccettabile in una società civile. Evidentemente Firenze non lo è da tempo.
Ciò che è realmente pericoloso per la nostra salute è il taglio degli alberi: sono gli unici esseri viventi che producono ossigeno. Ci dicono che verranno sostituiti, ma non servirà: il danno sarà irreversibile, come confermato dal dottor Battista. Tutto concorre a ingannare i cittadini: greenwashing, pubblicità ingannevole, una “smart city” concepita per conferire un potere immenso alle pubbliche amministrazioni. Solo l’installazione dei display è costata 4 milioni e 400 mila euro; a questa cifra vanno aggiunti i costi annuali di manutenzione e gli stipendi dei dipendenti.
La guerra alle auto è diventata la più redditizia invenzione per fare cassa: parcheggi a pagamento, parcheggi scambiatori pagati dai cittadini che dovranno poi pagare ancora per lasciare l’auto. Le città metropolitane sono 41 e si sta studiando un sistema per far pagare 3 euro a ogni auto che entra a Firenze. Non vuoi pagare? Cambia macchina. Non hai i soldi? Pazienza. La loro campagna contro l’inquinamento prende di mira le auto, ignorando — o fingendo di ignorare — che a inquinare sono anche freni e pneumatici, presenti anche nei veicoli elettrici.
Concludiamo con quella che viene presentata come la soluzione definitiva al traffico cittadino: la tramvia. Il costo stimato è di 2 miliardi di euro. Le linee, esistenti e future, convergono tutte nel centro città, alla stazione di Santa Maria Novella. Il risultato è che ampie zone restano sguarnite e prive di un servizio pubblico efficiente come i bus. Non si è pensato a sfruttare in modo razionale la rete e, così progettata, la tramvia non risolve il problema, ma costringe all’uso dell’auto privata.
Sono state mostrate foto dei primi del ’900 con i casotti dei gabellieri, uno dei quali è ancora visibile al Ponte al Pino, dove si riscuotevano i dazi per entrare in città. Nel 1906 nacque un Comitato di Mutuo Soccorso, con sede proprio nell’attuale Teatro dell’Affratellamento, che lottò fino al 1914 per abolire questa gabella, riuscendoci.
Prendiamo esempio da loro: oggi siamo in tanti e, insieme, possiamo farcela.
