All’alba del primo giorno del 2026 un principio d’incendio e il conseguente intervento dei vigili del fuoco nel carcere fiorentino di Sollicciano scuote le coscienze sul grave stato del carcere fiorentino
Questa la cronaca. Dalle 7,20 di questa mattina i Vigili del Fuoco del comando di Firenze, distaccamento di Firenze Ovest, dalla sede centrale e dal distaccamento di San Casciano, stanno intervenendo in via Girolamo Tartaglione presso la Casa Circondariale di Sollicciano, in seguito ad un principio di incendio all’interno di un padiglione che è stato invaso dai fumi della combustione.
Sul posto sono al lavoro tre squadre, un’autoscala, un’autobotte e un carro aria dei Vigili del fuoco che insieme agli agenti della Polizia Penitenziaria, sono entrati nelle varie celle facendo indossare le maschere collegate all’autoprotettore per consentire la respirazione e portate in zona sicura alcuni ospiti. In tutto sono circa 26 le persone evacuate. Le operazioni di soccorso sono terminate con la messa in sicurezza dei locali e l’estrazione di fumi.
Il principio d’incendio scoppiato a Capodanno all’interno del carcere di Sollicciano non è una fatalità, né un episodio isolato. È l’ennesimo, drammatico campanello d’allarme di una struttura al collasso, da anni abbandonata al degrado, al sovraffollamento e all’indifferenza delle istituzioni.
A Sollicciano non è scoppiato solo un incendio: è esplosa, ancora una volta, una situazione fuori controllo. Celle sovraffollate, impianti vetusti, spazi inadeguati, carenza cronica di personale e condizioni igienico-sanitarie che da tempo non sono più degne di un Paese civile. In questo contesto, basta una scintilla — letteralmente — per trasformare il carcere in una trappola mortale.
Il sovraffollamento è la miccia. Numeri ben oltre la capienza regolamentare, detenuti costretti a vivere in pochi metri quadrati, tensioni quotidiane, disagio psichico diffuso. Un cocktail esplosivo che non può che produrre episodi di violenza, autolesionismo, incendi, rivolte. Chi finge di stupirsi mente sapendo di mentire.
Sollicciano è da anni indicato come uno dei peggiori istituti penitenziari d’Italia. Le denunce di sindacati di polizia penitenziaria, associazioni, garanti dei detenuti e operatori del settore si susseguono senza sosta, ma restano lettera morta. Si interviene solo quando accade l’irreparabile, quando le fiamme salgono e il rischio per vite umane diventa impossibile da ignorare. E non si tratta solo dei detenuti. In quel carcere lavorano ogni giorno agenti di polizia penitenziaria, educatori, sanitari, personale amministrativo: uomini e donne esposti a condizioni di lavoro indegne, stress continuo e pericoli reali. Anche loro ostaggi di un sistema che ha scelto di voltarsi dall’altra parte.
Il carcere dovrebbe essere un luogo di pena e rieducazione, come recita la Costituzione. Sollicciano oggi è tutt’altro: è un contenitore umano sovraccarico, un deposito di marginalità, una bomba sociale che rischia di esplodere definitivamente. Il principio d’incendio non è un incidente, ma una conseguenza prevedibile. Chi governa — a livello locale e nazionale — non potrà far finta di nulla ancora a lungo. Perché quando un carcere prende fuoco, simbolicamente e non solo, significa che lo Stato ha già perso il controllo da tempo.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli


