Tempismo perfetto: il PD forza il Consiglio Comunale e strumentalizza Gratteri in piena settimana referendaria

© Fotocronache Germogli, specificare data

Condividi sui social

Il Pd sacrifica correttezza e par condicio per voti, riesumando una mozione per un riconoscimento ufficiale al procuratore con una forzatura inopportuna e strumentale

 

Di Roberto Vedovi

Il Consiglio comunale di Firenze ha vissuto l’ennesimo, penoso episodio di scarsa correttezza istituzionale per miope calcolo politico. Il gruppo Pd di Palazzo Vecchio ha forzato la discussione di una mozione – originariamente presentata dal consigliere M5S Lorenzo Masi e fatta propria dalla Commissione consiliare n. 8 con emendamenti – per conferire un riconoscimento ufficiale al procuratore Nicola Gratteri. Un atto che, per ammissione stessa della maggioranza, non era stato portato avanti negli ultimi anni nonostante una precedente delibera sulla cittadinanza onoraria.

Il capogruppo di Italia Viva – Casa Riformista, Francesco Grazzini, ha ricostruito con chiarezza l’accaduto: «Mi complimento con la maggioranza, soprattutto per l’eleganza e la correttezza istituzionale per aver chiesto di anticipare, facendo valere i propri numeri, un atto senza che il proponente, Lorenzo Masi, fosse presente, e senza che fossero presenti tutti gli esponenti di centrodestra che, con correttezza, ci avevano anticipato, in conferenza dei capigruppo, che si sarebbero assentati per un evento in città con un ministro». Un’assenza annunciata e sempre rispettata in passato da tutti i partiti. Oggi invece no: la maggioranza ha deciso di usare la forza numerica, rigettando la questione pregiudiziale prima per ragioni tecniche e poi per ragioni politiche. Lo stesso Grazzini ha sottolineato l’assoluta inopportunità di discutere un’onorificenza a una personalità «fortemente impegnata all’interno della campagna politica in corso», proprio a pochi giorni dall’apertura delle urne.

Gratteri, del resto, è intervenuto pubblicamente nel dibattito referendario, parlando di “fare i conti” con un quotidiano critico, e identificandosi con il fronto del NO. «Era avvenuto con Francesca Albanese – ha ricordato Grazzini – e avviene oggi con il procuratore Gratteri». La maggioranza ha dimostrato «una capacità straordinaria di cogliere i tempi meno opportuni per proporre onorificenze».

Dello stesso tenore le parole di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): «Ottobre 2022. La maggioranza di centrosinistra delibera la cittadinanza onoraria a Nicola Gratteri. Marzo 2026, il Partito Democratico decide di forzare inutilmente il Consiglio comunale e propone di votare una mozione […] in assenza dei proponenti. […] Si tratta di una scelta inopportuna e sbagliata. Una forzatura dovuta a finalità secondo noi strumentali». Palagi ha parlato apertamente di «disastro in aula» e di «atteggiamento strumentale e miope», aggravato dal fatto che una parte della discussione ha costretto i consiglieri a dire cose che «non possiamo scrivere in Rete Civica, perché siamo in regime di par condicio». Il Pd, invece di assumersi la responsabilità di questa scelta, ha diffuso un comunicato generico di «piena solidarietà» a Gratteri e ai magistrati «che servono lo Stato ogni giorno, spesso pagando un prezzo altissimo». Parole condivisibili sul piano personale, ma che non nascondono la forzatura politica consumata in aula.

A completare il quadro ci pensa la vice capogruppo Pd Alessandra Innocenti, che con un comunicato separato ha attaccato il consigliere di Noi Moderati Luca Santarelli (e per estensione l’opposizione) per aver «lasciato il Salone dei Duecento vuoto» e per aver fatto «comunicati che non hanno senso e sono fuori contesto». Peccato che, come ha documentato Grazzini, quell’assenza era stata concordata in conferenza dei capigruppo proprio per l’evento con il ministro Nordio e che la maggioranza ha scelto consapevolmente di non rispettarla, forzando la discussione. Criticare l’opposizione per aver rispettato un accordo che il Pd ha ignorato è non solo incoerente: è un classico esempio di scaricabarile. La mozione in questione impegna sindaca, giunta e presidente del Consiglio a conferire «un riconoscimento» al dottor Gratteri, richiamando il regolamento sulla cittadinanza onoraria e ricordando le precedenti mozioni approvate nel 2020. Un testo che avrebbe potuto essere discusso in un altro momento, con il proponente presente e senza violare il clima di par condicio referendaria. Invece è stato trasformato in un atto di propaganda di bassa lega, a danno della serietà istituzionale e del dibattito pubblico.

Il gruppo Pd di Palazzo Vecchio ha scelto di usare Gratteri – un magistrato che merita rispetto per il suo lavoro contro la ‘ndrangheta – come strumento di campagna in un momento delicatissimo. Ha ignorato accordi preesistenti, ha forzato i tempi e poi ha attaccato l’opposizione per le conseguenze di quella stessa forzatura. Un comportamento che non onora né le istituzioni né la legalità che si dice di voler difendere.