Da “cagate” e “bischerate” a “tombini che si scoperchiano” e “fermenti neri”: il linguaggio da centro sociale di un Presidente di quartiere (Q5) che non ha altri argomenti
Firenze, città della pace, dell’inclusione e del dialogo. O almeno, così recita la retorica ufficiale del Partito Democratico. Ma la realtà che emerge dai microfoni di Lady Radio racconta una storia un po’ diversa. Al centro della bufera c’è Filippo Ferraro, Presidente del Quartiere 5, protagonista di un intervento radiofonico che definire “infelice” sarebbe un eufemismo benevolo.
Per il giovane Ferraro, il punto di non ritorno è un’espressione che non dovrebbe appartenere al vocabolario di un rappresentante dei cittadini: “Un commento da tirargli una testata”. Così Ferraro ha liquidato chi, con legittima preoccupazione, faceva notare come la priorità di un’amministrazione dovrebbe essere la lotta alla criminalità e allo spaccio, piuttosto che le acrobazie ideologiche sulla toponomastica di via Reginaldo Giuliani.
Ma durante la trasmissione, Ferraro non si è limitato alle “testate”. Ha sfoggiato un repertorio da centro sociale più che da presidente di quartiere: ha parlato di “cagate” e “bischerate” riferendosi alle opinioni degli ascoltatori, ha evocato “tombini che si scoperchiano” e “fermenti neri”, con quel tipico linguaggio che punta alla demonizzazione sistematica dell’avversario.
Le opposizioni, in modo compatto – da Fratelli d’Italia alla Lega, dalla Lista Schmidt a Forza Italia e al Gruppo Misto – sono insorte. La domanda che pongono è tanto semplice quanto devastante: com’è possibile che un partito che si proclama inclusivo e pacifista permetta a un suo esponente di usare toni così prevaricatori?
Il “protettorato rosso” fiorentino sembra aver smarrito la bussola della democrazia. Quando la dialettica politica viene sostituita dall’olio di ricino verbale e dalla voglia di “dare testate” a chi non si allinea, significa che l’adeguatezza al ruolo è venuta meno.
Perchè Firenze non ha bisogno di bulletti che confondono il mandato popolare con un ring da strada. Se il PD sceglierà il silenzio complice, come probabile, allora la maschera del pacifismo cadrà definitivamente, rivelando il volto di un sistema che ciancia di democrazia ma ammette solo una e una voce: la propria. È tempo che chi sventola bandiere di pace si guardi allo specchio: il “fascismo rosso” non è un’invenzione retorica, ma il rumore sordo di un’istituzione che ha perso la testa e, con essa, la dignità di rappresentare i fiorentini.
