Le promesse di ripristino e sicurezza si scontrano con la realtà di un cronoprogramma inesistente e un rimpallo di responsabilità tra Comune, GEST e Consorzio di Bonifica
Era la notte del 30 dicembre 2025 quando un violento incendio, divampato tra i bivacchi sotto il viadotto di San Donato, paralizzò la linea T2 della tramvia, lasciando un’intero fianco della campata completamente devastato dalle fiamme. Oggi, a distanza di quasi tre mesi da quell’evento, le immagini che arrivano dal greto del Mugnone raccontano che il tempo qui sembra essersi fermato.
Nonostante il Question Time presentato lo scorso 12 gennaio dal consigliere Paolo Bambagioni, durante il quale l’assessore Andrea Giorgio aveva fatto il punto sui danni (stimati in circa mezzo milione di euro), la situazione sul campo appare immobile. Le foto scattate oggi mostrano chiaramente come il tratto colpito dall’incendio sia ancora profondamente danneggiato. A destare maggiore preoccupazione sono i pannelli di rivestimento del viadotto: alcuni, semidivelti e anneriti dal fumo, penzolano pericolosamente dalla struttura sopraelevata. Non serve un tecnico per capire che si tratta di una situazione di rischio imminente: queste lastre, scosse dal vento o dalle vibrazioni dei tram in transito, potrebbero staccarsi da un momento all’altro e precipitare nel sottostante fiume Mugnone o sulle sponde. È lecito chiedersi: dove sono gli interventi di ripristino promessi da Gest? Perché, dopo 90 giorni, l’infrastruttura non è ancora stata messa in sicurezza definitiva?
Se lo sguardo sale verso le travi danneggiate, non va meglio abbassandolo verso l’alveo del fiume. Il cronoprogramma per la pulizia dell’area sembra essere rimasto sulla carta. Al lato del corso d’acqua giacciono ancora ammassati i detriti dell’incendio: materiali combusti, residui carbonizzati e rifiuti di ogni genere che si mescolano a diverse biciclette a noleggio abbandonate, ormai ridotte a relitti. Questa “montagna” di detriti non rappresenta solo un insulto al decoro urbano, ma una vera criticità sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza idraulica. In caso di forti piogge, tutto quel materiale accumulato rischierebbe di essere trascinato dalla corrente, con conseguenze imprevedibili per il deflusso delle acque.
La denuncia politica di Bambagioni puntava il dito su anni di segnalazioni ignorate riguardo a bivacchi e occupazioni abusive sotto il viadotto. Oggi, la mancata rimozione dei resti del rogo e il persistere di elementi strutturali instabili confermano una gestione post-emergenziale ancora una volta disastrosa.
Cittadini e pendolari della Linea T2 si chiedono quanto ancora dovrà durare questo spettacolo indecoroso. La proprietà dell’infrastruttura è del Comune di Firenze, la gestione è di GEST, la manutenzione dell’alveo spetta al Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno: in questo rimpallo di competenze, a rimetterci è la sicurezza dei fiorentini e la dignità di un quadrante urbano fondamentale per la mobilità cittadina. A tre mesi dal rogo, il “mezzo milione di euro di danni” citato dall’assessore Giorgio sembra tradursi, per chi guarda il ponte oggi, in un solo, desolante termine: incuria.



