Ieri pomeriggio davanti alla parrocchia del Sodo solo consiglieri di opposizione e il parroco don Andrea Menestrina: la maggioranza, invitata, non si è presentata all’appello del comitato, lasciando i residenti a gridare da soli contro un’opera che minaccia salute, paesaggio e valore immobiliare
Ieri, 13 marzo 2026, i residenti del Sodo hanno alzato di nuovo la voce contro la centrale elettrica in costruzione da E-distribuzione (Enel), un’opera che sta cancellando un’area verde preziosa sotto Monte Morello e a un passo dalle ville medicee tutelate dall’Unesco, trasformando un’ex oliveta storica in un cantiere di cemento e piloni. Oggi sul posto si vedono solo ruspe, fondamenta e ulivi sradicati: un contrasto stridente con il verde che i residenti difendono a oltranza.
La protesta, organizzata dal comitato “Sì verde, no centrale – Osservatorio Quartiere 5” con il sostegno del parroco don Andrea Menestrina della chiesa di San Pio X, ha visto residenti, famiglie e parroco riuniti davanti alla parrocchia per denunciare lo scempio ambientale, l’impatto elettromagnetico incerto (con Arpat che ha segnalato valutazioni incomplete e possibili superamenti dei limiti), e il valore perso per le case vicinissime all’impianto.
Nonostante l’invito rivolto a sindaca, assessori e consiglieri comunali, la maggioranza di Palazzo Vecchio ha snobbato l’appuntamento: nessuno della giunta si è presentato, lasciando solo opposizione con Massimo Sabatini (Lista Schmidt), Dmitrij Palagi (Sinistra progetto comune) e Massimo Torelli (‘Salviamo Firenze per Viverci’). Un’assenza pesantissima che i manifestanti leggono come ennesimo capitolo di scaricabarile tra Comune e Regione, con il primo che si nasconde dietro varianti regionali calate dall’alto e il Pnrr che impone fretta per non perdere fondi, a spese del territorio e dei residenti.
Sconfitti al Tar nell’ottobre scorso, i cittadini puntano tutto sul ricorso al Consiglio di Stato, in attesa di una pronuncia che potrebbe arrivare presto. La battaglia continua, tra speranze giudiziarie e amarezza per un’amministrazione che, a quanto pare, preferisce non guardare in faccia i cittadini che pagheranno il prezzo di questo ennesimo scempio.

