La marchesa Bona Frescobaldi: “Ci spieghino la loro visione di bellezza”.
Parole ponderate ma taglienti, quelle della marchesa Bona Frescobaldi. “Un intervento stile Trump, un progetto sfacciato, arrogante, presuntuoso”, ha detto a La Stampa. E ancora sul cubo: “Speriamo che committenti e progettisti ci spieghino la loro visione di bellezza di questo intervento”.
La crisi dell’Impero americano è talmente profonda che ha prodotto l’uomo dei dazi, Trump; la crisi dell’estetica genera cubi, altro che ordine, simmetria e definizione.
Nel frattempo, in questo pervertimento generale, c’è una classe che rilancia il suo ruolo come protettrice della tradizione, che non è un involucro polveroso, e di un canone di bellezza universale.
Non è un mondo, quello della nobiltà, esente da colpe. La città è stata svuotata dei ceti popolari, prima con i lavori per Firenze Capitale e poi dopo l’alluvione del 1966, e lentamente riconvertita al modello turistico, che ha nel frattempo mostrato tutti i suoi limiti. È stato scelto e applicato un modello di una Firenze senza fiorentini, i quali sono stati sostituiti da un’utenza mobile, che non risiede ed esercita diritti in loco, incapace di esercitare una forza di lotta.
Tuttavia, l’intrusione di un modello “americano” viene avvertita, anche dal mondo “delle colline”, come un pericolo: l’architettura scadente – adatta –, la massificazione aculturale e trash, la prevalenza di un’economia verticalizzata predominio di poche grandi aziendi, la quantità a discapito della qualità. C’è bisogno di un ritorno alla normalità, che un certo mondo esprime. E che, pare, voglia far pesare.