Piazza Beccaria e stop ai lavori: la colpa è dei manufatti e della Soprintendenza

Una veduta dall'alto degli scavi di piazza Beccaria mura arnolfiane

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La sindaca chiede di far presto perché “i fiorentini sono stressati”, ma a fallire sono stati i geo-radar e le indagini pre-lavori.

 

La vicenda degli scavi archeologici “scoperti” nei pressi di piazza Beccaria, all’interno del cantiere della tramvia linea 3.2.1, rischia di allungare sensibilmente i tempi di realizzazione dell’opera che, essendo finanziata con fondi PNRR, dovrà essere completata entro il 2026, pena la perdita dei finanziamenti.

Ecco perché la sindaca Sara Funaro, all’indomani del sopralluogo sul sito della soprintendente Antonella Ranaldi, è apparsa particolarmente nervosa. E il nervosismo, si sa, non è buon consigliere perché fa dimenticare molte cose.
Il rischio flop per la linea Libertà-Bagno a Ripoli 3.2.1, dopo aver scassato e violentato per sempre la struttura dell’unica circonvallazione fiorentina, è dietro l’angolo. Sarebbe un altro fallimento e dopo la figuraccia dello stadio sarebbe davvero grave.

I fiorentini che si affacciano a guardare dentro al cantiere di piazza Beccaria sghignazzano e sorridono.
Nessuno di loro si meraviglia della scoperta, anche senza essere archeologo, del fatto che nei pressi di Porta alla Croce — laddove nel Medioevo sorgeva anche il patibolo della città — siano stati rinvenuti ampi tratti delle mura arnolfiane, quelle che Dante Alighieri ha visto costruire.

Una scoperta archeologica giudicata di grande interesse dalla Soprintendenza, che impone ora uno stop ai lavori per riflettere sul da farsi: di certo al momento c’è solo che il “tubone” dell’acquedotto che avrebbe dovuto attraversare quell’area dovrà adesso trovare un tracciato alternativo, aggirando i manufatti.
Una questione tutt’altro che secondaria, che comporta la riprogettazione dell’intero lotto interessato, con tempi stimati di alcuni mesi.

Una veduta dall’alto degli scavi di piazza Beccaria

Troppi per Sara Funaro, che sa bene come la clessidra del PNRR sia già partita e che il 31 dicembre 2026 sia più vicino di quanto sembri.
Eppure la stessa sindaca, che oggi pungola nervosamente la soprintendente Ranaldi affermando che “non ci possiamo permettere in alcun modo 4 o 5 mesi di ritardo”, cade in contraddizione quando dichiara che il suo timore principale non sono le figuracce, le deroghe o le penali per i lavori non conclusi, ma “i livelli di stress dei fiorentini che da dieci anni a questa parte fanno i conti con i cantieri”.

Considerando che negli ultimi dieci anni Firenze non è stata governata da un alieno, ma dal sindaco Dario Nardella per due mandati— di cui Sara Funaro è stata assessora in entrambi i casi — e che quindi anche lei, sedendo in Giunta, ha avallato questi “lavori stressanti” con l’obiettivo di far passare un treno in città devastando la struttura urbana ottocentesca, viene da chiedersi chi sia davvero responsabile dello stress dei fiorentini.

Perché allora non trovare qualcosa di meglio da fare, anziché buttare la palla in tribuna e scaricare fin da subito ogni eventuale responsabilità sulla Soprintendenza, colpevole solo di voler indagare più a fondo su splendidi reperti duecenteschi?

Come mai la sindaca non sottolinea che l’amministrazione di sinistra fiorentina ha scelto il tram e non la metropolitana proprio perché scavare a Firenze avrebbe inevitabilmente portato alla luce reperti?
E soprattutto perché non evidenzia che nei “saggi” effettuati nel corso del 2024 tutto risultava formalmente a posto?

Peccato che, per chi non lo sapesse, quei “saggi” consistessero in piccoli rettangoli di un metro per cinquanta centimetri, profondi appena 10–15 centimetri.
E che dire delle indagini geo-diagnostiche effettuate con il geo-radar alcuni mesi fa, sbandierate a mezzo stampa e previste dal progetto esecutivo, che avrebbero dato esito negativo?