Marcela Gottardo in mostra a Firenze: “Civetta” alla Galleria The Open Studio dal 17 gennaio

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Il 17 gennaio 2026 a partire dalle 16:30, nelle sale della Galleria The Open Studio, in Via dell’Anguillara 35r, si terrà il vernissage della personale dell’artista Marcela Gottardo, dal titolo Civetta, con testo critico di Loredana Barillaro.

La mostra si profila come un progetto dalla forte connotazione autobiografica che l’artista invita a conoscere e ad interpretare.

Dipinti, disegni, ceramiche, elementi naturali e un intervento sonoro – realizzato da Marco Ulivieri – compongono per l’artista una “cosmologia personale” in cui una rinnovata consapevolezza, personale e collettiva, prende vita attraverso gesti, segni e suoni.

Civetta è un progetto che nasce come “attraversamento simbolico e sensibile, tra materia, luce e visione interiore”.

La civetta, creatura che vede nel buio, diventa guida e soglia: accompagna il visitatore in un percorso che unisce ceramica, pittura e installazione, evocando un laboratorio intimo in cui la materia si trasforma e rivela ciò che normalmente resta nascosto.

Forme cave, superfici bruciate, vasi, candele in cera d’api e dipinti che oscillano tra notte e cosmo costruiscono uno spazio sospeso, dove il gesto artistico diventa esperienza di trasformazione. Civetta non racconta, ma invita a sostare. Nel silenzio, nel suono, nel divenire.

È con queste parole che Marcela Gottardo ci introduce alla sua mostra, all’interno della quale ogni spettatore è chiamato a costruire una propria intima percezione, a farsi consapevole: egli è centro e principio della narrazione.

Possiamo così indagare lo stile dell’artista, uno stile che si fa educazione, si fa messaggio universale da trasmettere.

Per quanto Marcela Gottardo ami indagare mezzi e linguaggi anche molto diversi fra loro, la tensione a una sperimentazione estrema non le appartiene: il rischio di giungere a una forma di stagnazione, che nulla ha a che fare con il concetto stesso di sperimentazione, sarebbe troppo alto. Ella non insegue la riconoscibilità a tutti i costi, poiché la sua è un’esigenza continua di mutamento, capace però di mantenere un tratto necessariamente distintivo.

Scopriamo così che la mostra è frutto della vita personale dell’artista e del suo essere stata bambina; Marcela racconta della pesante miopia di cui soffrì fino all’età di nove anni e che la rese quasi cieca, e di come questa fu determinante nel suo futuro di artista.

Fino a quell’età aveva potuto cogliere unicamente colori e forme indefinite, e solo dopo aver messo gli occhiali quanto le stava intorno iniziò a prendere forma: ciò che era solo massa e colori fluidi diveniva man mano luogo sempre più definito. Una condizione certamente difficile ma che, parallelamente, l’ha condotta a sviluppare un grande bagaglio immaginativo. Fu allora che iniziò ad essere “civetta”, a causa delle spesse lenti che doveva indossare.

Un percorso espositivo che si connota quindi quale mezzo di conoscenza del proprio essere, il domandarsi il perché delle cose attraverso esperimenti visivi. La visione di una bambina si fa sguardo di adulta, la presa di coscienza di un vissuto di cui solo con il tempo l’artista diventa consapevole.

Tutto è connesso, ogni parte è nel tutto e ogni cosa rappresenta, in fondo, ciò che siamo, il nostro vivere nello spazio per muovere in esso.

La mostra si articola in più ambienti, all’interno dei quali un “paesaggio sonoro” composto da suoni della natura – realizzato dall’artista Marco Ulivieri – avvolge lo spazio e ne modifica la percezione, invitando a un ascolto profondo e a un’esperienza quasi immersiva. Ceramiche, vasi astratti e a forma di civetta, collocati su mensole, sembrano ricreare una partitura musicale, connotata dalla presenza di piante, alcune verdi altre non più vive, e da dipinti di piccole dimensioni che ricreano il dualismo luce-buio, caldo-freddo.

Gli elementi che compongono l’esposizione non sono pertanto “oggetti”, ma custodi di idee, forme e linguaggi, all’interno di una sperimentazione che, per esistere, necessita dell’aspetto visivo, tattile e sonoro.

Le opere pittoriche costituiscono, nell’immaginario dell’artista, fonti di energia, luce, colore e cosmo.

I disegni su carta segnano un passaggio tra uno spazio e l’altro, sono silenzi, intervalli, pause; le ceramiche divengono corpi, contenitori di vita; i rami secchi e le foglie sono l’elemento naturale che fa da ponte tra vita e forma.

Ogni cosa prende le mosse dal bisogno di scomporre e ricomporre ciò che l’artista bambina vedeva come un tutt’uno. La civetta si fa elmo, maschera, ma anche forza: quella forza di vedere laddove altri non vedono e non sentono, è attivazione dei sensi.

In Civetta, Marcela Gottardo costruisce un universo personale in cui ognuno è invitato a procedere, a rintracciare l’origine mediante uno sguardo che decodifica e prende atto.

Fonte: comunicato stampa