Mentre una parte consistente della Firenze commerciale e artigianale — da Gavinana a Campo di Marte, passando per i viali di circonvallazione — assiste alla propria lenta agonia sotto la mannaia dei cantieri della tramvia, che hanno ridotto a zero gli incassi, i loro rappresentanti gongolano per il brodino
Nei giorni in cui corre veloce il timore di molti commercianti e artigiani, che hanno la sventura di trovarsi lungo il cammino della mannaia delle rotaie del treno novecentesco che sta devastando, metro dopo metro, la Firenze ottocentesca, di dover abbassare il bandone per sempre — con incassi di fatto azzerati o, per chi va “bene”, dimezzati — i rappresentanti delle associazioni di categoria chinano la testa davanti alle decisioni di Palazzo Vecchio e si accontentano del brodino: Tari al 50% per le attività economiche che operano in prossimità dei cantieri.
“È un segnale concreto di attenzione verso imprese che da mesi convivono con disagi importanti: riduzione dell’accessibilità, calo dei flussi e difficoltà operative quotidiane” afferma Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze Metropolitana.
“La tramvia è un’opera strategica, con indubbi benefici futuri, ma è fondamentale che durante la fase dei lavori non siano le imprese a pagare il prezzo più alto. Purtroppo, almeno nell’ultimo anno e mezzo, alcune attività hanno subito pesanti ripercussioni economiche legate ai cantieri, fino alla chiusura, in assenza di adeguate misure di sostegno. Le agevolazioni sulla Tari rappresentano quindi un passo nella giusta direzione, a condizione che vengano applicate in modo semplice e tempestivo e che siano accompagnate dal rispetto dei tempi di esecuzione dei lavori e da ulteriori strumenti di supporto, soprattutto per le attività più esposte. Un intervento che va nella direzione di un equilibrio necessario tra la realizzazione delle opere e la tutela del tessuto economico dei quartieri”.
In molti, però, restano perplessi e cercano di capire dove stia l’inghippo.
Questa improvvisa generosità di Palazzo Vecchio — storicamente più incline a sperperare il denaro dei fiorentini che a ridistribuirlo — appare quantomeno nuova, così come lo è l’ascolto delle istanze di chi i lavori del treno novecentesco li subisce oggi e li subirà anche domani.
Promesse da marinaio, come quelle che annunciavano l’azzeramento del suolo pubblico?
Forse. O forse, semplicemente, anche questa volta tra le maglie dell’agevolazione si nasconderà il bluff.
Un déjà-vu già visto con i ristori per il suolo pubblico, negati a chi — pur con reddito azzerato — si è sentito rispondere che non ne aveva diritto perché l’attività non risultava “direttamente aggettante” sulla strada interessata dai lavori.
