La Commissione Sicurezza boccia la proposta dell’opposizione per più presidi militari, ma la sindaca Funaro su La7 sostiene l’esatto contrario
Di Roberto Vedovi
A fine settembre 2025 la Commissione 8 (Sicurezza) del Comune di Firenze ha bocciato senza appello – con i voti compatti della maggioranza PD-AVS – la mozione presentata dal consigliere Luca Santarelli (Noi Moderati-Gruppo Misto). Il testo chiedeva al Sindaco di attivarsi presso il Governo nazionale e il Ministero dell’Interno per ottenere l’assegnazione di un contingente adeguato di militari da impiegare in presidi fissi nelle zone più martoriate dalla criminalità predatoria: San Jacopino, le Cascine, il centro storico, via Gioberti e altre aree rosse per spaccate, furti e aggressioni.
La proposta si basava sui patti per la sicurezza urbana (accordi ANCI-Ministero Interno del 2018), sul principio costituzionale di sussidiarietà e sul ruolo del Sindaco come Ufficiale di Governo, proprio per aumentare la presenza visibile in divisa e rispondere alla crescente richiesta di sicurezza da parte dei cittadini. Pochi mesi dopo, il 16 gennaio 2026, la stessa sindaca Sara Funaro, ospite di Otto e Mezzo su La7, ha rilasciato dichiarazioni che lasciano perplessi. Commentando un grave episodio di cronaca nazionale (l’accoltellamento a scuola a La Spezia), Funaro ha allargato il discorso alla sicurezza generale affermando: «i nostri cittadini hanno bisogno di vedere forze dell’ordine sul territorio, i nostri cittadini hanno bisogno di vedere divise perché quelli lì aiutano a sentirsi più sicuri». Ha poi criticato il Governo per un decreto sicurezza «zoppo», privo di risorse economiche adeguate nonostante le norme più restrittive.
La contraddizione è lampante e difficile da ignorare: quando un consigliere di opposizione porta in Commissione una proposta concreta per portare più divise (militari in supporto a Polizia e Carabinieri) nelle strade di Firenze, la maggioranza la affossa senza nemmeno discuterne emendamenti. Quando però la sindaca parla in televisione nazionale, in un contesto più “protetto” e lontano dal voto in aula, evoca esattamente la stessa necessità: la visibilità delle forze dell’ordine come elemento rassicurante per i cittadini.
Si tratta di un doppio standard politico fin troppo evidente. Da un lato si nega sul piano locale uno strumento che avrebbe aumentato proprio quella presenza fisica in divisa invocata poi a reti unificate; dall’altro si usa il tema sicurezza per attaccare il Governo centrale, senza ammettere che le sole risorse comunali (polizia locale, progetti “Negozi Sicuri”, vigili di quartiere) non stanno bastando a invertire il trend. Nel 2025 le “spaccate” hanno superato abbondantemente il numero di 200 già registrate a fine 2024, con richieste di contributi per la messa in sicurezza dei negozi schizzate a 114 solo nel bando Camera di Commercio (risorse quasi esaurite a dicembre). Il 2026 non sembra portare prospettive ottimiste, con le cronache che quotidianamente continuano a segnalare tentativi di effrazione, aggressioni e vandalismo diffuso.
Si potrebbe quasi dire che Sara Funaro menta sapendo di mentire, o almeno pratichi una comunicazione schizofrenica: intransigente nel respingere proposte dell’opposizione che metterebbero in imbarazzo la narrazione di una città “sotto controllo”, ma poi improvvisamente accomodante e populista quando si rivolge al grande pubblico televisivo. Nel frattempo i fiorentini – commercianti, residenti, pendolari – continuano a fare i conti con la paura quotidiana, con vetrine sfondate e con una percezione di insicurezza che i proclami di «reati in calo» in qualche semestre non riescono più a mascherare. La domanda resta semplice e scomoda: se le divise servono davvero a far sentire più sicuri i cittadini, perché bocciare chi chiedeva di averne di più proprio a Firenze? La risposta, a quanto pare, è più di partito che di merito. E, come sempre, sono i cittadini a pagare il prezzo più alto.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli
