Piano del Verde: Dmitrij Palagi apre il pentolone della falsa partecipazione a Firenze

GERMOGLI PH: 3 GIUGNO 2024 FIRENZE CHIESA BASILICA DI SANTO SPIRITO DIBATTITO FRA I CANDIDATI SINDACO SULLA SICUREZZA DEL QUARTIERE NELLA FOTO DMITRIJ PALAGI

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“Non si può pensare che l’unica forma sia quella mediata da regole a tutela di chi governa”. La farsa del coinvolgimento dei cittadini

 

Partecipazione, ascolto, confronto: parole ripetute fino allo sfinimento nei comunicati ufficiali, nei post social e soprattutto nelle campagne elettorali.
Peccato che, a Firenze, restino spesso solo slogan buoni per le brochure patinate. Dietro la facciata della funariana “Firenze plurale” si nasconde un modello di governo sempre più chiuso, autoreferenziale e impermeabile alle critiche.
A scoperchiare questo pentolone bollente parlando del “piano del verde” ci pensa Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune.

Un pentolone in cui cuociono i magheggi verbali della corrente amministrazione fiorentina, dove la regola è negare, facendo passare gli altri per bischeri, meleggiare e additare come nemici della città – o peggio, come fascisti – tutti coloro che “osano” contraddire il loro (non) fare.

Un teorema ormai noioso, stantio e consunto, a cui non credono più nemmeno i bambini che tra le novelle più popolari degli ultimi anni hanno quella narrata dall’amministrazione mani di forbici che tutti conoscono a memoria: “Tagliamo 10 alberi sani? Ma ne ripiantiamo il doppio…”
Sì, peccato che siano alberelli minuscoli che difficilmente attecchiscano e spesso vengano piantati altrove.

Dmitrij Palagi apre così il pentolone bollente e pericolosissimo del Piano del Verde, o del fantomatico tale mentre sui viali continua il killericidio di alberi sani per far posto al treno-tram novecentesco. Ecco le sue dichiarazioni:

È previsto un raccordo con il Piano Operativo Comunale del Piano del Verde? A che punto è?
In questi mesi, pur avendo cercato di dare un contributo a questo strumento, abbiamo più volte manifestato delle perplessità sull’effettivo impatto di questa azione.

Come Sinistra Progetto Comune abbiamo chiesto di accogliere la richiesta di Italia Nostra e Oasi Laudato Sì, di organizzare un Consiglio comunale aperto.
Purtroppo la Conferenza capigruppo ha scelto di non accettarlo, rimandando alla Commissione Ambiente.
Quanto avvenuto giovedì non è però esaustivo e non risponde alle necessità. Perché si è di nuovo ascoltato il punto di vista di chi governa e impostato la discussione a tutela della Giunta. Legittimo, ma per noi insufficiente, pur apprezzando l’impegno di cercare di avviare un percorso potenzialmente aperto alla partecipazione.

Va capito quanto vogliamo che la questione ambientale e climatica ha impatto sugli altri strumenti di governo, a partire da bilancio e urbanistica.
Proporremo strumenti per garantire canali informativi a flusso continuo di citizens science e commissioni monotematiche. Inoltre è fondamentale che la questione diventi strutturalmente parte del dibattito pubblico.”

Parole chiare, che raccontano senza giri di parole come la cosiddetta partecipazione venga sistematicamente filtrata, ridimensionata e ricondotta dentro schemi utili solo a chi governa. Un ascolto “controllato”, una condivisione “guidata”, un confronto che non deve mai diventare scomodo.

Ma è chiaro che, nell’era di Funarolandia, la partecipazione resta solo un bel vestito buono per la campagna elettorale.
Si sventola “Firenze plurale” mentre, nei fatti, vale sempre la stessa regola: comandiamo noi, decidiamo noi, facciamo noi.

E i risultati, disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti: verde sacrificato, cittadini esclusi, dibattito pubblico impoverito. Altro che partecipazione.
Qui siamo davanti all’ennesima messa in scena, con un copione ormai logoro.
Solo che, questa volta, qualcuno ha avuto il coraggio di alzare il coperchio e far vedere cosa bolle davvero dentro.

E’ Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune ad scoperchiare il pentolone dove cuociono i magheggi verbali che vuole realizzare la corrente amministrazione fiorentina dove la regola è negare facendo passare gli altri per bischeri, meleggiare ed additare come nemici della città o peggio fascisti, tutti coloro che “osano” contraddire il loro (non) fare.
Un teorema ormai noioso, stantio e consunto a cui non credono più nemmeno i bambini che fra le novelle più popolari degli ultimi anni narrate dall’amministrazione mani di forbici conoscono a memoria quella: “Tagliamo 10 alberi sani? Ma ne ripiantiamo il doppio….” Si ma piccolini e che difficilmente attecchiranno e spesso altrove…

Dmijtri Palagi apre il pentolone bollente e pericolosissimo del piano del verde, o fantomatico tale.
Ecco le sue dichiarazioni. “È previsto un raccordo con il Piano Operativo Comunale del Piano del Verde? A che punto è?
In questi mesi, pur avendo cercato di dare un contributo a questo strumento, abbiamo più volte manifestato delle perplessità sull’effettivo impatto di questa azione.

Come Sinistra Progetto Comune abbiamo chiesto di accogliere la richiesta di Italia Nostra e Oasi Laudato Sì, di organizzare un Consiglio comunale aperto.
Purtroppo la Conferenza capigruppo ha scelto di non accettarlo, rimandando alla Commissione Ambiente.
Quanto avvenuto giovedì non è però esaustivo e non risponde alle necessità. Perché si è di nuovo ascoltato il punto di vista di chi governa e impostato la discussione a tutela della Giunta. Legittimo, ma per noi insufficiente, pur apprezzando l’impegno di cercare di avviare un percorso potenzialmente aperto alla partecipazione.

Va capito quanto vogliamo che la questione ambientale e climatica ha impatto sugli altri strumenti di governo, a partire da bilancio e urbanistica.
Proporremo strumenti per garantire canali informativi a flusso continuo di citizens science e commissioni monotematiche. Inoltre è fondamentale che la questione diventi strutturalmente parte del dibattito pubblico.”

Ma è chiaro che nell’era di Funarolandia la partecipazione è solo un bello slogan da spendere in campagna elettorale con la famosa “Firenze plurale” per il resto si comanda noi e si fa noi, con risultati disastrosi come sono sotto gli occhi di tutti.