Anteprime del vino: la Toscana va, lo spauracchio dazi non c’è stato e l’unità è un miraggio

Degustazione di vino toscano. Immagine generata a AI

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Altro che crollo, altro che allarme rosso, altro che terrorismo dei dazi “trumpiani”.
I numeri presentati a PrimAnteprima parlano chiaro: il vino toscano non solo tiene, ma cresce e lo fa smentendo clamorosamente le profezie catastrofiste degli ultimi anni. Un grande bluff, insomma

 

In un mercato globale che impone nuove rotte e nuove strategie, la Toscana del vino risponde con la forza della propria identità e con una visione capace di guidare il cambiamento invece di subirlo. La strada scelta è quella del valore e dell’eccellenza, non della quantità a tutti i costi.
La produzione 2025 si attesta a 2,2 milioni di ettolitri, un dato sorprendente, soprattutto dopo la “grande crisi” del 2024, segnata da rese record e da un eccesso di offerta. Un’inversione di rotta così rapida è stata possibile grazie a una gestione agronomica attenta e a una precisa volontà di autoregolazione, finalizzata a contenere la produzione per salvaguardare qualità e prestigio delle denominazioni. Crediamoci.

Un impegno verso l’eccellenza che non nasce oggi, ma che viene raccontato da anni. A questo si affianca una leadership ormai consolidata sul fronte della sostenibilità, con la Regione già in posizione avanzata verso gli obiettivi del Green Deal europeo, grazie a una straordinaria estensione dei vigneti biologici e a pratiche di viticoltura di precisione all’avanguardia.

Anche sui mercati esteri la Toscana dimostra di saper trasformare le difficoltà in opportunità, puntando sull’enoturismo come asset strategico: un’esperienza territoriale completa che rafforza il legame con le comunità locali e valorizza il brand attraverso la crescita delle vendite dirette.
Con una nota non secondaria: fare enoturismo in Toscana costa decisamente più che altrove.

Il quadro complessivo è quello di un sistema solido, che vede Regione e Consorzi fare squadra e puntare con decisione sul binomio qualità-valore, confermandosi come modello di riferimento per il vino di alta gamma.

A mettere il cappello su tutte queste buone notizie – che, va detto, non convincono fino in fondo – è ovviamente la Regione Toscana, che si presenta come collante di un mondo vitivinicolo che, nei fatti, continua a mostrarsi diviso.

Emblematica l’assenza, dalla Settimana delle Anteprime, della Vernaccia di San Gimignano, storico bianco toscano e prima Doc d’Italia nel 1965 che da anni ha scelto di fare da sola, uscendo dal circuito ufficiale e spostando la propria anteprima a maggio, sulle orme del Brunello di Montalcino, che ha anticipato il calendario e non intende muoversi dalla Fortezza ilcinese.

Il risultato è il solito spezzatino vitivinicolo, servito puntualmente ogni anno. Una Settimana delle Anteprime che, nonostante da almeno un decennio si parli di unificare tutto in un unico evento, continua a procedere in ordine sparso, tra fazioni, campanilismi e inutili protagonismi.
Con buona pace dei colleghi stranieri, costretti a sommare ai fusi orari viaggi estenuanti all’interno della regione per assecondare l’ego di denominazioni che, colte da deliri di grandezza, decidono di andare per conto proprio.

Così, dopo Montepulciano con il Nobile, arrivano a cascata: Chianti Classico Collection alla Leopolda (16 e 17 febbraio) , “L’Altra Toscana” al Palazzo degli Affari (18 febbraio), Chianti Lovers e Rosso Morellino alla Fortezza da Basso (19 febbraio) , fino al Valdarno di Sopra Day al Borro (20 febbraio).
Un tour forzato più simile a una maratona logistica che a una strategia di promozione.

Diventa quindi difficile capire in cosa consista davvero il ruolo della Regione nel “mettere il cappello” su questa eccellenza che è il mondo vinicolo.
Un’eccellenza che esiste soprattutto grazie al genius loci e al lavoro di produttori illuminati, che non hanno paura di sporcarsi le mani di terra e che spesso guardano con scetticismo all’intervento della politica. Una politica che non riesce nemmeno a svolgere il suo compito più elementare: fare da mediatrice e da collante, riunendo tutte le denominazioni in un’unica, grande anteprima, come accade normalmente nelle principali regioni vinicole italiane e internazionali.

Il vino toscano vince nonostante il sistema, non grazie al sistema. Finché prevarranno campanili, personalismi e passerelle, il merito resterà nelle mani dei produttori. Alla politica, come troppo spesso accade, resterà solo il compito di tagliare nastri e prendersi applausi non suoi.