Oltre a distruggere gli alberi, a Firenze si fa strage anche del verde orizzontale: via aiuole con cespugli, erba e alberelli per far posto al treno-tram novecentesco
I dati Arpat usciti pochi giorni fa sulla cementificazione a Firenze sono netti, chiari e impietosi. L’Agenzia regionale per l’ambiente parla senza mezzi termini: Firenze mangia sé stessa, conquistando la medaglia d’argento nel consumo di suolo – riesce a fare peggio solo Forte dei Marmi – tra calcestruzzo, asfalto e cemento.
Il 42,63% della superficie è impermeabilizzata. Un dato che conferma come Firenze sia ormai per quasi la metà grigia. Altro che città verde, altro che promesse legate a fantomatici piani.
E tutto questo comporta rischi enormi sul piano del dissesto idrogeologico. Una città soffocata da centinaia di cantieri che rendono l’aria irrespirabile. Altro che “scudo verde” all’ingresso della città, quando i veleni sono già dentro. E anche se, “strategicamente”, alcune centraline di rilevazione sembrano nascoste in strade secondarie con solo traffico locale, quella di viale Gramsci parla chiarissimo: i dati sul biossido di azoto sono quasi il doppio della media europea.
Non va certo meglio per le polveri sottili, che soffocano i polmoni di tanti fiorentini. Cittadini ai quali l’amministrazione dovrebbe garantire il diritto alla salute e che invece spesso soffrono di asma e problemi respiratori. Lo scempio in atto, destinato a trasformare per sempre la città, presenta un quadro impietoso. A questo si aggiunge il noto “albericidio” e un altro killeraggio verde di cui si parla troppo poco: l’arbustificio.
Nel progetto del treno-tram novecentesco, che sta devastando il bellissimo disegno ottocentesco di Giuseppe Poggi, sotto i colpi del ferro e del cemento sono finite anche tantissime aiuole. Il Comune di Firenze, quindi, oltre a distruggere il verde verticale, si è specializzato anche nell’assassinio di quello orizzontale: arbusti, cespugli e macchie verdi cancellati lungo gli assi viari, eliminando spazi che davano respiro alla città.
L’esempio più eclatante è quello della futura piazza Beccaria. Paradossalmente, negli spot istituzionali viene presentata come più verde, senza traffico e a misura d’uomo. Una fake clamorosa. Basta guardare i rendering e confrontarli con ciò che c’era prima. Spazi verdi eliminati e asfaltati, sostituiti da cemento e pietra, con alberelli infilati in piccoli fori nel suolo. Nei rendering quegli alberi – platani – sono 39, alti e frondosi. Ma non fatevi ingannare: quell’immagine viene dal futuro. Rappresenta ciò che vedremo (forse) tra cinquant’anni.
Per ora ci aspetta una distesa di cemento e pietra estesa su tutta la piazza, con il rischio concreto di creare un’invivibile isola di calore, anche considerando la messa a dimora dei piccoli platani. Una scelta scellerata, che cementifica ancora quando si poteva ampliare la parte depavimentata a verde, creando uno spazio più vivibile e davvero sostenibile. La tragedia dell’impermeabilizzazione, con tutti i suoi effetti nefasti ormai noti, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici, prosegue senza freni lungo tutta la linea della tramvia fino a Gavinana.
Un quartiere che ricorda ancora i cinque metri d’acqua dell’alluvione del 1966 e che oggi si trova a subire il passaggio di un treno in mezzo a un viale stretto e inadeguato. Viale Giannotti, per far posto al treno novecentesco, ha visto asfaltate tutte le sue aiuole, da piazza Ravenna a piazza Elia della Costa.
Aiuole che non solo abbellivano l’area, ma offrivano verde, cespugli e arbusti, restituendo respiro ai residenti.
Il Comune di Firenze, che tanto decanta il piano del verde, continua nei fatti a eliminare il verde urbano, regalando alla città questo triste primato di impermeabilizzazione. Non solo il killeraggio sistematico degli alberi: una decapitazione meno appariscente, ma altrettanto tragica, è quella del verde orizzontale.
Prati, arbusti e cespugli spariscono sotto i colpi del piccone di “Funarolandia”. Con buona pace del verde vero, quello che viene tagliato. E con buona pace anche dei dati delle centraline dello smog, ovviamente non di quelle piazzate “simpaticamente” in stradelle laterali e che registrano solo il traffico locale.
