Giustizia, una riforma che guarda al cittadino: cronaca dell’incontro “Le varie anime del Sì”

conferenza

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“La riforma non è un attacco alla magistratura, ma un atto di amore verso il principio del giusto processo: vogliamo un giudice che sia arbitro, non compagno di squadra di chi accusa.”

 

Si è tenuto ieri a Firenze, presso l’Hotel Adriatico, un importante momento di confronto tecnico e civile dal titolo “Le varie anime del Sì: Giuristi a confronto”. L’evento ha riunito voci autorevoli del panorama giuridico italiano — magistrati, accademici e avvocati — per discutere i pilastri della proposta di riforma della giustizia e spiegare perché, secondo i relatori, il cambiamento non sia più rinviabile.

Il cuore del dibattito ha riguardato la separazione delle carriere tra chi accusa (Pubblico Ministero) e chi giudica (Giudice). Oggi, in Italia, queste due figure appartengono allo stesso corpo organico. Secondo gli intervenuti, tra cui la Prof.ssa Elisabetta Catelani e l’Avv. Martina Urban, questo legame crea un “appiattimento culturale”: il rischio è che il giudice possa sentirsi troppo vicino al collega della procura rispetto alla difesa. L’obiettivo: Garantire che il giudice sia un arbitro assolutamente imparziale, equidistante dalle parti, come previsto dal principio costituzionale del Giusto Processo.

Uno dei punti più dibattuti è stato il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Il cosiddetto “correntismo” — ovvero la divisione della magistratura in fazioni di potere spesso influenzate dalla politica — ha minato negli anni la fiducia dei cittadini. Il Dott. Antonio Sangermano ha sottolineato come l’introduzione del sorteggio per la composizione del CSM rappresenti lo strumento chiave per eliminare le logiche di potere interno; restituire indipendenza ai singoli magistrati, che non dovranno più rispondere a “correnti” per fare carriera; riconnettere l’istituzione con il sentimento di fiducia della popolazione.

Contrariamente a quanto spesso si teme, il dibattito ha evidenziato come questa riforma non miri a indebolire la magistratura. Al contrario, l’intento è quello di modernizzarla.
Moderati dall’Avv. Maria Cristina Paoli, i relatori hanno rassicurato l’opinione pubblica: separare le carriere e riformare il CSM non significa sottomettere i giudici alla politica, ma dare piena attuazione alla Costituzione. Una giustizia più trasparente ed efficiente è, in ultima analisi, la miglior garanzia per ogni cittadino che entra in un’aula di tribunale.