L’operazione della Dda ha condotto a 41 arresti tra italiani, cinesi e albanesi. Movimenti per 100 milioni di euro l’anno. Le reazioni
Scoperta a Prato la sede della banca-fantasma che assicurava il pagamento “non tracciato” per l’acquisto di grandi partite di droga e per le transizioni di merci tra aziende tessili cinesi. Tra i clienti la sacra corona unita, la ndrangheta, la camorra e un’organizzazione criminale albanese.
La banca illegale è stata scoperta grazie alle indagini dirette dalla Dda di Firenze, guidata dal procuratore Rosa Volpe, e condotte dal Servizio Centrale Operativo della Polizie e dalla squadra mobile di Prato che hanno portato, all’alba di lunedì all’esecuzione di 41 misure cautelari (17 in carcere, 16 ai domiciliari e 8 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) su 57 persone indagate, cinesi, italiani e albanesi. È scattato anche il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni per un valore di circa 60 milioni di euro.
I reati ipotizzati a vario titolo: associazione per delinquere con l’aggravante di aver agevolato il Clan Briganti, frangia di Lecce della sacra corona unita, la ndrina Fiarè/Razionale/Gasparro di san Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia) e il clan campano Aquino-Annunziata e della trasnazionalità, finalizzata al riciclaggio, al reimpiego dei proventi illecito di spaccio, all’abusiva attività bancaria, traffico di stupefacenti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
“Le indagini rilevano l’esistenza di un sistema bancario parallelo e clandestino che serve non solo a finanziare i traffici illeciti, soprattutto di stupefacenti, e a reinvestirne i proventi ma anche a incrociare traffici illeciti con le logiche delle frodi fiscali”, ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo presente alla conferenza stampa con il direttore dello Sco Marco Calì.
Ringrazia la Dda e la polizia il sindaco di Prato Matteo Biffoni che invita a non abbassare la guardia: “Il livello di sofisticazione delle attività e la saldatura tra gruppi criminali sono davvero preoccupanti. Invito le istituzioni del territorio a mantenere alta l’attenzione per il bene di chi vive e lavora con onestà e rispetto della legge e a fare squadra collaborando con le forze dell’ordine”.
Anche la Fondazione Antonino Caponnetto col suo presidente Salvatore Calleri plaude all’operazione. “Prato si conferma al centro di tale operazione che ha mostrato la saldatura tra gruppi cinesi, albanesi, camorra ed ‘ndrangheta. Un duro colpo è stato dato al traffico di clandestini, di droga ed alle banche illecite. Nel nostro recente focus su Prato avevamo dimostrato la centralità della criminalità presente nel pratese per determinate attività criminali. Oggi ne abbiamo una ulteriore conferma.”
“Un fatto di estrema gravità, che conferma come la criminalità organizzata sia capace di infiltrarsi nei circuiti economici e sociali, alterando le regole della convivenza civile e alimentando traffici illeciti che producono danni enormi alle comunità. Di fronte a vicende come questa, è doveroso esprimere piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, il cui impegno quotidiano consente di contrastare fenomeni criminali sempre più complessi e strutturati. Al tempo stesso, emerge con forza l’importanza del lavoro culturale ed educativo svolto da associazioni, scuole, enti del terzo settore e realtà del territorio. La prevenzione non passa soltanto dalle indagini e dalle operazioni di polizia, ma anche dalla capacità di costruire una coscienza collettiva fondata sulla legalità, sulla responsabilità e sulla partecipazione. Creare “anticorpi sociali” significa aiutare soprattutto le nuove generazioni a riconoscere e respingere le scorciatoie dell’illegalità, promuovendo una cultura della trasparenza e del rispetto delle regole come fondamento di una comunità più giusta e sicura”. afferma Mimma Dardano presidente de Il Gomitolo associazione per la legalità.
Al vertice della banca, secondo le indagini, un cittadino cinese, 50 anni e diverse condanne definitive in Veneto per la partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Finisce di scontare la pena in Toscana e qui decide di restare. Apre la banca che diventa capace di movimentare 80- 100 milioni l’anno, grazie al sistema di pagamento islamico “hawala” noto anche in Cina come “moneta volante”.
Il sistema scoperto consente di trasferire il denaro senza trasportarlo materialmente dal mittente al destinatario, da un paese all’altro: un intermediario, tramite un proprio referente nel paese del beneficiario, dà ordine di procedere al pagamento trattenendo una commissione. La macchina è ben congegnata per impiegare, secondo l’accusa, i proventi della droga nelle imprese del distretto tessile.
Una fitta rete di corrieri, secondo quanto ricostruito, raccoglie il denaro “sporco” che viene distribuito ad imprese tessili del distretto di Prato, come corrispettivo, in nero, per l’acquisto di capi di abbigliamento da parte di aziende a conduzione cinese in Spagna, Francia e Germania. Tutto ben congegnato anche per l’acquisto di stupefacente da organizzazioni criminali albanesi e mafiose. Gli affari vengono conclusi rapidamente: in un’occasione nel 2022 anche a bordo di una Rolls-Royce. La droga viaggia fino a Prato su auto dotate di doppio fondo.
Il presunto capo della banca illegale è accusato, insieme ad altri cinque, anche di immigrazione clandestina. Avrebbe fatto entrare illegalmente in Italia, nel luglio 2023, in Italia cinque cittadini cinesi. Un viaggio che ciascun migrante avrebbe pagato 9.500 euro. Atterrato in Serbia, paese che non chiede il visto di ingresso per chi proviene dalla Cina, il gruppo ha sostato in un B&B e poi, senza cibo e acqua, oltrepassato a piedi il confine con l’Ungheria. Qualcuno si è ferito con il filo spinato. Una volta in Italia, sono approdati a Prato, Torino e Sommacampagna (Verona).
