Non c’è pace sui crinali toscani per l’energia verde. L’eolico, specie in Mugello, fa discutere e si scopre che va bene se lo fa il Pd ma non va bene se lo fanno gli altri.
L’eolico: croce e delizia dei crinali toscani. Dal Mugello al Casentino passando per la Maremma l’energia “pulita” che toglie boschi e mette pali non convince tutti, verdi finti o verdi veri che siano. Il paradosso però è tutto politico, soprattutto fra i crinali del Mugello e della Valdisieve, dove si scopre che se a far girare le pale è il PD va tutto bene, altrimenti anche lo sbandierato verde diventa meno brillante.
Dopo gli anni di contrapposizione fra comitati e amministrazioni locali (tutte di centosinistra) sugli impianti del Giogo di Villore con lo spauracchio dell’impianto eolico previsto sui crinali, che dividono la Valdisieve dal Casentino nel comune di Londa si scopre che, all’improvviso, lo stesso schieramento che si è scontrato per anni contro i cittadini per raccontare che, a Villore, l’eolico è buono, pulito e giusto, a Londa, diventa brutto, sporco e cattivo. Qualcosa non torna. Ma noi un’idea ce l’abbiamo dato che, guarda caso, da ben due mandati il comune di Londa è sfuggito al PD ed è amministrato da un civico.
È necessario raccontare un po’ la vicenda e soprattutto come il sindaco di Londa Tommaso Cuoretti abbia a cuore la vicenda cercando anche di andare oltre alle scaramucce politiche di basso lignaggio. È necessario, infatti, partire dal dato politico ovvero che lo scorso 17 febbraio il Comune di Londa ha approvato con i soli voti della maggioranza una mozione di indirizzo politico relativa al progetto Eolico denominato “Londa” e all’istituzione delle aree contigue per i Parchi nazionali. Il Comune si è espresso con parere negativo riguardo l’impianto eolico, ribadendo i no già espressi in sede del Cda del Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e della Comunità del Parco.
“Questa posizione scaturisce – afferma il sindaco Cuoretti – dalla impossibilità oggettiva di poter decidere il futuro del nostro territorio. La legge nazionale demanda ogni decisione alla competenza della Regione e dal punto di vista nostro non è accettabile che una decisione venga calata dall’alto”. “Noi non siamo contrari alla transizione energetica – sottolinea il primo cittadino – ma vorremmo poter decidere come, dove, quante e quali benefici certi potrebbero esserci per il nostro comune. Un progetto di tale portata e con tali ricadute su un comune del Parco non può essere deciso da altri”.
“Se tutti i presupposti che ho elencato fossero di competenza del Comune sarebbe possibile mettere nero su bianco quello che viene fatto e quali ricadute avrebbe sul territorio. A quel punto avremmo potuto indire un referendum consultivo e lasciar decidere i londesi ma tutto ciò non è di nostra competenza e quindi potendo esprimere solo un parere abbiamo deciso di dire NO”, spiega.
“Allo stesso tempo, però, il Comune ha lanciato la proposta di rivedere la disciplina delle aree contigue dei parchi nazionali in modo da poter rapidamente raggiungere l’obiettivo della strategia dell’Unione Europea per la biodiversità che stabilisce l’obiettivo vincolante di tutelare in ogni stato membro almeno il 30% del territorio terrestre e il 30% del territorio marino entro il 2030″.
“In Italia siamo poco sopra il 10% di aree protette e con l’attuale disciplina il 30% credo sia un obiettivo irraggiungibile. Le aree contigue, già presenti in molti stati Europei, permetterebbero a tutti i comuni italiani, facenti parte di parchi nazionali, di ipotizzare un ampliamento dei propri territori dentro parco senza incorrere in problematiche di tipo sociale o di fruizione del territorio. La proposta del comune di Londa ha il duplice scopo di preservare i crinali dell’Appennino, da nord a sud dagli impianti industriali invasivi ma anche quello di raggiungere gli obiettivi della strategia Europea sulla biodiversità entro il 2030″.
“Tutti i comuni dei parchi nazionali – prosegue Cuoretti – solo per il fatto di esistere, contribuiscono già al contrasto dei cambiamenti climatici, preservando nel tempo ed in maniera strutturale il territorio. A questi territori viene chiesto di continuare a svolgere questa importante funzione di presidio ambientale a tutela anche delle città e di inserire altri terreni in zona protetta. Noi siamo pronti a fare la nostra parte al raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 sulla biodiversità, ma allo stesso tempo come territori che per motivi di tutela delle aree protette devono rinunciare di fatto all’insediamento di grandi impianti industriali necessari alla transizione energetica chiediamo che siano riconosciute, anche in via sperimentale, compensazioni quali l’attivazione di regimi agevolativi circoscritti e monitorabili, applicabili esclusivamente ai predetti Comuni facenti parte delle zone protette o dei Parchi. Questi regimi non chiedono un privilegio, ma sanciscono un principio già
riconosciuto: se un territorio garantisce tutela ambientale, presidio e manutenzione continua, lo Stato spende meno in emergenze. Qui si tratta di riequilibrio, non di sussidi, per consentire alle comunità delle aree protette di svolgere il loro fondamentale ruolo di preservare la natura e contrastare i cambiamenti climatici, pur rinunciando alle possibilità di sviluppo offerte dalle politiche industriali di transizione energetica. Queste misure sono finalizzate a favorire la permanenza delle popolazioni residenti, il mantenimento delle attività economiche locali, la manutenzione ordinaria del territorio, nonché la prevenzione del dissesto idrogeologico e l’adattamento ai cambiamenti climatici, anche mediante la riduzione dei costi pubblici connessi agli interventi emergenziali”.
