In una Piazza Beccaria che pare bombardata dai cantieri, ci mancavano solo le sabbie mobili

BECCARIA

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In quel di Piazza Beccaria, una passeggiata notturna può trasformarsi in un gioco estremo, tra cemento a presa rapida e trappole invisibili

 

Che la distruzione di quella che, prima della mannaia della tramvia, era una delle piazze più belle ed eleganti della città — pur essendo collocata sui viali di circonvallazione — sia, purtroppo da tempo, argomento di cronaca per le tante vicissitudini che in pochi mesi l’hanno resa protagonista, è cosa nota.

Oltre alla totale distruzione delle due verdeggianti aiuole, l’onore della cronaca è stato occupato dalla scoperta, negli scavi, di importanti tratti di mura e archi trecenteschi che, per l’amministrazione, sono stati soltanto un disturbo per far passare le tubature dell’acquedotto.
Alla fine ha vinto lo scempio: il bellissimo arco comparso sotto il pavimento della piazza è stato smembrato, tagliato in due e poi ricoperto (tubone dell’acquedotto compreso), con buona pace della Soprintendenza e di ottocento anni di storia.

Sull’altro lato della piazza, quello che va verso Borgo la Croce, era emerso un pavimento, probabilmente anch’esso trecentesco, che è riuscito a immortalare solo il collega Jacopo Bianchi grazie al suo drone, che dall’alto ne ha svelato la bellezza, rimasta visibile solo per alcune ore, dato che è stato frettolosamente ricoperto per evitare, giammai, che si finisse anche lì per fermare lo scempio del trenino più costoso della storia italiana.

Poi ecco comparire, all’improvviso, dalle viscere della piazza, una fontana d’acqua zampillante, che non è quella prevista nei rendering ma quella di un tubo dell’acquedotto che, con forza torrentizia, ha gettato le sue acque a lungo nella piazza; il video del consigliere Luca Santarelli, che ha ripreso in diretta la sorgente, è diventato virale.

Oggi, ancora, il caso più clamoroso è narrato sui social dal collega controcorrente Riccardo Catola, che racconta quanto accaduto a due conoscenti, riportato testuale per non toglierne la forza narrativa:

“…Due professionisti la notte di sabato scorso hanno rischiato di morire in piazza Beccaria, addirittura risucchiati da un imprevedibile, micidiale banco di sabbie mobili. Non è uno scherzo. Sarebbe stata una tragedia mostruosa e assurda se le grida disperate dei morituri non avessero trovato orecchie pronte ad ascoltarle.
I due erano in piazza solo per ritirare del danaro dal bancomat della filiale Unicredit vicina al cinema Astra, lato Borgo la Croce. Piazza sconvolta, completamente buttata all’aria dai cantieri come se fosse stata bombardata.
Passeggiare lì di notte è rischioso. Ma i due pensavano che almeno il marciapiede fosse sicuro. E però non avevano fatto i conti con le trappole di quei cantieri. Difatti, all’improvviso, sono sprofondati fino al petto in una fossa piena di cemento a pronta presa. Era lì, non segnalata, a disposizione dei passanti distratti e sfortunati.
Un bambino sarebbe stato inghiottito tutto intero. I due, invece, si sono salvati grazie all’altezza. Ma hanno appena avuto il tempo di riprendersi dalla sorpresa, prima di accorgersi che il cemento a pronta presa non si chiama così per caso.
La serata era fresca, i due indossavano un cappotto, e proprio il cappotto li stava chiudendo in una morsa sempre più stretta, via via che il cemento si solidificava. Premeva sui polmoni, cominciava a mancare il respiro e muovere le braccia stava diventando impossibile. A quel punto non restava che gridare aiuto.
Per fortuna, gli operai del cantiere che avevano dimenticato la trappola sono intervenuti subito e, dopo l’estrazione dalla buca, hanno anche lavato via il cemento che incrostava gli abiti dei due poveretti, ormai sulla via di diventare sculture viventi, per di più congelati.
Poi le scuse, l’offerta di risarcimenti, le promesse e i giuramenti. Del resto, le vittime erano parecchio seccate e già parlavano di far causa al comune e alla ditta appaltatrice. Fradici e infreddoliti, hanno accettato il biglietto da visita offerto dal capocantiere e sono andati a casa. Il giorno dopo hanno telefonato per ulteriori informazioni, e però sorpresa: disco e risposta automatica: “Il numero non è più attivo”.”