La fame di capannoni industriali e il business del vino. A Firenze speculazione con gli studentati, nel Chianti con il vino? Le mosse di una società di Santa Croce sull’Arno.
Le nostre inchieste sul giro d’affari illecito dei finti incidenti hanno smosso qualcosa – per fortuna – e ci viene riferito di una maggiore presenza di Forze dell’Ordine sul territorio di Barberino Tavarnelle. Dalle nostre ricostruzioni è emerso, infatti, che alcuni membri della banda dei finti incidenti sono dediti anche ad altri business illegali, uno su tutti quello dei furti (ma non il solo). Un altro, in corso di verifica, sarebbe quello delle sostanze stupefacenti.
Come già scritto, La Firenze che vorrei ha opportunamente informato via pec tutte le autorità competenti, a partire da Carabinieri, Guardia di Finanza, Ivass e anche Allianz; allo stesso tempo e alla luce di quanto emerso, abbiamo chiesto un confronto con l’amministrazione, segnatamente con il sindaco David Baroncelli, e una posizione ufficiale, senza però riscontro al momento. Sempre disponibili a ospitare le parole del sindaco Baroncelli qualora voglia scagliarsi contro i malviventi.
In più, in occasione di un nuovo sopralluogo nel territorio, nel corso del quale abbiamo visionato il cantiere dell’attesissima scuola di San Donato (finanziata con fondi Pnrr e in ritardo a causa del fallimento della ditta che avrebbe dovuto effettuare i lavori), il nostro giornale è venuto a conoscenza del crescente interesse per i capannoni della zona industriale di Sambuca. Ad alimentare questo interesse, che sembra essere marcatamente speculativo, la volontà di far nascere nella zona un polo del vino in grado di rifornire il mercato globale. In quest’ottica, secondo una fonte, andrebbe letta anche la visita nel dicembre scorso del Commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale Christophe Hansen nel territorio, segnatamente al Castel del Chianti. Quest’ultima azienda acquista e seleziona oli extravergini di oliva da “oltre 150 produttori e da 200 frantoi” in Italia e nel Mediterraneo. A promuovere la visita di Hansen l’europarlamentare Dario Nardella, che recentemente ha difeso la “bontà” delle scelte urbanistiche a Firenze, tra le quali il famigerato cubo nero.
Lussemburghese, Hansen, come del Lussemburgo è un fondo d’investimento che ha grossi interessi a Firenze, a partire dalle ex Officine Grandi Riparazioni, al centro della recente sollevazione delle antiche famiglie fiorentine.
Effettivamente, anche spulciando Immobiliare.it, si scopre che alla Sambuca ci sono molti capannoni in vendita, con prezzi che variano, per varie metrature, da un minimo di 90 mila a un massimo di 600 mila euro (più alcune trattative riservate).
A formulare una proposta di acquisto per un capannone, nel quale è ancora attiva una ditta, è stata una società di Santa Croce sull’Arno, zona del cuoio al centro dell’inchiesta keu. La Firenze che vorrei ha visionato tutte le carte disponibili e l’offerta presentata, poco più di 200 mila euro, sembra essere largamente inferiore rispetto al reale valore del capannone.
A quanto risulta dalla visura la S.P.A. Immobiliare srl ha come amministratore unico Paolo Ammannati – tra i soci Andrea Ammannati con il 60% e Stefano Ammannati con il 20% – ed è dedita agli investimenti immobiliari, con un fatturato nel 2024 di circa 500 mila euro. Lo stesso Paolo Ammannati risulta componente del Consiglio di Amministrazione di un’altra impresa la Leather Center srl, attiva dal 1991 e dedita al commercio di pelli grezze e semilavorate, con un fatturato nel 2024 di circa 3 milioni e mezzo di euro. Paolo Ammannati, a quanto risulta da articoli e profili social, è anche compagno della ex sindaca PD di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda (in carica dal 2014 al 2024), colpita dall’inchiesta keu. Il Comune di Santa Croce sull’Arno è poi passato al Centrodestra, ma la nuova amministrazione ha preferito non costruirsi parte civile nel processo.
Che ci fosse un tentativo di spostare i malconci conciatori altrove? E perché proprio alla Sambuca? O qualcuno della terra dei conciatori ha fiutato un affare più grosso e redditizio? Che ci sia di replicare con il vino il modello di business dell’olio? Chiaramente, come con il resto, seguiremo e daremo conto.
In copertina: Wikimedia Commons
