Firenze espelle anche chi la difende: il collasso abitativo travolge le forze dell’ordine

GERMOGLI PH 20 SETTEMBRE 2025 FOTO SIMBOLO GUARDIA DI FINANZA CONTROLLI

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L’80% dei finanzieri non riesce più a vivere a Firenze: un dato che rivela una crisi strutturale, dove il costo della casa supera persino la capacità dello Stato di garantire presenza e sicurezza sul territorio

 

C’è un dato nell’articolo di oggi su la Repubblica che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque ami questa città: l’80% dei finanzieri in servizio a Firenze non riesce più a viverci. Siamo arrivati al punto che un terzo di chi viene assegnato qui chiede il trasferimento quasi subito, preferendo il pendolarismo estenuante da Roma piuttosto che farsi dissanguare da affitti fuori controllo.

È la conferma definitiva di un processo iniziato tempo fa, quando abbiamo permesso che le botteghe storiche sparissero dal centro per far posto a un’accoglienza seriale e senza anima. Firenze è stata trasformata, pezzo dopo pezzo, in una città a misura esclusiva di un “turista fluido”: un ospite che non pretende servizi, che non ha bisogno di scuole o medici di base, ma che si limita a transitare e spendere. In questo parco a tema per visitatori mordi-e-fuga, il residente è diventato un inciampo e, a quanto pare, persino chi deve garantire la sicurezza è ormai un lusso che la città non si può più permettere di ospitare.

Davanti a questa emorragia, le risposte dell’amministrazione rimangono – come sempre – palliativi fuori tempo massimo. Parlare oggi di “incentivi ai privati” per affittare alle forze dell’ordine o di nuovi “piani di mobilità” per il personale sembra un tentativo disperato di mettere un cerotto su una ferita ormai infetta. Sono misure tardive che non scalfiscono il problema alla radice: una città che non appartiene più a chi la vive, ma alla rendita.

Senza residenti, senza botteghe e oggi persino senza le divise che presidiano il territorio, cosa resta di Firenze? Resta una bellissima scenografia, lucida e carissima, ma drammaticamente vuota. Non possiamo continuare a fingere che basti qualche agevolazione per invertire una rotta che ha sacrificato l’identità sull’altare del profitto turistico.