Bufera sulla Fiorentina, per le inaudite rivelazioni (involontarie, perché intercettate) di un boss mafioso, tale Frank Albanese, per le quali l’ex presidente viola Rocco Commisso, deceduto qualche mese fa, avrebbe finanziato un clan della ‘ndrangheta con un milione di euro. Pronta, e non poteva che essere tale, la reazione indignata e scandalizzata della società, che respinge al mittente qualsiasi insinuazione bollando il tutto come falsità e annunciando, sempre secondo i resoconti in tema de La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino e Il Tirreno Firenze, che «tutelerà la sua immagine» attraverso le dovute «azioni legali»: la seconda delle testate qui citate ha infatti precisato, nel sottotitolo, che si tratta di «frasi isolate senza conferme», pur citando testualmente un presunto «sostegno economico alle cosche di Marina di Gioiosa Ionica». Un altro polverone è stato sollevato, è proprio il caso di dirlo perché al centro delle polemiche vi è, indirettamente, un ex polverificio, sul CPR che dovrebbe essere realizzato ad Aulla ma che vede l’opposizione, oltre che del centrosinistra, anche dei “franchi tiratori” forzisti in Regione Jacopo Ferri e Marco Stella, i quali esigono dal governo (cioè anche da se stessi…) un «chiarimento dei motivi» per cui aprirlo proprio ad Aulla. Sulla stessa lunghezza d’onda, tuttavia, anche Fratelli d’Italia e Lega, che si dicono favorevoli al provvedimento ma, come ha fatto ironicamente ma non inverosimilmente notare La Repubblica Firenze (autrice dell’aggiornamento insieme al Corriere Fiorentino), denota un sintomo della «sindrome NIMBY» da parte del centrodestra «in tilt», ovvero: Not In My Backyard. Il CPR sì, ma “non nel mio cortile”. L’urgenza di una sintesi di tale dibattito, d’altro canto, è data dagli eventi di Rifredi, che in contemporanea ha visto un 31enne bengalese accoltellato due volte in via Caccini e un 21enne marocchino, casualmente coetaneo e connazionale del sospettato fermato, arrestato per spaccio mentre si spostava a bordo di un’autovettura nella stessa zona. Il sospetto di un filo conduttore unico che riconduca alla stessa persona emerge dal confronto degli articoli in tema di Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino e, per quest’ultimo episodio, La Nazione Firenze, secondo cui l’accoltellatore, di persone, ne avrebbe colpite addirittura due. Su quest’ultima, oggi, è un florilegio di casi di criminalità: dalle donne molestate e filmate con la GoPro alle Cascine da parte di un ciclista intento a seminare paura tra le mamme coi passeggini evidentemente per il solo gusto di farlo, alla tentata evasione da Sollicciano ad opera di due detenuti albanesi (bloccati subito), passando per una rapina a mano armata da 45.000€ nella gioielleria del centro commerciale San Donato e le cinque denunce comminate in centro ai truffatori del gioco delle tre carte. A corollario, un giudice del Tribunale ha dato ragione a una portinaia 74enne che lavora in Borgo Albizi dal 2009 e che l’ereditiera dello stabile voleva sfrattare, accusandola di «abusivismo». Sono stati salatamente multati anche coloro che miravano a dar seguito al medesimo intento ai danni della sede di Futuro Nazionale: migliaia di euro in base al Decreto Sicurezza, in quello che i destinatari hanno ritenuto «un attacco politico», definito «un segnale molto preoccupante», annunciando però di “non fermarsi”, secondo quanto menzionato da La Repubblica Firenze e La Nazione Firenze. Altre proteste partono, persino, dalle autostrade: dalla «protesta bipartisan», perché partecipata da esponenti sia del PD che di Fratelli d’Italia, «contro il blocco della Tirrenica» (Corriere Fiorentino) o «per la sicurezza dell’Aurelia» (Il Tirreno) che dir si voglia, e invocando il raddoppio della strettoia che tanti incidenti mortali ha causato, all’allarme lanciato dalla FIT-CISL relativamente alla necessità di introdurre ausiliari contro le soste selvagge che causano ulteriori code e ritardi (Corriere Fiorentino), riecheggiato dall’esasperazione degli autisti di Autolinee Toscane che anche loro vogliono «controllori specializzati». E come non menzionare, in tutto ciò, gli immancabili cantieri che rendono ogni strada, «da via di Ripoli a via Serra» testualmente «come camere a gas» (La Nazione Firenze)? Frattanto, da Palazzo Vecchio, con l’auspicio che la sindachessa non se n’abbia a male per questa metafora, il consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune) ha lanciato un’offensiva su due fronti: le sale d’attesa «privé» ma da 110 posti, secondo la denuncia del Tirreno Firenze, che ne ha parlato insieme a La Nazione Firenze, definite «critical room» per schermarsi dalle critiche circa la loro inattività col pretesto che «servono per le emergenze» (sottintendendo, da parte di RFI, che i pendolari e le loro esigenze siano automaticamente trascurabili), e la multiutility: in quest’ultimo ambito il consigliere ha messo all’indice un +44% di costi nel 2024 rispetto al 2018, aumentati di 126 milioni in quell’anno e altri 29 milioni nel 2023, fino ai 410 di oggi. Vicino a Santa Maria Novella, ad ogni modo, vi è una lotta parallela in corso contro la svendita dell’autostazione dei bus, lotta completamente interna al PD giacché se l’è intestata il capogruppo regionale Bezzini in una lettera rivolta a Giani, apprendiamo da La Nazione Firenze. Su quest’ultima leggiamo infine del dibattito tra i cittadini di Legnaia a proposito del divieto di sosta per le auto davanti alla “Ghiberti”, tra chi cita preoccupazioni per il traffico e chi mette al primo posto la sicurezza dei bambini. Di aumentare i parcheggi e fornirli gratuitamente, però, non se ne parla. (JCM)
In copertina: Copyright Fotocronache Germogli
