Capannoni & pelli, un supplemento santacrocese

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Gli ultimi sviluppi rendono necessario un supplemento. Siamo stati nel capoluogo del cuoio. E abbiamo ricevuto informazioni. Anche alcuni conciatori hanno subito sguerguenze!

 

Il cuore del nostro approfondimento su “capannoni & pelli” è l’incastro tra Sambuca in Val di Pesa e Santa Croce sull’Arno che avrebbe dovuto portare allo spostamento della sede di pH srl nel capoluogo del cuoio.

Scrivemmo che ci fu, nel 2023, un’offerta inadeguata e prevaricatoria per una porzione di capannone, largamente inferiore alla metà del valore reale, inferiore perfino alla cifra pagata al tempo in lire. A proporre quei 250 mila euro fu S.P.A. Immobiliare srl di Santa Croce sull’Arno, a trasmetterla Stefano Fusi di Gabetti. E l’interlocutore si lasciò scappare alcune parole: «cattive acque» – non quelle contaminate dal keu, ma quelle in cui si sarebbe trovato il destinatario dell’offerta irrisoria – e un «grande progetto» al quale dover «chinare il capo».

 

Come San Tommaso: se non vedo non credo

 

La redazione ha ritenuto irricevibile e impubblicabile una richiesta di rettifica da parte di S.P.A. Immobiliare srl – o da qualcuno che si è appropriato del suo nome – in quanto non pervenuta da un indirizzo e-mail ufficiale ma da uno strano account su hotmail. Se non vedo non credo. Corre l’obbligo di specificare che la redazione ha comunque provato a contattare la società sia al telefono indicato sulla carta intestata, che risulta inattivo, sia alla pec riportata nelle visure, dalla quale non ci sono stati riscontri.

Nessuno, nemmeno attraverso un account di comodo, ha invece voluto smentire le affermazioni di Andrea Ammannati, padre dell’amministratore della società, Paolo Ammannati, compagno della ex sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda, ovverosia il «grande progetto» al quale «chinare il capo». Pena l’arrivo dei «più cattivi». Sono – quelle – parole da sistema sano o da terra dei fuochi?

Come si legge da visura camerale, la S.P.A. Immobiliare srl avrebbe sede nel capoluogo del cuoio: via San Tommaso 5. Siamo stati in loco. Se non vedo, non credo.

Un’edilizia scarna e un centro decrepito. Come tanti paesoni della Toscana infelix, tirati su dopo le bombe della guerra persa. Luoghi che portano cattivi pensieri e strani incesti. Si arrendono gli “antichi sapori” toscani. La rinascita sarà il consueto kebabbaro? Regge una mesticheria, abbondano i negozi di telefonia, si odono dialetti non del posto. Per abbellire il tutto si sono inventati delle terrecotte di dubbio gusto con animali squartati per ricordare il nobile mestiere dei conciatori.

Nel vuoto, nella piazza arricchita di cubetti, non manca il circolino PD. E una tronfia Deidda ci scruta mentre andiamo in via San Tommaso.

Sul citofono nessun riferimento all’azienda. Abbiamo chiesto lumi all’amministratore di condominio iscritto ANACI e a uno studio di commercialisti ivi presente; qualora non arrivassero risposte o, peggio, se l’azienda risultasse inattiva o inesistente, saremmo costretti a insistere con i Carabinieri di Santa Croce.

 

Torniamo al grande progetto e a chi non china il capo

 

Che siano quelli più cattivi coloro che hanno effettuato un’effrazione nell’azienda che avrebbe dovuto chinare il capo? Ciò che più colpisce è che i ladri – è l’aprile del 2025 – sono entrati dentro senza scassinare, come se si fossero premuti di procurarsi le chiavi. E nemmeno di ladri si tratterebbe, in effetti, in quanto non hanno rubato nulla, ma è plausibile che abbiano osservato. Abbiamo chiesto più volte delucidazioni al Corpo Vigili Giurati, visto che ci risulta non abbiano allarmato prontamente l’azienda al momento del furto; il tutto è avvenuto nel completo disinteresse dei Carabinieri di Tavarnelle, che quasi controvoglia hanno raccolto la denuncia.

 

Omonimie o parentele?

 

Il giorno 15 aprile, in merito al nostro terzo approfondimento, l’avvocato di Stefano Fusi ci ha contattato per precisare che non vi è alcun legame di parentela con un altro Fusi «noto» nel territorio. Tuttavia, dando per acquisito che parentela non c’è con altro Fusi, fu proprio questi, Stefano Fusi, a “vantarsi” di esserne cugino di Fabrizio Fusi, lasciando intendere come ciò gli conferisse un forte legame con il territorio. «Il Sig Stefano Fusi – ha scritto – affermò il grado di parentela di cugino del Sig. Fabrizio Fusi in presenza di due testimoni, una collega e alla persona che lo introdusse». Perché Stefano Fusi si vantò allora di un legame di parentela che oggi rinnega? Forse esiste un altro Fusi dal quale distinguersi? Sono domande che abbiamo posto al legale di Fusi, attualmente senza risposta.

 

Capannoni vuoti a Santa Croce

 

A proposito di sguerguenze, poteri forti e prevaricazioni, nel nostro passaggio santacrocese, siamo venuti a conoscenza di analoghi trattamenti vessatori riservati agli imprenditori del luogo. Uno di questi trattamenti è stato l’obbligo di trasferimento, imposto dalle Giunte tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, fuori dal centro storico di Santa Croce – alcune erano proprio nella già citata via San Tommaso – per essere ricollocate fuori. Il punto è che molti proprietari di capannoni, dove un tempo vi erano lucrose concerie attive, si sono visti azzerare il valore delle loro proprietà. Che fare ora di tutti questi metri quadri vuoti? Perché non provare a trasferirvi una grande azienda così da riportare lavoro a Santa Croce e ricreare consenso?

 

Allarme riciclaggio nel Chianti?

 

Mentre ci trovavamo in Santa Croce, l’azienda nostra fonte ha ricevuto dalla banca locale di riferimento una cordiale richiesta di collaborazione, nella quale si richiedeva la documentazione giustificativa dei pagamenti da parte di un primario cliente. Qualcuno avrà chiesto informazioni perché interessato all’attività commerciale e non più solo agli immobili? Quello stesso giorno era stato contattato da noi Corrado, figlio di Antonio, presidente di frazione in Barberino Tavarnelle, per un confronto sul grande progetto. Sovviene il tempo in cui questi cercava un appoggio politico trasversale. Forse per il «grande progetto»? O per il progetto di albergo diffuso? O per emanciparsi?

Sempre lo stesso giorno, la locale banca ha ritirato la richiesta delle fatture, salvo poi inviare attraverso altro ufficio una seconda richiesta sempre relativa all’antiriciclaggio. Abbiamo chiesto lumi alla stessa banca, con la speranza che voglia fornirci dettagli sui motivi di tali richieste su antiriciclaggio, visto che l’azienda destinataria è attiva e sana e opera con la celebre azienda di colui che ha beffato gli ayatollah e ha varcato Hormuz. Certo, non si possono escludere attività di riciclaggio in altre aziende o in altri business, forse illegali.

In conclusione, se la nostra fonte non fosse stata così brava nel far mettere il più possibile per iscritto, sarebbe stata non credibile. E questa storia sarebbe risultata inventata. Avrebbe sofferto di delegittimazione, che si sarebbe aggiunta al nocumento ingenerato da tutto questo per anni. C’è un reato? È un’associazione a delinquere quella che abbiamo ricostruito? È reato minacciare? È reato fingersi un’altra persona? Intanto, vietato chinare il capo.