Contro rendite, malaffare, opacità. E con un’agenda chiara.
Tra una destra “identitaria” – e ritardataria – e una sinistra “statalista e assistenzialista”, può formarsi una terza via. Purché con un processo dal basso verso l’alto, andando a colpire “tutte quelle storture del nostro Paese che, mentre a livello nazionale si traducono in lobby di potere e malaffare, a livello locale parlano di clientelismo e disservizi“. È emblematico il caso di Prato, dove c’è chi prova a ricostruire sulle macerie: Jonathan Targetti e la sua grande coalizione L’Alternativa c’è, sostenuta da 9 liste, tra partiti e civiche (accreditata dai sondaggi a un soffio dalla soglia di sbarramento). E non è un caso che a parlarne sia un quotidiano nazionale come Il Riformista, spiegandogli che questo modello positivo potrebbe essere replicabile su scala nazionale.

Nel difficile contesto pratese, è nata un’alternativa “fortemente radicata sul territorio – si legge sul quotidiano diretto da Claudio Velardi – che ha avuto il merito di costruire un percorso lineare grazie a un metodo politico chiaro, a una costruzione di un perimetro valoriale che facesse stare quante più energie al suo interno e a un’agenda politica condivisa che indicasse priorità e direzione”. E ancora: “Trenta assemblee pubbliche in pochi mesi in tutti i quartieri della città. Quasi venti comitati di quartiere che si sono costituiti autonomamente”. Lo smarrimento dopo le dimissioni di Ilaria Bugetti “ha aperto uno spazio inatteso” e “ha reso visibile il vuoto che c’era già”. Obiettivo: convincere i tanti delusi di entrambi gli schieramenti.

