Quanto pagheremo davvero in azienda e in famiglia? E soprattutto: cosa possiamo fare per limitare l’impatto? Ne parliamo con un esperto
La nuova crisi energetica globale, alimentata dopo la guerra che dura ormai da quattro anni fra Russia e Ucraina e le tensioni fra Usa e Iran con la chiusura dello stretto di Hormuz, non è solo un tema geopolitico: è qualcosa che si traduce rapidamente in bollette più alte per famiglie e imprese.
Ma quanto pagheremo davvero? E soprattutto: cosa possiamo fare per limitarne l’impatto? Ne abbiamo parlato con un esperto: Kriistin Selimi di valutautenze.it cercando di trasformare uno scenario complesso in consigli pratici per i nostri lettori
In termini pratici, quanto inciderà questa crisi globale sulle bollette di una famiglia?
L’impatto dipende principalmente da tre fattori: durata delle tensioni internazionali, andamento del gas europeo e reazione dei mercati finanziari dell’energia. Oggi il problema è che il prezzo dell’elettricità in Europa è ancora fortemente collegato al gas naturale (specialmente in Italia dove molte centrali producono energia elettrica dal gas). Questo significa che quando aumenta il costo del gas, aumenta quasi automaticamente anche il costo dell’energia elettrica. In termini concreti, una famiglia italiana con contratto indicizzato potrebbe vedere aumenti tra il 10% e il 30% nei prossimi mesi, soprattutto se dovessero verificarsi ulteriori problemi sulle forniture internazionali. Bisogna però chiarire una cosa importante: non tutte le bollette reagiscono allo stesso modo. Chi ha contratti con spread elevati, costi fissi importanti o tariffe poco aggiornate rischia aumenti ancora maggiori rispetto a chi ha già ottimizzato il contratto.
Dove colpiranno di più i rincari: energia, gas o carburante?
Il settore più sensibile agli shock geopolitici resta il gas. Il gas è la materia prima che oggi influenza gran parte del mercato energetico europeo. Quando sale il gas aumenta il costo dell’energia elettrica, aumentano i costi industriali, aumentano i costi logistici e spesso aumentano anche i carburanti. Lo Stretto di Hormuz è strategico perché da lì passa una parte enorme del petrolio mondiale. Se il traffico marittimo continua ad essere rallentato o bloccato, il mercato reagisce immediatamente con rialzi importanti. Per le famiglie questo significa non solo bollette più alte, ma anche maggiore inflazione, trasporti più costosi e rincari indiretti su beni e servizi.
Chi rischia di pagare di più: chi ha contratti variabili o fissi?
Nel breve periodo il rischio maggiore è per chi ha contratti variabili indicizzati a PUN o PSV. Quando il mercato sale, chi è nel variabile vede gli aumenti quasi immediatamente in fattura. Chi invece ha bloccato un prezzo fisso competitivo negli ultimi mesi oggi è più protetto. Ma attenzione: non bisogna fare l’errore di pensare che “fisso” significhi automaticamente “migliore”. Esistono contratti fissi molto costosi sottoscritti nei momenti peggiori del mercato. La vera domanda da porsi non è: “ho un fisso o un variabile?” ma: “quanto sto pagando realmente tra materia prima, spread e costi fissi?”
Qual è l’errore più comune che i consumatori fanno in questi momenti di crisi energetica?
L’errore principale è agire di impulso. Molte persone cambiano fornitore in fretta, accettano offerte aggressive telefoniche oppure si bloccano completamente per paura di sbagliare. In entrambi i casi il rischio è alto. Durante le crisi energetiche aumentano anche il marketing aggressivo, le offerte poco trasparenti, i costi nascosti e le promesse di risparmio irrealistiche. Il consiglio è sempre quello di fermarsi, leggere il contratto e fare un’analisi concreta prima di firmare qualsiasi cosa.
Per chi ha un contratto variabile meglio bloccare il prezzo oggi o restare nel variabile?
Dipende dalla situazione specifica della famiglia o dell’impresa. Bisogna valutare i consumi annui, le abitudini, la fascia oraria, la differenza tra prezzo fisso e indicizzato i costi fissi e la durata contrattuale. In una fase di forte instabilità molte famiglie cercano sicurezza e prevedibilità, quindi scelgono il fisso, ma bloccare un prezzo troppo alto solo per paura può diventare un errore. In questo momento più che mai bisogna ragionare in modo tecnico e non emotivo.
Se una famiglia vuole ridurre la bolletta del 20%, da dove deve partire?
La maggior parte delle persone pensa subito agli elettrodomestici. In realtà spesso il primo problema è il contratto. Ci sono famiglie che pagano spread molto alti, hanno potenze impegnate sbagliate, hanno costi fissi sproporzionati oppure sono rimaste per anni su offerte non più competitive. Un’ottimizzazione contrattuale può già generare una parte importante del risparmio senza cambiare stile di vita. Solo dopo ha senso lavorare anche sull’efficienza dei consumi.

Quali sono 3 interventi immediati (senza lavori) che fanno davvero la differenza in bolletta?
Primo controllare il contratto. Molti non sanno nemmeno quanto stanno pagando realmente la materia energia o il gas.
Secondo eliminare gli sprechi invisibili. Standby continui, climatizzatori usati male, temperature troppo alte o troppo basse incidono molto.
Terzo gestire meglio gli orari dei consumi. Per chi ha tariffe biorarie, spostare alcuni consumi nelle fasce più convenienti può fare differenza.
Sono piccoli cambiamenti che, sommati, incidono concretamente.
Quali elettrodomestici incidono di più e vanno gestiti meglio?
Gli elettrodomestici che producono calore o freddo sono quelli più energivori. In particolare climatizzatori, asciugatrici, forni, boiler elettrici, frigoriferi vecchi, piastre a induzione e pompe di calore usate male. Molte famiglie sottovalutano anche il peso dei dispositivi sempre accesi 24 ore su 24.
Come si legge davvero una bolletta per capire dove si può risparmiare?
Bisogna smettere di guardare solo il totale finale. Le voci fondamentali da controllare sono costo della materia energia, spread, quota fissa mensile, potenza impegnata, consumi annui, fascia tariffaria ed eventuali servizi aggiuntivi. Spesso il problema non è il prezzo dell’energia in sé, ma la struttura complessiva del contratto.
Quali voci sono negoziabili e quali no?
Non sono negoziabili IVA, oneri di sistema, trasporto e gestione contatore stabilita da ARERA. Sono invece confrontabili e ottimizzabili il prezzo dell’energia, lo spread, la quota commerciale, i costi fissi, la tipologia di tariffa e i servizi accessori. Ed è proprio lì che si costruisce il vero risparmio.
Parliamo di imprese. Quali settori rischiano di più?
I settori più esposti sono quelli energivori o con margini ridotti. Tra questi ristorazione, hotel, industria, logistica, alimentare, attività con celle frigorifere e aziende che lavorano su più turni. Per molte imprese oggi l’energia non è più una semplice utenza: è una voce strategica che può incidere direttamente sulla competitività.
Un piccolo imprenditore oggi cosa dovrebbe fare subito per difendersi?
La prima cosa è fare un check energetico reale. Molte aziende non conoscono il proprio costo medio per kWh, i costi fissi, la potenza realmente necessaria, non verificano le accise gas se ha diritto ad averle agevolate o gli extra presenti in contratto. Poi bisogna monitorare il mercato e non aspettare la “bolletta shock” per intervenire. Chi agisce prima ha molte più possibilità di proteggersi.
Dobbiamo aspettarci bollette alte per mesi o anni?
Probabilmente dobbiamo prepararci a una fase di volatilità più lunga rispetto al passato, ma questo non significa necessariamente che i prezzi resteranno sempre ai massimi. Negli ultimi anni il mercato energetico europeo ha subito trasformazioni profonde a causa delle tensioni geopolitiche, della transizione energetica, della crescita della domanda elettrica, a causa dell’aumento dei consumi legati a data center e intelligenza artificiale e per gli investimenti infrastrutturali molto importanti. Allo stesso tempo stanno entrando in gioco anche elementi che stanno contribuendo a stabilizzare il sistema energetico europeo. Uno di questi è il sistema “Picasso”, entrato progressivamente in vigore anche sul mercato italiano, che consente un migliore bilanciamento dell’energia elettrica tra i Paesi europei. Questo meccanismo aiuta a rendere la rete più efficiente e resiliente, riducendo parte della volatilità nei momenti di squilibrio. Anche gli investimenti nel fotovoltaico e nelle energie rinnovabili stanno portando benefici concreti con maggiore produzione locale, minore dipendenza energetica e riduzione del costo dell’energia nelle ore di forte produzione solare.
Tuttavia esiste ancora un elemento che pesa molto sul prezzo finale dell’energia in Europa: il sistema del “Marginal Pricing”. Oggi il prezzo dell’elettricità viene spesso determinato dalla fonte energetica più costosa necessaria per soddisfare la domanda, che molto frequentemente è il gas naturale. Questo significa che anche se una parte dell’energia viene prodotta da fonti più economiche come fotovoltaico, idroelettrico o eolico, il prezzo finale può comunque essere influenzato dal costo elevato del gas. È uno dei motivi per cui molti cittadini fanno fatica a capire come sia possibile avere bollette alte anche in presenza di una forte crescita delle rinnovabili. Negli ultimi anni in Europa si è aperto un dibattito molto importante proprio sulla possibile revisione di questo meccanismo per rendere il sistema più stabile, competitivo e meno esposto agli shock geopolitici.
Nel lungo periodo, inoltre, se l’Europa dovesse accelerare anche sul nucleare di nuova generazione, potrebbero esserci vantaggi significativi in termini di stabilità dei prezzi e competitività industriale. Oggi molte aziende europee faticano a competere con imprese situate in Paesi dove l’energia costa molto meno. Per questo il costo energetico sta diventando sempre più un tema strategico per il futuro economico dell’Europa.
La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza energetica, sostenibilità, indipendenza geopolitica e competitività economica.
Qual è lo scenario peggiore realistico?
Lo scenario peggiore realistico sarebbe un’escalation geopolitica, la riduzione delle forniture globali, un inverno rigido in Europa, stoccaggi insufficienti e un aumento forte di gas e petrolio. In quel caso potremmo rivedere picchi simili o superiori a quelli del 2022 ed è proprio per questo che oggi la gestione delle utenze non può più essere lasciata al caso.
Se lei dovesse dare 3 consigli pratici immediati a una famiglia italiana, quali sarebbero?
Primo non firmare offerte di impulso. Soprattutto telefonicamente.
Secondo analizzare subito la propria bolletta. Capire realmente quanto si paga oggi è fondamentale.
Terzo ridurre gli sprechi invisibili. Molti consumi inutili passano inosservati ogni giorno. La consapevolezza energetica oggi è diventata una forma di protezione economica.
Conviene investire in fotovoltaico o pompe di calore?
Nel medio-lungo periodo possono essere investimenti molto interessanti, ma non esiste una soluzione universale. Il fotovoltaico oggi ha molto senso soprattutto per le famiglie con consumi elevati, per le abitazioni indipendenti e per le aziende operative di giorno. Le pompe di calore possono essere molto efficienti, ma funzionano bene soprattutto in immobili adeguatamente isolati. L’errore più comune è installare tecnologie senza una progettazione reale dei consumi.

