«Mobiliteremo la città»: il Pierguidi rivoluzionario sbotta sulla Rsa Le Civette. Ma Comune e Quartiere dov’erano?

rsa le civette

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Il presidente del Quartiere 2 accusa l’ASL di voler cancellare l’unica storica RSA interamente pubblica del territorio e chiede a Sindaca, Giunta e Consiglio comunale di intervenire. Ma Pierguidi è anche componente dell’Assemblea e della Giunta della Società della Salute

 

Questa volta nel mirino c’è la RSA Le Civette di San Salvi, la struttura pubblica per anziani sulla quale da tempo si consuma una vicenda fatta di lavori, ridimensionamenti e interrogativi sul futuro della struttura. «Chiamiamo le cose con il loro nome: quello che l’Azienda Sanitaria sta mettendo in atto sulla RSA “Le Civette” di San Salvi è una vera e propria eliminazione, inaccettabile, dell’unica e storica struttura residenziale per anziani interamente pubblica del nostro territorio. Un atto gravissimo che cancella un presidio fondamentale per la comunità fiorentina». A dichiararlo è Michele Pierguidi, presidente del Quartiere 2 e membro dell’Assemblea e della Giunta della Società della Salute.

«Di fronte alla cancellazione progressiva di questa struttura non ci possono essere né aperture né mediazioni al ribasso», prosegue Pierguidi. «Il Consiglio comunale, la Giunta e la Sindaca di Firenze facciano valere la propria voce e la voce dell’intera città contro questa scelta sbagliata dell’ASL. Ne hanno il dovere, l’onere e l’onore. Lo facciano e basta, fermando questo smantellamento senza tentennamenti».

Il presidente del Quartiere 2 ribadisce quindi le richieste non negoziabili rivolte all’Azienda sanitaria: «L’ASL ha una sola strada: finire immediatamente i lavori nella parte di RSA smantellata nel 2023 per presunti interventi mai avviati, trasferire gli ospiti nei locali rimessi a nuovo e fare poi i lavori nella parte dove si trovano adesso. L’unico obiettivo accettabile è riportare la capienza ad almeno 60 ospiti, esattamente com’era prima del 2023. Qualsiasi scenario diverso significa condannare la struttura alla chiusura».

Pierguidi lancia infine un appello corale e preannuncia la piazza: «Rivolgo un appello accorato a tutti i miei colleghi presidenti di Quartiere affinché uniamo le forze per difendere la sanità e l’assistenza pubblica su tutto il territorio cittadino. Non assisteremo in silenzio a questo blitz: chiameremo tutta la cittadinanza alla mobilitazione per bloccare questa chiusura. San Salvi e Firenze non rinunceranno mai alla loro RSA pubblica».

Ed è proprio qui che la vicenda diventa politicamente interessante. Perché Pierguidi oggi invoca la mobilitazione della città, chiede alla Sindaca, alla Giunta e al Consiglio comunale di «far valere la propria voce» e accusa l’ASL di uno «smantellamento» della RSA. Parole nette, persino durissime. Ma com’è possibile che il presidente del Quartiere 2 scopra oggi l’urgenza di mobilitare la città se, proprio in virtù del suo ruolo istituzionale, siede nell’Assemblea e nella Giunta della Società della Salute?

Pierguidi non parla da semplice cittadino, né da esponente di un comitato esterno alle istituzioni. È il presidente del Quartiere nel cui territorio si trova San Salvi ed è componente degli organismi della Società della Salute, il luogo istituzionale nel quale Comune e sistema sanitario territoriale dovrebbero confrontarsi sulle politiche sociali e assistenziali. E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa è stato fatto finora, nelle sedi istituzionali, per impedire quello che oggi viene definito uno “smantellamento”?

Se la situazione era già nota, perché si arriva alla piazza soltanto adesso? Se invece il presidente del Quartiere non è stato ascoltato, e sarebbe altrettanto grave, perché non è stato ascoltato?

La vicenda delle Civette mette così in luce una contraddizione tutta politica. Da una parte c’è un presidente di Quartiere che oggi alza la voce, chiede alla Sindaca e alla Giunta di intervenire e annuncia la mobilitazione della cittadinanza; dall’altra c’è lo stesso presidente che, per il ruolo che ricopre, è parte di quelle istituzioni che avrebbero dovuto essere in grado di incidere prima che la situazione arrivasse al punto denunciato oggi. Gli amministratori fiorentini sono deboli? Non vengono ascoltati? Oppure il problema è che, nelle stanze della politica, si parla molto ma si conta poco e si guarda soltanto alle politiche del 2027?

Perché se un presidente di Quartiere, componente dell’Assemblea e della Giunta della Società della Salute, deve arrivare a «chiamare tutta la cittadinanza alla mobilitazione» per chiedere alla propria stessa amministrazione di intervenire, qualcosa evidentemente funziona.

La piazza è certamente il luogo della protesta. Ma quando a convocarla è chi siede nelle istituzioni, una domanda resta sospesa nell’aria: se non sono riusciti a farsi ascoltare dentro le stanze del potere, quanto potranno essere credibili quando chiedono alla città di scendere in piazza? Chiederlo poi agli stessi cittadini che, quando chiedono di essere ascoltati per altre vicende, vengono anche derisi, è il paradosso compiuto.