Cara Plures/Alia: le colpe non sono della città che cambia. Ma di chi, per anni ha ignorato segnali evidenti a tutti

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Firenze e l’emergenza rifiuti: tra città digitale, affitti brevi e TARI alta, il nodo resta quello delle responsabilità amministrative

Leggendo l’intervento di oggi sul Corriere Fiorentino del presidente di Alia, Lorenzo Perra, si ha quasi l’impressione che il problema dei rifiuti a Firenze sia nato all’improvviso. La città è cambiata, dice. Sono aumentati i turisti, sono raddoppiati gli affitti brevi, il servizio deve diventare più flessibile. Tutto vero. Ma c’è una domanda che nessuno gli pone: quando avreste dovuto accorgervene?
Perché Firenze non è cambiata ieri mattina. Il boom turistico dura da oltre un decennio, gli appartamenti destinati agli affitti brevi non sono spuntati nel 2026 e il centro storico non è diventato improvvisamente ostaggio dell’overtourism. Se oggi Alia annuncia di voler raddoppiare gli svuotamenti, rivedere gli orari, aumentare i servizi notturni e ripensare l’organizzazione della raccolta, significa semplicemente che fino a oggi quel modello non era più adeguato. E questo non è un successo da rivendicare, ma un ritardo da spiegare.
Perra racconta una Firenze che cambia. I fiorentini, invece, raccontano una Firenze dove troppo spesso trovano cassonetti pieni, sacchi lasciati a terra, cartoni accatastati e postazioni trasformate in piccole discariche. Non sono percezioni: sono immagini che da mesi riempiono i social, le cronache cittadine e le segnalazioni dei residenti. Se oggi si promette di fare meglio, si ammette implicitamente che ieri non si è fatto abbastanza.
C’è poi un altro aspetto che nell’intervista viene sfiorato, ma mai affrontato fino in fondo: quello della cosiddetta “città digitale”. Da anni Firenze investe sui cassonetti intelligenti, sui sensori, sulla raccolta dinamica e sulla digitalizzazione del servizio. Dovevano essere il simbolo di una gestione moderna, capace di dialogare con i mezzi, prevedere i riempimenti e ottimizzare gli svuotamenti. Oggi, invece, si scopre che il sistema è ancora in fase di evoluzione, che serviranno ulteriori sviluppi tecnologici e perfino l’intelligenza artificiale per arrivare a ciò che era stato presentato come una rivoluzione già pronta. Più che una rivoluzione, sembra un cantiere permanente.
E poi c’è il tema delle chiavette elettroniche, spesso presentate come uno strumento di modernizzazione del servizio. Da anni si parla dell’esplosione degli affitti turistici, ma ancora oggi manca un censimento realmente efficace di chi utilizza gli immobili e con quali modalità. In molte zone del centro storico basta osservare i campanelli o le cassette della posta di un condominio per trovare decine di nominativi diversi associati allo stesso stabile, segno di un turnover continuo e, non di rado, di situazioni che meriterebbero maggiori verifiche. In questo contesto il problema non è la tecnologia della chiavetta, ma ciò che le ruota intorno: un sistema che presuppone utenti identificati e regolari, mentre una parte del patrimonio immobiliare sfugge ancora a controlli realmente efficaci. Se non si affronta l’abusivismo ricettivo e non si conosce con precisione chi produce i rifiuti e in quali quantità, è inevitabile che anche la raccolta finisca per scontarne le conseguenze.
Ma la questione più delicata riguarda le responsabilità istituzionali. Nell’intervista sembra quasi che Alia sia un soggetto esterno che cerca di rincorrere una città difficile. In realtà il Comune di Firenze è il principale azionista singolo della società, ne indirizza le scelte attraverso gli organismi competenti e, come ogni socio, beneficia degli utili prodotti dall’azienda. Ed è qui che emerge un paradosso tutto politico: Palazzo Vecchio incassa la propria quota dei dividendi, ma questo non si traduce in un alleggerimento della TARI pagata dai fiorentini, che continua a rimanere su livelli elevati e generalmente superiori a quelli di molte città comparabili, comprese diverse realtà dell’Emilia-Romagna spesso indicate come modello nella gestione del ciclo dei rifiuti. È legittimo chiedersi se il successo economico della società stia andando di pari passo con un analogo beneficio per i cittadini che finanziano il servizio.
Per questo sorprende che si continui a parlare solo di ciò che verrà fatto domani, evitando un bilancio serio di ciò che non ha funzionato ieri. Che fine hanno fatto gli obiettivi annunciati negli anni passati? Quanti sono stati realmente raggiunti? Per quale motivo, se la rete digitale dei cassonetti avrebbe dovuto rendere il servizio più efficiente, oggi si annuncia un piano straordinario di potenziamento? Sono domande legittime che meritano risposte, non nuovi slogan.

Infine, c’è una riflessione che va oltre Alia. Ogni volta che emerge una criticità, la spiegazione è sempre la stessa: la città è cambiata, il turismo è aumentato, i cittadini sbagliano i conferimenti. Tutti elementi reali. Ma amministrare significa prevedere i cambiamenti, non limitarsi a prenderne atto quando i problemi sono ormai sotto gli occhi di tutti. Una buona gestione non si misura dalla capacità di spiegare le difficoltà, ma dalla capacità di evitarle.
L’impressione finale è che l’intervento del presidente di Alia assomigli più a una giustificazione che a un’assunzione di responsabilità. Eppure, dopo anni di promesse sulla raccolta intelligente, sulla città digitale, sui cassonetti che avrebbero dialogato con i mezzi e reso il servizio più efficiente, i fiorentini chiedono semplicemente quello che ogni contribuente ha il diritto di pretendere: una città pulita.