Due episodi distinti, a San Jacopino e in Via dello Statuto, con gangs di stranieri per le strade e cittadini costretti a barricarsi in casa. Firenze sempre più simile al Far West
Due episodi distinti nel giro di due giorni, ma entrambi gravissimi. Impossibile dire se siano collegati, ma in entrambi i casi, a fronteggiarsi in mezzo alla strada, come se nulla fosse, sono state due gang: una di latinos e una magrebina.
L’episodio più eclatante e impressionante, finito sui media nazionali, si è svolto nel martoriato rione di San Jacopino, dove, in viale Redi, due gruppi si sono affrontati con cinghie e mazze da baseball, danneggiando anche auto in sosta, come testimoniano immagini e video realizzati dai residenti e dai comitati, preoccupati di quello che considerano un «salto di qualità» della criminalità di strada e che hanno fatto intervenire le forze dell’ordine.
Sarebbe altrettanto sbagliato liquidare questi episodi come semplici risse. Quando una violenza di gruppo arriva nel mezzo di una strada, coinvolge numerose persone, utilizza oggetti atti a colpire e, cosa ancora più grave, un episodio più o meno analogo si verifica anche in via dello Statuto, dove anche qui i cittadini sono stati costretti a barricarsi in casa e a chiamare le forze dell’ordine, il problema non riguarda più soltanto i protagonisti dello scontro, ma la sicurezza dello spazio pubblico. I dati dicono chiaro e tondo che il problema non è da sottovalutare. L’episodio di San Jacopino arriva, peraltro, in una città nella quale le istituzioni hanno già individuato alcune aree come particolarmente esposte.
La Prefettura, nel maggio scorso, ha fatto il punto sui dispositivi di sicurezza attivi in città, ricordando che dal 2024 sono stati effettuati decine di migliaia di controlli nelle aree sottoposte a misure rafforzate. Nello stesso documento, il prefetto ha evidenziato la persistenza di comportamenti che determinano un concreto pericolo per la sicurezza pubblica in alcune zone della città.
Tra le aree individuate dal provvedimento di vigilanza rafforzata figura anche una porzione del Quartiere 5, ma non viale Redi e San Jacopino, che, attraverso il comitato dei cittadini, grida da tempo, inascoltato, la propria richiesta di aiuto.
Preso atto dei tanti gridi d’allarme dei cittadini, ai quali non è stato dato alcun seguito se non attraverso isolati provvedimenti che sanno più che altro di interventi spot, la risposta non può essere soltanto «più pattuglie», anche se il presidio del territorio è una componente importante.
La Prefettura ha attivato strumenti di controllo rafforzato e, nel settembre 2026, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha approvato 17 progetti per potenziare la videosorveglianza, ma telecamere e pattuglie sono soltanto una parte della risposta e non sono sufficienti per poter porre la domanda: che cosa sta succedendo a Firenze? Non sappiamo oggi se esista una guerra tra gang a Firenze; sappiamo, invece, che ci sono sempre più episodi di violenza di gruppo; che le forze dell’ordine fanno quello che possono, ma non basta, considerando anche che i dati disponibili mostrano, nel lungo periodo, aumenti significativi per alcuni reati commessi da minori e che alcune aree della città sono già considerate meritevoli di dispositivi di sicurezza rafforzati.
Questi fatti autorizzano certamente a porre una domanda alle istituzioni: gli episodi sono ancora fenomeni separati oppure stanno emergendo dinamiche di gruppo che richiedono una strategia specifica? La risposta non può arrivare dalla paura dei residenti, dai video sui social o dai titoli dei giornali, ma deve arrivare dall’incrocio tra indagini, dati, intelligence delle forze dell’ordine e conoscenza del territorio e, soprattutto, dalla non sottovalutazione di un problema che non può essere derubricato a risse fra «gang giovanili».
Già l’uso della parola «giovanili» è fuorviante, perché presuppone nell’opinione pubblica il problema di giovinastri, bulli e fuori controllo da rimettere al loro posto. Errore gravissimo: togliamo la parola «giovanili» e teniamo solo «gang», e il quadro d’insieme cambia, anche perché il fenomeno, agli osservatori attenti, è noto e ampiamente attenzionato dall’Osservatorio regionale sulla legalità fin dal 2025. Si legge infatti testualmente, al paragrafo 9.4:
«Altro fenomeno da osservare con molta attenzione sul territorio nazionale è quello delle gang giovanili. In Toscana si stima l’esistenza di almeno 200 gang, delle quali oltre 40 nella sola città di Firenze. Le gang hanno una struttura complessa e molto diversificata e di conseguenza è articolata anche l’analisi del fenomeno. Le gang sono attualità ormai da molti anni e alcune rappresentano una vera e propria forma di criminalità di strada organizzata. Se non si interviene in tempo il rischio, concreto, è che si trasformino in gruppi narcomafiosi. Alcune sono composte da italiani, altre da stranieri e altre ancora sono gruppi misti. Alcune sono più sofisticate, violente e pericolose. Anche la composizione è varia: ci sono gang di poveri e gang costituite da ricchi. Le gang sono quindi di vario tipo e spesso composte sia da minorenni che da maggiorenni. Le modalità d’intervento e di contrasto devono naturalmente tener conto delle diverse tipologie di gang: si passa dall’inasprimento delle sanzioni penali nei confronti delle gang potenzialmente narcomafiose (in particolare per contrastare l’uso di armi da fuoco e per ridurne quanto meno il numero) all’intervento preventivo da un punto di vista sociale con educazione alla cultura della legalità. È senza, quindi, a Firenze dubbio necessario un maggior controllo del territorio.»
C’è in atto una guerra fra gang per il controllo del territorio e delle attività illecite? Difficile dare una risposta, ma ciò che tutti i fiorentini devono chiedere alle istituzioni e alle forze dell’ordine è sicuramente di tenere alta l’attenzione e agire. Presto.

