Capannoni & pelli, Covid e Commissione. L’inizio della fine (parte III)

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Chi l’avrebbe mai detto che scrivere i protocolli contro la biocontaminazione, cioè strumenti per salvaguardare la vita e permettere la continuazione del lavoro, avrebbe portato tanti problemi all’Ing. Tarchiani.

 

Il documento ISPESL è la lettera scarlatta. Tuttavia, gli spazi di libertà di oggi – un governo non guidato da Conte, una Commissione Covid e corpi dello Stato che ascoltano finalmente Tarchiani e Lombardi – e la necessaria opera di verità, possibile grazie a La Firenze che Vorrei, hanno permesso di rendere di dominio pubblico le evidenze.

Di tanti fatti emersi in questa vicenda, uno colpisce in modo particolare.

L’avvocata Francesca Pedrazzi di Milano dichiara di agire per conto di Allianz e ci invita a smettere di scrivere e a esibire un mandato. La ascoltiamo, non comprendiamo il presupposto.

Come sempre, siamo disponibili a indicare le fonti (gliele abbiamo indicate) e a ospitare repliche. Avevamo già contattato Allianz mesi addietro, all’inizio della nostra indagine, senza ricevere risposta sostanziale, ad eccezione di una presa in carico.

A nostra volta, abbiamo chiesto al legale di esibire la procura che lo autorizza ad agire in nome e per conto della compagnia. A fronte di tale richiesta, non abbiamo ricevuto riscontro. E ancora lo attendiamo. Gli atti sono a disposizione dell’Autorità che ne faccia richiesta.

È noto che un avvocato possa inviare una diffida. È altrettanto noto che il destinatario abbia diritto di chiederne la procura. In assenza di ostensione della procura, ogni pretesa resta priva di effetti nei nostri confronti.

Più grave del comportamento attribuito a Pedrazzi appare il perdurante silenzio dell’Ordine territoriale competente e del Consiglio Nazionale Forense, da noi investiti della questione per un parere deontologico. Chiediamo se sia conforme a deontologia esercitare pressioni su giornalisti, con minaccia di azioni legali, senza esibire il mandato su richiesta.

Secondo filone. Diversi legali hanno avuto un ruolo nella vicenda dell’Ing. Tarchiani, sia quelli di parte avversa sia quelli che avrebbero assecondato la parte che intendeva avversarlo. Egli si è trovato nella condizione in cui è obbligatoria la difesa tecnica: il giudizio di divorzio.

Due difensori si sono avvicendati: l’avv. Bini, che ha rimesso il mandato in tempi rapidi, e l’avv. Monnini, subentrato. Da mesi chiediamo a Monnini chiarimenti sul motivo per cui il Maresciallo Di Placido, benché citato, non si sia presentato in tribunale, nonostante la sua testimonianza fosse ritenuta determinante. Non abbiamo ricevuto risposta.

Alla luce di ciò, è difficile impedire al Tarchiani di pensare che il giudizio di divorzio sia stato strumentale a tentare di ottenere il controllo su attività, casa e capannone. Circostanza che dovrà trovare accertamento nelle sedi competenti, anche grazie alle nostre segnalazioni.

Terzo filone. Un episodio anomalo si è verificato presso l’azienda Laundry Supplies s.r.l. Si tratta di una effrazione denunciata da Tarchiani: l’accesso sarebbe avvenuto con le chiavi, senza segni di scasso e senza sottrazione di beni di valore. Secondo quanto riferito dall’esponente, disponeva di copia delle chiavi persona a lui nota, già dipendente dell’azienda.

Secondo quanto riferito, i Carabinieri non avrebbero dato seguito alla denuncia dimostrando palese noncuranza e il corpo di vigilanza privata (Corpo Vigili Giurati) non ha fornito spiegazioni. Abbiamo chiesto maggiori informazioni a entrambi. Alla data odierna, nessun riscontro.

Poteva essere anche quella circostanza un’occasione buona per far tornare Tarchiani nelle mani di un avvocato, cosicché un altro avvocato potesse circuire il collega.

L’avv. Testa di Campobasso ha più volte preteso da Tarchiani di interagire esclusivamente con un avvocato rifiutando il dialogo con lui e con noi.

Tutti i fatti relativi a Tarchiani sono riportati come prospettati dal denunciante, in attesa di accertamento, motivo per quale abbiamo contattato tutte le autorità.

In tale contesto, abbiamo rivolto al Consiglio Nazionale Forense un quesito di carattere generale: se ritenga conforme ai principi costituzionali che un iscritto, ove assurga a vertici istituzionali, possa invocare la riservatezza dei colleghi circa comunicazioni relative alla sospensione di norme primarie e alla loro sostituzione con DPCM.

Desta preoccupazione in effetti che la Commissione Covid e, in generale, il Parlamento siano composti da un numero così elevato di avvocati. La via d’uscita per la Commissione Covid potrebbe essere convincere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dichiarare il segreto di Stato circa i motivi che lo indussero a permettere uno stato emergenziale?

Tarchiani, coautore dei protocolli contro la biocontaminazione, oggi merita giustizia, solidarietà e protezione da parte di tutti. Non vi è vendetta migliore della pietà per i propri nemici.

Alla prossima puntata!

Aggiornato ore 10:45