di Johnny Il Dimenticato (tornerò)
Fiesta, fiesta, fiesta nella neopagana Firenze. «Oh Rosa, che l’hai chiuso l’acquaio, e sento un gran pisciolio…», cantava lo chansonnier Riccardo Marasco ne L’Alluvione. Qui da noi, in via del Casone e dintorni, altro che pisciolio, ogni notte si sente un gran casino anche se la mi’ moglie non si chiama Rosa. Un rumore insopportabile, propagato, non si sa bene perché, da altoparlanti notturni e che proviene, siamo sicuri, dal Conventino. Sì perché da tal luogo di via Giano della Bella fanno davvero un gran rumore con la scusa della socialità. Fanno fiesta, tutte le notti, tutti i giorni. Sono ricchi, non vanno a lavorare la mattina. Per carità, a Firenze si fanno anche iniziative lodevoli, ma troppo spesso è solo assordante rumore e chi lo nega puzza di omertà. E come se niente fosse si va regolarmente, si fa per dire, avanti fino alle 2 di mattina con gruppetti che ridono e schiamazzano, sguaiati, fregandosene di tutto e di tutti. Fregandosene del sonno altrui. Del silenzio. Del rispetto. Di Dante. Un tempo il Conventino fu luogo di preghiera. Ora di fiesta e baccano (baccanale?). Se ne rendono conto i nostri amministratori di Palazzo Vecchio di che transizione è? Del silenzio che regnava in quelle antiche mura ebbe a beneficiare anche Sandro Pertini che qui si nascose quando faceva il partigiano. Altri tempi. Altra storia. Ora il Conventino è diventato una discoteca a cielo aperto, o sotto le stelle, che dir si voglia. Fatto sta che i residenti di via del Casone e dintorni non dormono più e non sentono neppure il rumore della lavatrice (sono certissimi che c’è e gira). Complimenti ai gestori e ai loro referenti politici che non vedono e non sentono. Urge visita oculistica e rimozione del cerume dalle orecchie. Spengete codesto rumore, vogliamo dormire!
In copertina: Il Conventino

