Montedomini, Sabatini attacca: «Ai consiglieri porte chiuse, ma con Palazzo Vecchio si parla per vie brevi»

Massimo Sabatini (È Ora)

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Dopo i rinvii e le risposte evasive sull’accesso agli atti, Massimo Sabatini contesta il diverso trattamento riservato alle richieste dei consiglieri e ai contatti informali con Palazzo Vecchio 

 

Montedomini, il caso dell’accesso agli atti si trasforma in uno scontro sulla trasparenza e sull’autonomia dell’azienda pubblica. Il consigliere di Lista Schmidt Massimo Sabatini denuncia rinvii, risposte evasive e un nuovo diniego parziale alle proprie richieste documentali. Ma l’aspetto più controverso riguarda la disparità denunciata tra le difficoltà incontrate dai consiglieri comunali e dai cittadini nel consultare gli atti e i contatti informali che, nel frattempo, sarebbero intercorsi tra Montedomini e Palazzo Vecchio. Secondo quanto riferito dal consigliere, le informazioni sarebbero circolate «per le vie brevi», attraverso canali che oggi la stessa azienda dichiarerebbe di non poter più ricostruire. Un passaggio che solleva interrogativi sulla tracciabilità delle comunicazioni istituzionali e sui rapporti tra l’ASP e l’amministrazione comunale.

«Dopo le solenni promesse di trasparenza e collaborazione istituzionale, Montedomini ha prima rinviato il mio accesso agli atti, poi fornito risposte evasive e adesso, ancora una volta in ritardo, ha opposto un nuovo diniego parziale. Una risposta inaccettabile», dichiara Sabatini. La questione, tuttavia, non si esaurisce nei tempi di risposta: a rendere politicamente controversa la vicenda è soprattutto il confronto con i rapporti informali intrattenuti con Palazzo Vecchio: «Dunque, per informare la Sindaca e la Giunta si trova il modo. Per rispondere alle richieste formali dei consiglieri, invece, si trova una scusa», attacca il consigliere. È qui che la polemica si sposta sul tema dell’autonomia di Montedomini, più volte richiamata dalla sindaca Sara Funaro e dal presidente Frittelli. Per Sabatini, il comportamento dell’azienda sarebbe caratterizzato da una contraddizione evidente: «Un’autonomia a corrente alternata: rigidissima davanti alle richieste di controllo, molto più elastica nei rapporti informali con il Comune».

Occorre però distinguere le circostanze riferite dalle conclusioni politiche: non è dimostrato che gli scambi informali abbiano determinato il differimento dell’accesso agli atti. Lo stesso Sabatini riconosce questo limite, precisando: «Non sappiamo se questi scambi abbiano inciso sul differimento dell’accesso. Sappiamo però che Montedomini li ammette e sostiene di non poterli ricostruire». È proprio l’impossibilità dichiarata di ricostruire tali rapporti a diventare uno dei punti centrali della contestazione. Chi ha chiesto le informazioni? Chi le ha fornite? Su quali questioni? E perché oggi non sarebbe possibile ricostruire questi passaggi? Sono le domande che il consigliere rivolge al presidente di Montedomini, alla sindaca e alla Giunta, chiedendo chiarimenti sui contatti e sulle modalità con cui si sarebbero svolti.

La conclusione di Sabatini è durissima e riassume il senso della sua denuncia: «Altro che trasparenza. Qui si pretende di tenere i consiglieri fuori dalla porta, mentre le informazioni passano da quella di servizio». Il nodo politico è se il controllo esercitato dai consiglieri possa essere ostacolato da ritardi e dinieghi parziali mentre altri canali di comunicazione restano attivi, ma non ricostruibili.