Firenze soffoca tra cantieri e caos: il prezzo di una città senza programmazione

https://www.facebook.com/photo/?fbid=10236935298502338&set=gm.2983324668680983&idorvanity=100638036949675

Condividi sui social

Dall’Oltrarno a Gavinana, passando per il Ponte Nencioni e la linea T1: crescono le criticità segnalate da residenti, automobilisti e pendolari

 

Non è una questione di essere «contro le opere». Firenze ha bisogno di infrastrutture, tra cui nuovi ponti e di un sistema di mobilità al passo con i tempi. Il problema, però, è come questi interventi vengono calati sulla pelle dei cittadini: senza una programmazione adeguata, senza un piano efficace per mitigare i disagi e, soprattutto, senza un ascolto sufficiente delle esigenze dei quartieri. Quella a cui si assiste ogni giorno, secondo le critiche rivolte all’amministrazione, non è soltanto la fisiologica difficoltà di una città che cambia, ma il risultato di una gestione dei cantieri e delle emergenze che viene giudicata carente e superficiale.

Guardando la mappa dei disagi, il quadro è pesante. In Oltrarno, la chiusura di lungarno Santa Rosa ha trasformato viale Ariosto e Borgo San Frediano in un percorso a ostacoli, con tempi di percorrenza che, secondo le segnalazioni, arrivano a triplicare anche per poche centinaia di metri. A piazza Beccaria, bastano poche transenne per alimentare le criticità sui viali di circonvallazione. A Gavinana, poi, la situazione viene descritta come particolarmente difficile: in piazza Gualfredotto i tempi di percorrenza sarebbero quadruplicati, mentre i residenti si definiscono «murati vivi» e le attività commerciali lamentano le conseguenze di cantieri prolungati. La risposta del Comune, secondo le contestazioni, è stata la cancellazione della corsia preferenziale di via Coluccio Salutati, con il conseguente aumento del traffico degli autobus nel cuore di un quartiere già sotto pressione. Anche scooter e motocicli restano intrappolati nelle code, con carreggiate ristrette che rendono più difficili gli spostamenti. Non è soltanto una questione di traffico: è il problema della vivibilità quotidiana dei quartieri.

Anche sui cantieri destinati a ridisegnare la viabilità futura, le scelte dell’amministrazione sono oggetto di contestazione. A quasi cinque mesi dall’apertura ufficiosa, sul nuovo Ponte Nencioni si viaggia ancora su una sola corsia per senso di marcia, mentre l’attivazione della terza corsia non è prevista prima di novembre. L’assessorato sostiene che «per ora non c’è necessità dell’apertura completa», per consentire agli operai di proseguire i lavori. Nel frattempo, però, la città continua a fare i conti con i disagi. I comitati, tra cui Rinasci Firenze, denunciano le conseguenze di decisioni viarie che costringerebbero centinaia di automobilisti a snervanti «giri dell’oca» anche soltanto per cercare parcheggio sotto casa, con ricadute sulla circolazione in via Mannelli, via Aretina e via del Campofiore. Le proposte avanzate dai residenti, come il ripristino del doppio senso in via Minghetti o la riapertura dello svincolo di via Chiarugi, vengono indicate tra le soluzioni che attendono una risposta. Il nodo resta quello del confronto con chi vive ogni giorno le conseguenze delle modifiche alla viabilità.

Sul fronte del trasporto pubblico, le criticità riguardano soprattutto la linea T1 della tramvia, il cui affollamento viene segnalato come un problema sempre più rilevante. Un riscontro effettuato tra le 8 e le 9 del mattino alla fermata Batoni avrebbe mostrato vagoni stracolmi, tensione tra i passeggeri e difficoltà per le madri con passeggini a salire a bordo. La riduzione o la soppressione di alcune corse degli autobus lungo il percorso ha inoltre accresciuto, secondo le contestazioni, la dipendenza dalla tramvia per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori. Un mezzo molto utilizzato non è necessariamente un servizio adeguato, se una parte dei passeggeri non riesce a salire sul primo convoglio. Il sovraffollamento solleva quindi interrogativi sulla capacità dell’offerta di rispondere alla domanda effettiva.

Da mesi si discute anche del nodo Villa Costanza, dove i pullman turistici scaricano ogni mattina numerosi visitatori che utilizzano la T1, contribuendo ad aumentare l’affollamento fin dal capolinea. Di fronte alle richieste di intervento, le risposte delle aziende e delle istituzioni vengono contestate per la mancanza di soluzioni condivise: tra le ipotesi respinte figurerebbero l’attestazione di alcune corse a De André e l’allungamento dei convogli, che incontrerebbe il limite della lunghezza delle banchine. Ai passeggeri resta così la prospettiva di «aspettare il tram successivo»: una risposta che non risolve le difficoltà di chi deve rispettare orari di lavoro, lezioni e appuntamenti.

I cantieri prima o poi finiranno, ma i disagi accumulati rischiano di lasciare conseguenze profonde sulla vita dei quartieri, sulle attività commerciali e sugli spostamenti quotidiani. Firenze non può affrontare ogni nuova fase dei lavori affidandosi soltanto alla capacità dei cittadini di adattarsi. Nessuno chiede di fermare il progresso o di rinunciare alle infrastrutture. Si chiede, piuttosto, che le opere siano accompagnate da una gestione all’altezza delle loro conseguenze. Servono trasparenza e rispetto dei tempi annunciati, misure temporanee di viabilità flessibili e concordate con i residenti, oltre a una riprogrammazione dei flussi del trasporto pubblico che affronti concretamente le criticità di Villa Costanza e della linea T1. Innovare una città significa migliorarne la qualità della vita, non rendere più difficili gli spostamenti di chi ci abita e ci lavora. La richiesta rivolta a Palazzo Vecchio è chiara: meno annunci, più soluzioni e un confronto reale con il territorio.