Badia a Passignano, quasi 600mila euro per raddoppiare il parcheggio: il Chianti scommette sul turismo di massa?

Badia a Passignano (1)

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Si è aperto lunedì il cantiere per raddoppiare il parcheggio a Badia a Passignano. Una nuova cementificazione in un’area di particolare pregio paesaggistico, per una spesa di quasi 600mila euro

 

Un nuovo parcheggio da quasi 600mila euro per accogliere i visitatori di uno dei luoghi più suggestivi del Chianti. A Badia a Passignano è partito il cantiere che porterà al raddoppio dei posti auto: da 45 a 80. Un intervento sostenuto da un contributo regionale di 556mila euro che apre una questione tutt’altro che secondaria: per valorizzare un territorio bisogna necessariamente aumentare la sua capacità di accogliere automobili e visitatori?

È il sindaco di Barberino Tavarnelle, David Baroncelli, ad annunciare, nella sua rubrica settimanale sui social, l’avvio dei lavori per il nuovo parcheggio nel borgo di Badia a Passignano.
Un luogo che la stessa amministrazione definisce di straordinaria bellezza e di elevato prestigio storico-culturale. Un patrimonio che appartiene all’identità del Chianti e che proprio per questo meriterebbe una riflessione sul delicato equilibrio tra accoglienza turistica, tutela del paesaggio e qualità della vita dei residenti.

«La finalità dell’intervento – sottolinea il sindaco David Baroncelli – è quella di garantire maggiore vivibilità e decoro alla comunità residente e migliorare la qualità dell’accoglienza dell’area che si inserisce tra le destinazioni turistiche più ambite del Chianti. Il parcheggio sarà arricchito dalla piantumazione di varie alberature, punti di illuminazione e sistema di videosorveglianza per garantire sicurezza a chi ne usufruirà».

Le intenzioni dichiarate sono dunque quelle di migliorare il decoro e la vivibilità, oltre alla qualità dell’accoglienza, ma è proprio qui che si apre la questione: aumentare i posti auto significa davvero migliorare la vivibilità di un luogo, soprattutto quando si tratta di una destinazione turistica già molto (forse troppo) frequentata?

A rendere ancora più significativo l’intervento sono le parole dello stesso sindaco, che parla apertamente dei «massicci flussi turistici» diretti al complesso monastico durante tutto l’anno, con una particolare intensificazione nel periodo estivo.

«Un ringraziamento speciale alla comunità monastica e alla famiglia Antinori – aggiunge il primo cittadino – per aver donato il terreno all’amministrazione comunale». Il terreno sul quale sorgerà il parcheggio è stato infatti donato al Comune dalla comunità monastica di Badia a Passignano e dalla famiglia Antinori.

«Con questa opera pubblica, che possiamo concretizzare con le risorse regionali ottenute dal Comune attraverso la partecipazione ad un bando pubblico per la realizzazione di interventi destinati a parcheggi pubblici – aggiunge il sindaco Baroncelli – intendiamo dare una risposta alle esigenze della comunità residente e dei massicci flussi turistici che in ogni momento dell’anno, soprattutto il periodo estivo, raggiungono il bellissimo complesso monastico».

È una posizione comprensibile: amministrare un territorio significa anche affrontare problemi concreti di accessibilità e organizzazione dei flussi, ma proprio perché Badia a Passignano è una destinazione di pregio e l’amministrazione a mio avviso non può fermarsi alla necessità di trovare nuovi posti auto. Occorre chiedersi anche quale sia il modo migliore per garantire un’accoglienza compatibile con la fragilità e il valore del luogo.
Un parcheggio più grande non è soltanto un’opera pubblica è anche una scelta precida sul modello di mobilità e di fruizione turistica che si intende promuovere.

Firenze offre un esempio che dovrebbe far riflettere. Gli effetti del turismo di massa quando i flussi superano la capacità di un territorio di gestirli possono trasformare in peggio per sempre gli spazi urbani, mettere sotto pressione i servizi e compromettere la qualità della vita di chi li abita.
Il Chianti è sì un contesto diverso, ma la questione di fondo è la stessa: come si può valorizzare un patrimonio senza finire per consumarlo?
Non si tratta di chiudere le porte ai visitatori, né di negare l’importanza economica del turismo per le comunità locali; si tratta al contrario di scegliere un modello capace di coniugare economia, tutela del paesaggio e qualità dell’esperienza.

Un territorio come quello del Chianti che si è conservato nel tempo grazie alla sua identità, ai suoi borghi, alle sue colline e agli equilibri tra natura e presenza umana non può essere considerato soltanto una destinazione da rendere sempre più accessibile a tutti.
Talvolta valorizzare significa anche stabilire dei limiti, organizzare diversamente gli arrivi, incentivare modalità di accesso meno impattanti e distribuire le presenze nel tempo. Non per allontanare i turisti, ma per consentire loro di scoprire un luogo senza comprometterne le caratteristiche più preziose.

L’assessore ai Lavori pubblici, Roberto Fontani, ha precisato che il lotto interessato dall’intervento misura circa 3.500 metri quadrati. Di questi, 2.036 saranno destinati al parcheggio, mentre i restanti 1.464 saranno riservati alle aree verdi.
La sistemazione comprenderà diverse specie vegetali tipiche della zona: cipresso (Cupressus sempervirens), roverella (Quercus pubescens), bosso (Buxus sempervirens), alloro (Laurus nobilis), lentaggine (Viburnum tinus) e rosmarino (Rosmarinus officinalis).
Sono elementi che meritano di essere considerati nella valutazione del progetto, ma la presenza di alberature e aree verdi non esaurisce la questione ambientale: occorre comprendere quale sarà l’effettivo impatto dell’intervento sul suolo, sul paesaggio e sull’equilibrio complessivo dell’area.
Piantare alberi è certamente importante, ma la domanda resta: quale trasformazione subirà il luogo e quale beneficio concreto ne ricaveranno i residenti, oltre ai visitatori?

Il raddoppio dei posti auto, da 45 a 80, è un dato concreto. Altrettanto concreta dovrebbe essere la valutazione delle sue conseguenze, soprattutto in una zona che trae gran parte del proprio valore dalla bellezza del paesaggio e dalla qualità del contesto storico e naturale.
La questione, dunque, non è essere favorevoli o contrari al turismo. È decidere quale turismo vogliamo. Uno fondato sulla crescita continua dei flussi e sulla necessità di predisporre sempre nuovi spazi per le automobili, oppure un modello che punti sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla salvaguardia di ciò che rende il Chianti riconoscibile nel mondo?

Il sindaco Baroncelli rivendica la volontà di rispondere alle esigenze dei residenti e dei visitatori, è una finalità legittima. Ma proprio per questo sarebbe utile capire quali alternative siano state valutate, quali studi sostengano la necessità di raddoppiare il parcheggio e come verrà misurato l’effettivo beneficio per la comunità locale. Perché il rischio, quando si confonde la valorizzazione con l’aumento della capacità ricettiva, è quello di inseguire una crescita che finisce per erodere le ragioni stesse dell’attrattività.

Badia a Passignano deve diventare più accessibile a ogni costo o deve restare, prima di tutto, un luogo da preservare?
E se la vera ricchezza del Chianti fosse proprio quella bellezza che nessun nuovo parcheggio, per quanto funzionale, può restituire una volta compromessa?