Social Hub: migliaia di metri quadri di parcheggio cancellati per un archivio inesistente: ecco a voi la “smart city” di Palazzo Vecchio

social hub archivio foto comune di firenze

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Seimila e cinquecento metri quadrati ancora inutilizzati a quasi due anni dall’apertura del Social Hub, un archivio-magazzino al posto del parcheggio e circa 174.000 euro l’anno per i locali di via Valdinievole: numeri che alimentano interrogativi sulla gestione degli spazi pubblici

 

Palazzo Vecchio celebra i primati nella digitalizzazione, ma nella Firenze reale si accumulano faldoni e si riducono gli spazi per le auto. E non è un episodio isolato: nel giro di pochi giorni, le vicende del Social Hub di viale Belfiore e di via della Fonderia riportano al centro lo stesso problema: parcheggi pubblici previsti o attesi che, nei fatti, non diventano una disponibilità concreta per i cittadini. Per chi vede da tempo nelle scelte della Giunta una battaglia ideologica contro l’uso dell’auto privata, è difficile non leggere in queste vicende un indirizzo politico preciso: restringere progressivamente gli spazi per le automobili, senza garantire sempre alternative adeguate a chi deve spostarsi.

A viale Belfiore si parla di un deposito capace di contenere 945 tonnellate di carte e faldoni, mentre 6.500 metri quadrati destinati a uso pubblico sono ancora inutilizzati a quasi due anni dall’apertura del Social Hub. E il parcheggio pubblico inizialmente previsto? Sostituito da un archivio-magazzino.

Nel frattempo, il Comune continua a pagare circa 174.000 euro l’anno per i locali di via Valdinievole utilizzati come deposito dell’Archivio Storico. Sia chiaro: gli archivi storici vanno tutelati e non tutto può essere digitalizzato o eliminato. Ma una città che si proclama all’avanguardia dovrebbe spiegare quanto sia stato effettivamente digitalizzato, quali documenti debbano necessariamente restare su carta e quali alternative siano state valutate. E soprattutto dovrebbe spiegare perché, quando si tratta di garantire spazi e servizi ai residenti, i parcheggi sembrino troppo spesso diventare la prima cosa sacrificabile.

Tra viale Belfiore e via della Fonderia il filo conduttore è evidente: sulla carta si parla di riqualificazione e interesse pubblico, ma i cittadini vogliono sapere quali benefici concreti restino davvero a loro disposizione.

Il problema va oltre i singoli parcheggi: riguarda una politica della mobilità che sembra considerare l’auto privata soprattutto come qualcosa da ridurre, ostacolare e allontanare dalla città. Si eliminano o non si rendono disponibili posti auto, si restringono gli spazi per chi guida, ma non si offrono trasporti pubblici realmente efficienti e alternative capaci di rispondere alle esigenze quotidiane di residenti, lavoratori e commercianti. Così la cosiddetta transizione sostenibile rischia di tradursi, per molti cittadini, in una semplice penalizzazione: meno possibilità di parcheggiare, più difficoltà negli spostamenti e maggiori disagi, senza un miglioramento dei servizi tale da compensarli.

La mobilità sostenibile non può diventare un pretesto per rendere l’auto privata sempre più difficile da utilizzare, indipendentemente dalle necessità delle persone. Se l’obiettivo è convincere i cittadini a scegliere mezzi alternativi, bisogna prima metterli nelle condizioni di farlo. Altrimenti non si promuove una scelta: si restringono le possibilità.

Una città intelligente non si misura soltanto con le classifiche, le app e i comunicati celebrativi. Si misura anche dalla capacità di utilizzare bene gli spazi, contenere i costi e tenere conto delle esigenze di chi ci vive e ci lavora, compresi coloro che dell’auto hanno bisogno.

Firenze è smart nelle classifiche. Ma per i cittadini che cercano un parcheggio, vedono spazi pubblici inutilizzati e devono fare i conti con una gestione da chiarire, quanto lo è davvero?