Quando il controllo democratico arriva dopo le decisioni.
di Filippo Boretti (architetto e urbanista)
Da agosto discutiamo di Plures: tariffe, costi contestati da ATO, investimenti, indebitamento e controllo pubblico. Adesso emerge una questione ancora più elementare: chi stabilisce gli indirizzi con cui Prato partecipa al governo della multiutility?
Il 19 ottobre il presidente del Consiglio comunale, Giacomo Sbolgi, ha annullato l’adunanza straordinaria e aperta del 27 ottobre, dedicata all’audizione di Plures. La comunicazione ufficiale, protocollo 216379, non riporta alcuna motivazione. Ne esiste un’altra, circostanziata, che spieghi la decisione?
Secondo quanto riferito dalla stampa, il rinvio sarebbe dovuto all’imminente Assemblea dei soci chiamata a rinnovare il CdA.
Ecco il paradosso: si rinvia il confronto consiliare proprio perché stanno per essere assunte le decisioni sulle quali il Consiglio avrebbe potuto esprimere un indirizzo.
Eppure il rinnovo dei vertici non è arrivato all’improvviso. Se ne discute pubblicamente almeno dai primi di settembre. Perché, allora, fissare l’audizione al 27 ottobre e annullarla alla vigilia dell’Assemblea?
Non occorre condividere la proposta di Jonathan Targetti di uscire da Plures, né quella di azzerarne il CdA, per riconoscere la fondatezza della richiesta di discuterne prima in aula.
Il sindaco rappresenta il Comune nelle sedi societarie. Ma questo non rende superflue le funzioni di indirizzo e controllo del Consiglio comunale, soprattutto quando restano aperte questioni sulla sostenibilità finanziaria, sugli investimenti e sulla formazione dei costi.
Biffoni dovrebbe chiarire quali obiettivi, garanzie e criteri per le nomine intenda sostenere come rappresentante di Prato. La Presidenza, invece, dovrebbe spiegare su quale fondamento regolamentare abbia annullato una seduta già convocata.
Non servono ipotesi sulle intenzioni di qualcuno. Bastano gli atti e le domande che pongono.
Perché discutere dopo è sempre possibile. Ma non equivale a poter indirizzare prima.
La proprietà pubblica di una società non garantisce, da sola, il controllo pubblico. E il Consiglio comunale non può ridursi al luogo in cui si prende atto di decisioni già assunte altrove.

