Quando Firenze era una capitale dell’arte. Il sodalizio artistico di Chiarantini e Franceschi e la genesi di AXTEV

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Un sodalizio artistico nato nella Firenze del secondo Novecento, dalla vivacità culturale di quegli anni alla nascita di AXTEV. È la storia di Andrea Chiarantini e Kiki Franceschi, una storia di sperimentazione, amicizia e progetti condivisi.

 

È quanto emerge da una nota che ripercorre l’avventura creativa dei due artisti. «Fino alla fine del secolo scorso – si legge – Firenze è stata una città curiosa, aperta al confronto e capace di accogliere idee, linguaggi e sperimentazioni provenienti da contesti diversi». In quel clima, prosegue la nota, «sono nate e si sono sviluppate esperienze che hanno contribuito a rinnovare profondamente il panorama artistico italiano: dalla Poesia Visiva alla poesia concreta e sonora, dalla pittura astratto-classica all’arte concettuale».

Firenze, viene ricordato, era allora «una città proiettata verso l’Europa e il mondo», animata da gallerie e spazi di ricerca «come la leggendaria Galleria Numero di Fiamma Vigo e Schema, fondata da Alberto Moretti», da riviste dedicate alle nuove tendenze e dall’arrivo di artisti stranieri, soprattutto francesi e tedeschi. Tra i nomi citati Daniel Spoerri, «con la sua ricerca sul rapporto tra oggetti e quotidianità», e Winfred Gaul.

«Gli artisti partivano con entusiasmo per visitare Documenta a Kassel e tornavano con la convinzione che fosse possibile immaginare e realizzare qualcosa di nuovo», prosegue il testo, ricordando anche le fiere di Bologna e Bari e una tradizione letteraria segnata dalle voci di Montale, Cardarelli, Betocchi, Luzi e Manescalchi. Nel 1973, si legge ancora, nasceva la rivista Salvo Imprevisti di Mariella Bettarini e Silvia Batisti.

«È in questa Firenze, insieme colta e inquieta, che ci siamo formati – scrivono Chiarantini e Franceschi –. Qui abbiamo costruito la nostra poetica, sviluppato la nostra pratica artistica e maturato l’idea che la creatività non sia mai un fatto isolato, ma il risultato di incontri, scambi e continue trasformazioni».

Da qui, spiega la nota, l’idea di una comunità creativa, una «brotherhood artistica» ispirata a William Morris e al modello della Casa Rossa. Da questa convinzione, nel 1978, nasce l’«Operazione Lavoisier», ispirata al principio «Nulla si crea, nulla si distrugge».

L’operazione, si legge, consisteva nella realizzazione di libri manufatti dedicati ad artisti con i quali condividevano rapporti di lavoro e amicizia, tra cui Daniel Spoerri, Pierre Restany, Ben, Beppe Chiari, Daniele Lombardi, Gabriel Bertozzi, Isidore Isou, Roland Sabatier e Pietro Grossi.

«Ne nacque un ciclo di 49 libri d’artista, concepiti come una sorta di storia dell’arte contemporanea raccontata attraverso immagini, materiali e relazioni», spiega la nota. Il procedimento, viene precisato, prevedeva di chiedere agli artisti «materiali residui dei loro lavori, frammenti, scarti e tracce della loro attività creativa» per poi trasformarli, realizzando due esemplari originali per ogni progetto. I 49 libri, conclude il passaggio, «sono oggi conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in una libreria appositamente costruita in plexiglas».

Nel 1980, prosegue il comunicato, gran parte dei volumi fu presentata in una mostra a Villa Romana.

Nel 1995, si legge ancora, i due pubblicarono Segnali da nessun luogo, progetto ispirato a Notizie da nessun luogo di Morris, «non un racconto utopistico» ma «un’indagine critica, talvolta dolorosa, sul significato del fare arte e sul ruolo dell’artista in una società sempre più pragmatica». Realizzarono, spiega la nota, «un libro bianco, inteso come uno spazio aperto di riflessione», coinvolgendo artisti, letterati, musicisti, architetti e scienziati su temi come arte e libertà, conformismo e fede, angoscia e speranza.

Due anni dopo, nel 1997, pubblicarono quattro numeri del periodico d’arte Per un anno, dedicato a spazio, colore, luce e tempo. «Fu proprio in quelle pagine – si legge – che annunciammo la nascita di AXTEV».

AXTEV, acronimo di «Arte per Tracce di Esistenza Visibili», informa la nota, «racchiude una visione che accompagna da sempre il nostro lavoro».

«Ogni opera – prosegue il testo – custodisce tracce del vissuto, dell’esistenza, delle passioni e dei sentimenti di chi la crea. Tracce che affiorano durante il percorso espressivo e che, attraverso l’opera, diventano visibili e condivisibili».

Dal 2000, conclude la nota, nel solco di questa ricerca, Chiarantini e Franceschi hanno realizzato opere pubbliche in Toscana e in Lombardia, oltre a opere teatrali rappresentate in teatri toscani. Nel 2013, il SUC delle Murate di Firenze ha ospitato in cinque sale L’Ordine Imperfetto.

Nello stesso spirito, La Montanina il 31 ottobre inaugura la mostra di progetti e modellini dal titolo L’Ordine imperfetto due, in via di Montebeni 5 a Fiesole.