A Firenze nasce il comitato dei “Cattolici per il giusto SI”

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Un impegno per la giustizia e la verità: i cattolici uniti per un ‘Sì’ consapevole alla riforma costituzionale

 

Di Alvaro Ringressi

Il giorno 8 gennaio si è costituito a Roma il Comitato civico dei “Cattolici per il giusto Sì”. I promotori del comitato hanno maturato la risposta “Sì” al quesito referendario, un “Sì” non partitico, non contro un nemico, una categoria, non un “Sì” di vendetta o prepotenza: una scelta che accompagni i giudici nel realizzare la propria vocazione di servitori della giustizia e della verità, di applicatori della legge, liberi da condizionamenti, imparziali. Gli errori giudiziari devono produrre spinte a correggere comportamenti e ad approfondire la preparazione culturale di chi li ha commessi, come avviene in qualsiasi ambito. Quindi non un “Sì” contro i giudici, ma a loro favore e quindi… a favore di tutti.

Un “giusto Sì” perché frutto anche dell’approfondimento delle ragioni del “No”, analizzando i rischi paventati e la loro obiettiva consistenza. Infine, un “Sì giusto” perché l’esame della nuova legge costituzionale ce l’ha mostrata come pianta cresciuta nel solco di quei principi cristiani su cui si fonda il bene comune e in cui getta radici anche la nostra costituzione: quest’ultima non viene minimamente alterata.

Il comitato vuol dunque essere un servizio alla verità, alla giustizia e a chiunque sia interessato alle virtù cattoliche di verità, giustizia e carità. Vogliamo offrire la nostra collaborazione anche ai numerosi altri comitati sorti su quest’argomento, come fraterni compagni di viaggio. Vi alleghiamo qui di seguito una parte del manifesto del comitato nazionale. Chi vorrà leggere l’originale lo potrà trovare al sito https://comitaticivici.it/.

Cattolici per un Giusto Sì

La riforma agisce sul riequilibrio dei poteri e sul contenimento della (in)giustizia ideologica attraverso il ridimensionamento dell’influenza delle correnti sulle carriere e sui comportamenti dei magistrati. Inoltre, la sostituzione della sezione disciplinare del CSM con la nuova Alta Corte disciplinare che garantisce un giudizio finalmente indipendente e sanzioni effettive sulle decisioni manifestamente contra legem. Una deformazione strutturale dello ius dicere che ha condotto a un uso strumentale delle sentenze, all’autoreferenzialità dei magistrati, alla confusione dei ruoli in nome di una comune militanza, al governo politico del CSM, perché il giudice possa bypassare la “legge” per creare impropriamente nuove “norme” ideologicamente orientate.

Riconosciamo in Italia, da decenni, un grave conflitto tra questo sovranismo giudiziario e la democrazia rappresentativa, che deve essere risolto attuando i principi dell’equilibrio tra i poteri contenuti nella Carta costituzionale. La “norma” indica un “bene” (Tommaso d’Aquino) e questo “bene” non può che derivare dal collante ideale condiviso, nella storia e nell’attualità, dal popolo; pertanto, il sovranismo giudiziario nega la priorità della società civile nella vita pubblica italiana, alla quale unicamente spetta, nel dialogo con i propri rappresentanti, l’individuazione del “bene comune” nelle regole, specie legislative, di convivenza ritenute più adeguate.

Condividiamo la riforma costituzionale della giustizia votata dal parlamento il 30 ottobre 2025, in quanto – prima ancora dei suoi contenuti di dettaglio certamente perfettibili – ha il pregio di affrontare per la prima volta nella Repubblica il grave problema strutturale di una errata concezione della Giustizia, contestando la pretesa di finalizzazione ideologica della stessa.

In questo senso vanno nella giusta direzione il ridimensionamento del potere corporativo e ideologico delle correnti nel governo del CSM, la separazione costituzionale delle carriere giudicanti e inquirenti, la liberazione del giudice da influenze improprie, sottoponendo a responsabilità ogni magistrato attraverso il giudizio di un’alta corte autonoma e indipendente, perché nessuno sia al di sopra della legge.

Vogliamo partecipare alla campagna referendaria, promuovendo un significativo numero di liberi “Comitati civici per un giusto Sì” nel territorio nazionale, dedicati all’informazione sulla inaccettabilità della giurisprudenza “creativa”, che ha troppo condizionato la autentica libertà dei cittadini italiani e della stessa nostra società, e sui contenuti di una riforma che, al di là degli aspetti specifici, arresta finalmente tale corruzione ontologica della struttura democratica della Repubblica.

Firmatari:
Presidente onoraria del Comitato Cattolici per un giusto Sì l’ex senatrice Paola Binetti. Fondatori e aderenti figurano: il Cav. Alberto Lucioli, gli ex ministri e parlamentari Luisa Santolini, Maurizio Sacconi, Massimo Polledri, l’ex Presidente della Consulta Antonio Baldassarre, il vicepresidente dei giuristi cattolici Vincenzo Bassi, i docenti universitari Emmanuele Massagli, Gaetano Armao, Eliana Maschio, Giovanni Doria, Mario Esposito; il presidente Inapp e ex sindacalista CISL Natale Forlani, gli avvocati Eva Sala, Francesco Cavallo, Pietro Tantalo, Kira Curti, Venturini Anton Francesco, esponenti del mondo associativo, quali Domenico Menorello vicepresidente vicario, Marco Invernizzi vicepresidente, Antonio Inchingoli, Guglielmo Borri e Roberto Cogliandro vicepresidenti, Marcella Caradonna, Marco D’Agostini, Elena Fruganti, Eutimio Tiliacos, Maurizio Gallo, Peppino Zola, Elena Ugolini, Giusy D’Amico, Simona Saladini, il poeta Davide Rondoni, gli intellettuali Salvatore Abbruzzese, Mario Bolzan, Claudia Navarini, ex magistrati come Pino Morandini ed Enza Lanteri.

Abbiamo deciso di rispondere positivamente all’invito di dar vita al “Comitato civico Fiorentino per un giusto Sì” che al momento è così composto: Dr. Alvaro Ringressi (Presidente), Ing. Eugenio Bosi, Prof. Franco Banchi, Prof. Alessandro Catelani, Prof. Alberto Bosi, Prof. Riccardo Maria Cersosimo, Avv. Marco Alimenti, Avv. Filippo Bavazzano, Dr. Alberto Macchia.

Ci proponiamo di organizzare incontri ed eventi per favorire l’approfondimento delle questioni da cui è originata questa modifica costituzionale, la sua adeguatezza e per far maturare un “Sì” consapevole negli elettori.