A Sesto Fiorentino la presentazione del Manifesto dei Diritti degli Alluvionati

Copyright Fotocronache Germogli (16 marzo 2025): Sesto Fiorentino dopo l'alluvione causata dal torrente Rimaggio, volontari al lavoro.

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di Luca Ballerini (Presidente Comitato S.Maria – La Villa)

Finalmente il cambiamento climatico ha smesso di essere una proiezione futura, ma è diventato esperienza quotidiana e noi cittadini la stiamo vivendo sulla nostra pelle. Alluvioni, frane, mareggiate, siccità: non si tratta più di eventi eccezionali, ma sono sintomi di un equilibrio che si sta rompendo e quindi non devono essere più emergenze da gestire, ma segnali da interpretare. Parlano di territori trascurati, di fiumi lasciati andare, di argini non monitorati, di cementificazione selvaggia, di scelte miopi. Soprattutto, ci dicono che la sicurezza idrogeologica non può più essere un fatto episodico, fisico della natura.

L’Isituto Superiore per la Protezione, la Ricerca e l’Ambiente (ISPRA) ci dice che più del 90% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, frane-alluvioni, con milioni di persone esposte ad un pericolo concreto. Alcuni dati: nel 2023 ci sono stati 378 eventi estremi con 31 perdite di vite umane; nel 2024 ce ne sono stati 351; nel 2025 ce ne sono stati 376; nei primi mesi del 2026 circa 184.

Serve una visione a lungo termine. Serve investire nella prevenzione. E questa sfida non è solo scientifica o tecnica degli scienziati, geologi, climatologi, ma anche, e soprattutto, politica, sociale e culturale. Non possiamo più restare indietro. Oggi si paga il conto di più di trent’anni di sopita indifferenza al problema del cambiamento climatico con costi altissimi in somma urgenza dopo le calamità, perché la risposta non può essere, non deve essere affidata alla gestione dell’emergenza con interventi straordinari e costosi dopo i danni alle persone (con la perdita di vite umane) e alle cose. Bisogna passare dalla logica dell’emergenza post-alluvione ad una politica attiva di prevenzione strutturale contro il cambiamento climatico. Bisogna diffondere la cultura della Protezione Civile; i Piani di Protezione Civile comunali devono essere continuamente aggiornati e soprattutto promuovere esercitazioni comunali per sapere come comportarsi durante le allerte diramate in tempi reali.

 

Ed ecco il Manifesto dei Diritti degli Alluvionati

 

Tutto quello sopra detto e tanto altro i Comitati di Campi con quello di Bagnolo a Prato l’hanno messo nero su bianco nel Manifesto dei Diritti degli Alluvionati, consegnato in prima battuta nel novembre del 2025 alla Prefettura di Firenze, poi presentato ufficialmente al pubblico il 26 marzo 2026 al Teatro Dante Carlo Monni di Campi Bisenzio.

Ieri, 16 maggio, nella Sala Meucci della Biblioteca Comunale di Sesto Fiorentino abbiamo presentato ai cittadini della Piana fiorentina il Manifesto con la partecipazione di esperti come Mauro Grassi.

La continua presentazione del Manifesto è un’occasione importante per dimostrare attenzione, solidarietà verso le vittime delle alluvioni, ma anche per dare un segnale politico importante a favore della “lotta” per la sicurezza idrogeologica e la mitigazione del rischio contro il cambiamento climatico.

Principi chiave raccolti nel Manifesto per la tutela dei diritti di chi ha subito disatri ambientali in particolar modo alluvioni: dignità e rispetto, per mantenere la propria integrità fisica e psicologica; ascolto attivo delle problematiche e le necessità; assistenza; accesso alle informazioni; partecipazione e pianificazione, coinvolgendo i cittadini che rappresentano una risorsa per le istituzioni; prevenzione e sicurezza.

Il Manifesto vuole essere soprattutto da stimolo per mantenere alta l’attenzione sulle difficoltà di chi ha subito eventi alluvionati non solo recenti. Esso si fonda sulla cooperazione fra tutti gli attori interessati (governo, regione, comune) con i cittadini, sia come singoli, sia raccolti in comitati in modo che abbiano accesso alle informazioni e siano messi in condizione di partecipazione ai processi decisionali.

L’applicazione dei diritti del Manifesto darà ai cittadini un ruolo fondamentale di supporto agli enti preposti per la gestione della prevenzione e quindi del rischio idrogeologico con i protocolli della Protezione Civile e con le esercitazioni. Meno burocrazia e tempi brevi per i ristori sono aspetti presi in considerazione per le esperienze negative del post-alluvione.

Con il Manifesto i Comitati promotori e quelli aderenti contribuiscono a non lasciare in eredità ai posteri le difficoltà e i problemi per la gestione della mitigazione del rischio idrogeologico e tutte quelle esperienze negative che gli alluvionati hanno vissuto sulla propria pelle (burocrazia, ricostruzione, ristori etc).

Manifestazioni, fiaccolate, falò commemorativi non bastano, vogliamo gridare affinché le cose cambino. La nostra massima è: alluvione mai più!