Dopo oltre 1 anno di carte bollate, richiesti anche estratti conto e carta d’identità. È la prima rinuncia ufficiale al contributo? Il Comitato Arcadinoè: “Sembra un accanimento, semplificare ora”. La denuncia raccolta da La Firenze che vorrei.
Una donna di 90 anni, cardiopatica e con gravi problemi di vista, ha “scelto” di rinunciare al contributo di 5.000 euro per i danni subiti nel novembre 2023. Troppo estenuante la burocrazia, troppo forte lo scoramento, il disgusto. Succede a Campi Bisenzio, comune-simbolo dell’alluvione. Un primo, forse non isolato, caso di rinuncia, a fronte di un contributo dovuto per i danni subiti. Danni causati, giova ricordarlo, dalla rottura degli argini.
A denunciare il fatto è il Comitato Arcadinoè. “Abbiamo circa 140 pratiche scritte”, spiega al nostro giornale Giovanni Mariotti del Comitato. “Molti hanno completato il celeberrimo modulo B2 per avere i 5.000 euro. Ma non sappiamo quanti, dopo le continue richieste di integrazioni, abbiano già deciso di mollare perché non ne possono più”.
Arcadinoè aveva presentato, per conto della signora, tutta la rendicontazione per i danni. L’importo richiesto era perfino inferiore ai 5.000 euro massimi: circa 2.600 euro. “Non aveva la signora i fondi per ripristinare di più”, racconta Mariotti. E cercava di riavere almeno quelli.
Due giorni fa l’ennesima comunicazione dal Comune di Campi: serviva un’integrazione. Nonostante i bonifici già allegati a dimostrazione delle fatture pagate, gli uffici hanno chiesto anche l’estratto conto.
“All’inizio ci avevano detto che per i bonifici non serviva, ma solo per i pagamenti con carta – spiega ancora a La Firenze che vorrei Mariotti -. Invece ora lo chiedono anche per i bonifici, per confermare che risulti il segno meno davanti alla cifra pagata”. Poi, di nuovo, il documento d’identità. “Che però avevamo fornito già con il modulo originario e che gli uffici avevano già richiesto prima della fase di rendicontazione”.
Stamani la rinuncia. “Io rinuncio – ha detto la signora a Mariotti -. Non vado in banca perché mi sono stufata. Non ci vedo, ho il cuore messo male, queste cose mi fanno venire ancora di più il sangue amaro. Se li tengano i soldi e arrivederci grazie“.
Mariotti si era comunque offerto di accompagnarla: “Le ho detto che c’erano ancora 14 giorni per le integrazioni”. Irremovibile, lei, e anche giustamente oltraggiata. “Sembra una sorta di accanimento e io a questo punto mollo. Scriva pure al Comune che rinuncio”.
Per Arcadinoè, che sta lanciando il Manifesto dei Diritti degli Alluvionati, è la dimostrazione pratica di un meccanismo perverso che “spinge” i cittadini a gettare la spugna. “Non è detto riguardi solo gli anziani. Ci saranno anche più giovani stufi che preferiscono rinunciare a quanto dovuto. Perché non ce la fanno più con questa sequela di integrazioni che vengono vissute come accanimento nei confronti di chi ha subito un’alluvione certamente non per colpa sua”.
A Campi Bisenzio, ricorda l’associazione, “l’alluvione c’è stata per rotture arginali, non per esondazione. E tutto questo meccanismo articolatissimo di rendicontazione, soprattutto di richieste di integrazione, disincentiva le persone. Alla fine uno dice: sapete cosa? Per 5.000 euro, o anche meno, teneteveli”. Che sia questo l’obiettivo? Sfinire fino a portare alla rinuncia?
Tuttavia, Arcadinoè cerca di guardare avanti: semplificare. “Chi ha già perso casa, mobili, ricordi, non può perdere anche la dignità in banca o alla posta per inseguire carte che la pubblica amministrazione ha già”.
In copertina: copyright Fotocronache Germogli
