Per lo scatto finale del Sì e per convincere gli indecisi può essere l’arma in più. Il suo un caso eloquente di malagiustizia.
Limpido, diretto, sincero e, soprattutto, coinvolgente. Massimo Mallegni, già sindaco di Pietrasanta e poi Senatore, si conferma animale da campagna elettorale. Uno capace di portare a sé l’audience e di ribaltare uno svantaggio. O ce l’hai, questa dote, o non ce l’hai. Così, in poche battute, nel corso di una trasmissione su Rete 4 altrimenti inguardabile ha sintetizzato le ragioni del Sì al referendum, citando il suo caso ignominioso di malagiustizia, con una chiarezza rara per gli esponenti del Centrodestra in Toscana. “Ho avuto 7 processi penali – ha raccontato – e in uno mi hanno anche arrestato, ho fatto 40 giorni di galera, 120 giorni di arresti domiciliari”. E, guardando alla sua esprienza, ha aggiunto: “Perché l’idea del Pubblico Ministero è stata immediatamente sposata dal Giudice per le indagini preliminari, senza metterla in discussione? Perché la posizione di PM e Procura è stata ritenuta oro colato dal Giudice per le udienze preliminari?”. Mallegni stesso ha raccontato che il suo accusatore “ha fatto carriera”, sebbene alla fine sia uscito assolto dai processi. “Ma un medico che sbaglia e ammazza il paziente fa carriera?”, ha domandato. Serve un uomo per il Sì per i giorni decisivi: scende in campo Massimo Mallegni.



