Alla Compagnia di Firenze torna Kurosawa con Cane randagio: un viaggio nell’anima del noir giapponese

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Firenze, ancora una volta, celebra il grande cinema d’autore. Il Cinema La Compagnia, spazio cittadino dedicato al cinema d’essai e alle rassegne internazionali, riporta sul grande schermo uno dei capolavori meno noti ma assolutamente centrali nella carriera di Akira Kurosawa: Cane randagio (Nora inu, 1949). Dopo il successo di precedenti cicli retrospettivi dedicati al maestro giapponese, il ritorno di Kurosawa in sala conferma la vocazione del cinema fiorentino a proporre esperienze cinematografiche che vanno oltre la semplice visione, trasformandosi in autentici momenti di approfondimento culturale.

Cane Randagio

A due anni dalla rassegna “Anatomia de L’imperatore”, il cinema di Akira Kurosawa torna a La Compagnia con uno dei suoi primi film: un poliziesco serratissimo dagli echi neorealisti.

Il film: un noir giapponese dal cuore umanista

Girato in un Giappone che ancora portava le ferite della guerra, Cane randagio è molto più di un poliziesco. La trama, apparentemente semplice, ruota attorno a un giovane detective, interpretato da un intenso Toshiro Mifune, che perde la propria pistola d’ordinanza. Da questo piccolo incidente prende avvio una discesa nei bassifondi di Tokyo, tra disperazione, miseria e violenza. Il film si trasforma così in un’indagine morale: non solo sull’arma rubata, ma sulle conseguenze della povertà e sul destino di chi vive ai margini.

Kurosawa utilizza le atmosfere del noir occidentale, che aveva assimilato durante l’occupazione americana, ma le fonde con uno sguardo profondamente giapponese, fatto di pietas e riflessione esistenziale. La lunga sequenza quasi documentaristica girata nei sobborghi devastati della città è ancora oggi una delle più potenti testimonianze del cinema del dopoguerra.

Kurosawa: il regista ponte tra Oriente e Occidente

Nato a Tokyo nel 1910, Akira Kurosawa è stato – ed è tuttora – una delle figure più influenti della storia del cinema. Dopo aver esordito come assistente alla regia negli anni Trenta, conquista l’attenzione internazionale nel 1950 con Rashomon, Leone d’Oro a Venezia, che rivelò al mondo la potenza del cinema giapponese. Da lì una carriera straordinaria: I sette samurai (1954), Il trono di sangue (1957), La fortezza nascosta (1958), fino a Ran (1985), monumentale rivisitazione shakespeariana, che lo consacrò come autore universale.

Se in Occidente i suoi film hanno ispirato generazioni di registi – da Sergio Leone a George Lucas – in Giappone Kurosawa è stato spesso visto come un innovatore “scomodo”, troppo influenzato dai modelli occidentali. Ma proprio questo suo essere ponte tra culture lo ha reso unico. Nel caso di Cane randagio, si percepisce già quella fusione di generi che diventerà la sua cifra: il poliziesco si fa riflessione sociale, la suspense diventa occasione per meditare sull’animo umano.

La Compagnia: il cuore fiorentino del cinema d’essai

Il ritorno di Cane randagio a Firenze non è un evento isolato. Il Cinema La Compagnia ha da tempo intrapreso un percorso coraggioso e coerente nel campo del cinema d’autore, ospitando rassegne internazionali, retrospettive e festival che non si limitano a riproporre titoli celebri, ma scavano nel tessuto meno esplorato della storia del cinema.

La precedente retrospettiva dedicata a Kurosawa aveva riscosso un successo sorprendente, con sale gremite da cinefili, studenti e semplici curiosi attratti dall’aura leggendaria del regista. Ora, riportare in sala un titolo come Cane randagio significa offrire al pubblico l’occasione di riscoprire un film che parla ancora al presente: perché la solitudine, la rabbia e la tensione morale dei personaggi di Kurosawa sono le stesse che attraversano le nostre città contemporanee.

Il valore della sala come luogo di cultura

In un’epoca dominata dallo streaming e dalla fruizione individuale, La Compagnia riafferma la centralità della sala come luogo di incontro e di crescita culturale. Rivedere Cane randagio sul grande schermo, in una copia restaurata, significa restituire al film la sua forza visiva, ma soprattutto condividere un’esperienza collettiva che è parte integrante del senso del cinema.

Questa proposta non è solo un atto di cinefilia, ma un invito a riflettere sulla necessità di mantenere vivo un presidio di cultura critica e d’essai in città. Firenze, con la sua tradizione umanistica, trova nel lavoro della Compagnia un naturale prolungamento della propria vocazione culturale.