“Codici rosso” a rischio a causa del traffico paralizzato che fa ostaggio anche le ambulanze dirette agli ospedali, dove pochi minuti fanno la differenza fra la vita e la morte, L’assessora regionale alla sanità finge di non capire…
Nella Firenze dell’anno domini 2026, secondo dell’era di Funarolandia, il caos sulla viabilità è totale. Una paralisi permanente che non riguarda più solo automobilisti e pendolari, ma coinvolge direttamente i mezzi di soccorso, trasformando il Comune nel potenziale responsabile della vita e della morte dei suoi cittadini.
In tema di (im)mobilità, del resto, sappiamo da tempo di essere messi malissimo. L’esordio dell’assessore alla mobilità nominato da Sara Funaro fu talmente catastrofico – basti ricordare la vicenda del caos dei lavori che hanno difficilissimo raggiungere l’ospedale di Careggi – da costringere l’amministrazione a correre ai ripari affiancandogli un “superesperto”, naturalmente a carico dei contribuenti fiorentini.
Un superesperto che, dopo un anno di lavoro vissuto peraltro lontano da Firenze, è riuscito a partorire una scoperta degna di mia nonna novantenne con la quinta elementare: a Firenze ci sono troppi cantieri.
Nel frattempo, però, la città è strangolata da lavori infiniti che, oltre a paralizzare la viabilità, producono polveri tutt’altro che salutari, alla faccia dello “scudo verde” e della tutela degli asmatici.
Un mix micidiale che mette concretamente a rischio la salute – e sì, anche la vita – dei fiorentini. Proprio quel diritto alla salute che la sindaca, per mandato, dovrebbe garantire per primo.
Nel nodo inestricabile dei mille cantieri che hanno violentato i viali del Poggi, a pagare il prezzo più alto non è solo il traffico ordinario, ma soprattutto i mezzi di emergenza. Ambulanze costrette a muoversi a passo d’uomo, bloccate in code senza vie di fuga, con tempi di intervento che si allungano anche di oltre dieci minuti rispetto alla media.
Una follia.
Il fenomeno è particolarmente grave nella zona sud della città, tra Gavinana e Campo di Marte, dove la chiusura contemporanea di Ponte al Pino e i cantieri extra-tramvia rendono strade come viale Giannotti e via Mannelli autentici budelli senza uscita. Trappole urbane in cui si resta intrappolati per minuti interminabili.
Il rischio concreto di arrivare in ritardo su un codice rosso è reale. E l’allarme arriva direttamente dalle compagnie di soccorso, costrette quotidianamente a rimanere incastrate tra le transenne.
«Le persone in coda vanno nel panico – raccontano gli autisti – ma non sanno dove spostarsi, perché spazio non ce n’è. E intanto l’ambulanza resta ferma».
Dove normalmente bastano otto minuti per un intervento, oggi si arriva facilmente a diciotto. Un’eternità, quando si parla di vita o di morte.
Da Campo di Marte, per raggiungere Careggi, resta solo il passaggio dalle Cure. Da Gavinana non esistono alternative ai blocchi su viale Europa e viale Giannotti. E sui viali di circonvallazione, tra piazza della Libertà e viale Giovine Italia, la situazione non è migliore.
Com’è possibile che nello sventramento sistematico della città per far passare il treno-tram del novecento non si sia previsto nemmeno un corridoio di emergenza?
Del resto, nemmeno l’ospedale di Santa Maria Nuova ha mai avuto direttrici privilegiate: figurarsi se a Palazzo Vecchio qualcuno ha pensato a evitare il gioco dell’oca ai soccorritori.
Nel caos generale, tra rabbia, disguidi e contenziosi, va in crisi anche il trasporto sanitario non urgente gestito da Esculapio. Pazienti dimessi, spesso anziani e fragili, restano ad aspettare per ore il trasferimento verso altre strutture.
Il vaso è colmo.
Il problema è finito sulla scrivania dell’assessore regionale alla Sanità, Monia Monni, che sui disservizi si è limitata a “dribblare” la questione, sostenendo che il problema riguardi l’Asl Toscana Centro e i trasporti a lunga percorrenza.
Poche parole di circostanza sul traffico fiorentino che rischia di uccidere pazienti gravi in mezzo ai cantieri.
Quando le viene fatto notare che il vero nodo è lo sventramento della città pro-tramvia, Monni va fuori tema: «Un’ambulanza, spesso, resta molte ore parcheggiata in attesa del paziente. Per questo faremo sperimentazioni per impiegarle anche in quelle ore vuote».
Siamo in clima olimpico, evidentemente.
Perché questa affermazione assomiglia più a un salto nel vuoto dal trampolino che a una strategia. O, per restare in tema, a una manovra mal riuscita sul ghiaccio del curling.
Intanto, però, a Firenze si continua a giocare con il tempo. E con la vita delle persone, altro che Olimpiadi
