Beato Commisso che non vedrà più la peggiore città del mondo, Firenze

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C’è solo una città al mondo nella quale Commisso poteva essere bistrattato: Firenze, naturalmente. Vile e ostile ai migliori, prona ai peggiori, che regolarmente vota, elegge, promuove, ammira. Più volgari sono, meglio è. Più glielo mettono in tasca, più li porta in palmo di mano. D’un tratto, il bottegaio che non era mai uscito dal suo buco muffoso con la puzzetta sotto il naso sentenziava d’industrie, mentre il figlioccio mantenuto con l’appartamento di nonna diventato b&b si sentiva pari o, addirittura, superiore a uno che è partito con la valigia di cartone ed è tornato con valigie di verdoni. Il tutto condito dai peggiori tifosi di sempre (volgari, razzisti, depensanti, succubi e dileggiatori, “eredi” di una “tradizione” che non esiste e che, come tutte le tradizioni, è un’invenzione), e dall’informazione, sportiva e non, più scioccamente serva e più pelosamente indipendente possibile. Il tutto tra amichettismi, leccaculismi, orticellosi varie che, fortunatamente, fuori delle vecchie mura non contano niente, ma qui sembrano essere “il sale della terra”. Le ragioni che possano aver indotto Commisso a scegliere di fare calcio nel buco del culo del mondo sono ignote. Forse incomprensibili. Certo anche lui di errori ne ha commessi, dal rimpinzare la società di attricette di tv di quart’ordine e bambocci, fino al tentare un dialogo con chi di dialogare voglia non ne ha. Le alternative migliori sono quelle che falliscono. È andata così, è andata nel modo peggiore possibile. Per tutti. Per lui, per noi, per noi che colpe non ne abbiamo in questa triste vicenda umana. Per noi che in qualche modo, per vincoli fisici e invisibili, siamo legati a questo girone dantesco in terra. Lui, ora, sta molto meglio di noi, perché la vita è solo un simulacro di ciò che sarà e non sappiamo; la Fede lo ha sicuramente confortato nel passaggio. Noi staremo ancor peggio perché la sua scomparsa, oltre le false commemorazioni, è la vittoria degli altri, quelli che stanno bene nella melma fiorentina. Lui no, non dovrà più sentire falsità, discorsini, sarà dispensato dall’odio cieco dei fiorentini. Beato lui, addio!

In copertina: copyright Fotocronache Germogli