Il sindacato di polizia attacca l’immobilismo regionale e chiede una svolta immediata per garantire efficacia operativa e sicurezza sul territorio regionale
“Basta no ideologici. Servono scelte concrete per la sicurezza”: il messaggio del SAP – Sindacato Autonomo di Polizia arriva netto e senza sfumature nel pieno del dibattito sulla realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri in Toscana. “Prendiamo atto dell’ennesima contrarietà del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, alla realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri”, una posizione definita “politica legittima, ma che nei fatti continua a produrre conseguenze operative gravi per la sicurezza e per il lavoro quotidiano delle forze di polizia”. A parlare è il segretario provinciale di Firenze Massimo Bartoccini, che sposta subito il baricentro della discussione: “Il punto non è dove realizzare un CPR. Il punto è continuare a non realizzarlo”, perché “mentre si discute, i problemi aumentano: trasferimenti fuori regione, personale impegnato per giorni, pattuglie sottratte al controllo del territorio, costi elevati e rimpatri che troppo spesso restano solo sulla carta”.
Da qui la proposta operativa del sindacato: “Se davvero si vuole affrontare il problema in modo serio, il CPR dovrebbe essere collocato in una posizione realmente centrale, così da essere raggiungibile in tempi omogenei da tutta la Toscana”, una scelta definita “logica, efficiente e rispettosa del lavoro degli operatori”. Ma il SAP va oltre e rilancia sul piano politico e progettuale: “Se il Presidente ritiene che le strutture esistenti non siano adeguate o ‘vivibili’, ha piena facoltà di dimostrare il contrario. Realizzi in Toscana un CPR innovativo, moderno, con standard elevati, dotato di servizi, aree verdi e anche impianti sportivi. Lo faccia. Ma non può essere questa una giustificazione per non decidere”.
Un invito che si trasforma rapidamente in un pressing diretto al governo: “Se non si riesce a trovare una mediazione politica in Toscana, vista l’emergenza, si individui comunque un’area e si proceda alla realizzazione. Non si può più perdere tempo”. Nelle parole di Bartoccini emerge anche una lettura più ampia degli equilibri politici: “C’è un dato evidente: oggi si dice no. Ma se domani il quadro politico dovesse cambiare e l’emergenza – che non sta certo migliorando – dovesse aggravarsi, siamo convinti che qualcuno ci spiegherà che è meglio avere un CPR magari nel cuore di Firenze piuttosto che altrove”, con il rischio che “le scelte non vengano fatte sulla base delle esigenze reali, ma degli equilibri politici del momento”. La chiusura è una dichiarazione di principio che punta al cuore della questione: “la sicurezza non può essere ostaggio della politica. Senza CPR, i provvedimenti di espulsione restano inefficaci. E senza strumenti concreti, la sicurezza resta uno slogan”, mentre il sindacato ribadisce che “continuerà a chiedere soluzioni operative, reali e immediate”, perché “a pagare il prezzo delle non-scelte sono i cittadini e le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno lavorano sul territorio”.
