Le forze dell’ordine di Firenze intensificano i controlli nelle aree più critiche della città, ma il sistema di gestione delle espulsioni è gravemente inefficiente
Di Roberto Vedovi
Firenze ha registrato un incremento degli interventi delle forze dell’ordine negli ultimi giorni, con 15 arresti e oltre 200 denunce in soli cinque giorni, grazie alle operazioni “ad alto impatto” e ai servizi di sorveglianza appiedata nel centro storico. I controlli, mirati a contrastare il crimine e aumentare la sicurezza, hanno coinvolto 28.254 persone, di cui più di 14.000 stranieri, tra il 10 ottobre 2024 e il 5 gennaio 2026, portando a 336 provvedimenti di allontanamento e 182 deferimenti per violazioni.
I quartieri più sensibili, come la Stazione di Santa Maria Novella, le Cascine e il centro storico, sono stati oggetto di un piano di intervento che ha visto il coinvolgimento di numerosi agenti. Le operazioni, che hanno incluso il controllo di 285 veicoli e 37 esercizi pubblici, hanno portato anche al controllo di 13.921 persone, con 197 denunce e 15 arresti in appena cinque giorni all’inizio di gennaio 2026.
In risposta all’aumento della criminalità, specialmente legata a reati di spaccio e furti predatori, il Prefetto ha emanato una nuova ordinanza che prevede il divieto di stazionamento in alcune aree chiave della città, tra cui il Parco delle Cascine e la zona della Stazione. L’ordinanza, valida per i prossimi quattro mesi, mira a mantenere il controllo su alcune delle zone più critiche di Firenze, estendendo anche la copertura alle aree del Quartiere 5.
Infatti, 74 accompagnamenti alla frontiera significano 74 missioni di trasferimento scortato (spesso in aeroporto, a volte con voli dedicati o commerciali), che richiedono almeno 2-4 agenti per persona (guidatore + scorta), più tempi di preparazione, attesa in aeroporto, eventuali pernottamenti. Facendo una stima prudenziale, parliamo di diverse centinaia di giornate/uomo solo per questa modalità. 89 trattenimenti in CPR significano 89 trasferimenti verso strutture sparse in tutta Italia (Nord, Centro e Sud), spesso lontane centinaia di km (es. Milano, Roma, Brindisi, Caltanissetta, ecc.), dal momento che in Toscana non esiste un CPR. Ogni trasferimento richiede un equipaggio di agenti (solitamente 2-3 per persona), viaggio andata/ritorno (anche 8-12 ore in pullman o auto), più la burocrazia di consegna e rientro. Considerando che molti di questi trasferimenti avvengono in giorni diversi, è realistico stimare che l’Ufficio Immigrazione di Firenze (e i reparti che supportano) sia impegnato in missioni di questo tipo almeno 1 giorno sì e 1 giorno no, se non più spesso in periodi di picco.
Avere almeno un CPR in Toscana, idealmente nelle vicinanze di Firenze o Pisa, in zone strategiche come gli snodi logistici, è ormai essenziale per vari motivi. Prima di tutto, permetterebbe di ridurre drasticamente i trasferimenti lunghi, liberando così più ore di polizia per il controllo diretto del territorio. Inoltre, accelererebbe la gestione delle pratiche, aumentando l’efficacia deterrente nei confronti della criminalità. Ci sarebbero anche minori costi per lo Stato, grazie alla riduzione delle trasferte, del carburante e degli straordinari. Infine, allevierebbe la pressione sul personale, permettendo agli agenti di concentrarsi meglio sulla prevenzione e sulla repressione quotidiana dei crimini.
In assenza di strutture locali, il circolo vizioso continua: più controlli portano a più identificazioni di irregolari, a un aumento delle espulsioni da eseguire e, di conseguenza, a meno agenti disponibili per i controlli successivi. I dati del 2025 dimostrano che questi numeri sono ormai strutturali, non più emergenziali. È quindi necessario intervenire con una soluzione infrastrutturale seria, che non si limiti a inviare più uomini o a incrementare le denunce.
