Madri, attiviste e giovani portano in piazza le loro testimonianze: “La paura ci cambia la vita, vogliamo tornare libere”
Si è svolto oggi il presidio per la sicurezza e i diritti delle donne, promosso dai comitati cittadini con lo slogan “Firenze, la città delle donne…. in pericolo”. La manifestazione , conclusasi in Piazza Santa Maria Novella, ha preso avvio in Piazza San Pancrazio, dove la notte del 7-8 novembre una turista di 35 anni è stata violentata da due uomini di nazionalità straniera. L’episodio ha scosso la comunità cittadina e ha reso urgente una mobilitazione collettiva per la sicurezza e la dignità delle donne nella città. Durante il presidio, diverse partecipanti hanno preso la parola. Ecco alcune delle loro voci.
La giovanissima Giulia, attiva in Aria Nuova per Firenze, ha lanciato un richiamo alla responsabilità collettiva e individuale, affinché la manifestazione non resti uno “sfogo” ma diventi impegno concreto:
«Noi donne, negli anni, abbiamo conquistato molti diritti, ma in alcuni aspetti abbiamo anche fatto passi indietro. Oggi dobbiamo ricordarci che la nostra forza va usata con responsabilità: una donna ingiusta può distruggere un uomo anche solo con una bugia.
Per questo è fondamentale essere donne giuste.Una donna giusta aiuta altre donne — e anche gli uomini — semplicemente perché è corretto farlo, non per interesse o convenienza. Se vogliamo davvero ottenere giustizia e sicurezza, dobbiamo essere le prime a comportarci con giustizia verso noi stesse e verso gli altri.
Questa manifestazione non appartiene a nessun partito, non ha colore politico. Se qualcuno scende in piazza per visibilità e non per giustizia, allora cerca solo un palcoscenico. E di palcoscenici, purtroppo, ne abbiamo già visti fin troppi.»
Francesca Marrazza di “Ribella Firenze” ha evidenziato quanto la violenza si annidi spesso negli effetti quotidiani di paure e limitazioni:
«La violenza non è solo quando ci fischiano o ci insultano. È violenza anche quando siamo costrette a cambiare le nostre abitudini perché abbiamo paura. Questo è terribile, perché colpisce la nostra libertà: la libertà di uscire, di andare al cinema o a teatro, di vivere serenamente.
E vale anche per le donne che lavorano: troppe volte devono farsi accompagnare, rinunciare ai turni serali, oppure cercare qualcuno che dia loro un minimo di sicurezza. Ma la società ha bisogno delle donne, e le donne hanno bisogno di essere economicamente indipendenti. Negare questo significa creare un’altra forma di violenza, ancora più grande.
Mi fa male arrivare a sessant’anni, dopo aver visto tanta emancipazione, e rendermi conto che stiamo tornando indietro.»
Francesca Caroti della pagina Facebook “Abusivismo e Degrado a Firenze” ha denunciato con forza la condizione vissuta da molte donne:
«Abbiamo bisogno di vivere normalmente. Stringerci nel cappotto, camminare veloce, guardarci intorno, non è vita questa.
La sicurezza non ha colore e non ha partito. Noi non rappresentiamo nessuna bandiera politica. Informatevi, leggete, non accettate mai passivamente ciò che vi viene detto. L’articolo 54 del TUEL parla chiaro: il sindaco è responsabile della sicurezza dei cittadini.
Chi ha scelto di entrare in amministrazione oggi deve assumersi questa responsabilità e fare la propria parte. Noi donne siamo stanche di aspettare.»
Roberta, la madre di una ragazza che ha avuto il coraggio di fermare un ladro mentre cercava di rubare il telefono alla figlia, racconta con voce rotta dall’emozione:
«Sono stanca di vedere la disperazione di tante donne come me, donne che cercano semplicemente libertà. La libertà che dovrebbe avere ogni adolescente: uscire spensierata, vivere la propria vita con le amiche, magari davanti a un drink o indossando una minigonna, senza paura e senza sentirsi in pericolo.
Mi commuovo quando vedo giovani come Leonardo Ciaramelli e molti altri che si impegnano per cambiare davvero le cose, e oggi in questa piazza ne vedo tanti. Qui non stiamo parlando solo di sicurezza: qui sono in gioco i diritti umani.
E per questo mi rivolgo a voi, donne che siedete in Comune: come donne avete il dovere di proteggere tutte le donne di Firenze, senza scaricare le responsabilità. Dovete farlo per permetterci, finalmente, di tornare a sorridere.»
Nei loro interventi, le manifestanti hanno richiamato le istituzioni e le forze dell’ordine, esigendo più impegno per garantire sicurezza reale alle donne. Il presidio assume così la valenza di un campanello d’allarme: non basta condannare singoli episodi, a Firenze serve un cambiamento strutturale — più luci, più pattuglie, percorsi sicuri, misure concrete di prevenzione e tutela. “Uscire senza paura” non può essere un’eccezione, ma deve essere un diritto di tutte.
