Dobbiamo aspettare che ci sia una vittima a Firenze per prendere coscienza del degrado?

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Di Simone Margheri 

Un nuovo episodio gravissimo scuote Firenze e riaccende una paura che ormai non può più essere archiviata come un’emergenza episodica.

Mercoledì 7 gennaio, intorno alle 19, un ragazzo di appena 15 anni è stato rapinato sull’argine del Mugnone mentre rientrava a casa dopo aver trascorso il pomeriggio alla Manifattura Tabacchi. Un uomo, descritto come di origini nordafricane, prima gli ha chiesto dei soldi per mangiare, poi lo ha rincorso, afferrato per il cappuccio e minacciato con una lama puntata al petto, urlandogli: «Vuoi morire?». Il minore, sotto choc, ha consegnato il giubbotto contenente portafogli, 150 euro, cellulare e chiavi di casa.

L’aggressore è quindi fuggito verso la passerella sul fiume. Il ragazzo ha raggiunto la madre e, insieme ai genitori, ha sporto denuncia alla Questura di Firenze. Non ci sono feriti, ma, come ha dichiarato il padre, «poteva finire in tragedia». Le indagini sono in corso e, al momento, non risultano arresti.

Questo episodio non è più un’eccezione.

È l’ennesima conferma di una città che sta perdendo il controllo di intere aree e nella quale uscire la sera, anche per un minorenne, è diventato un rischio concreto.

Le parole del presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, che annuncia nuovi lampioni e telecamere sull’argine del Mugnone, vanno nella direzione giusta, ma non possono né arginare né tantomeno risolvere il problema. Pensare che la sicurezza si garantisca solo con l’illuminazione o la videosorveglianza significa non voler affrontare la realtà: Firenze è ostaggio di una criminalità sempre più diffusa e aggressiva, e i cittadini sono stanchi. Siamo stanchi di vedere Firenze in mano a questo tipo di criminalità e siamo stanchi di un’amministrazione che continua a scaricare la responsabilità della sicurezza esclusivamente sul governo centrale.

I nostri figli, lo ribadiamo ancora una volta, devono poter vivere liberamente, uscire la sera e tornare a casa senza il rischio, ormai quasi certo, di essere minacciati, rapinati o aggrediti. Se il sindaco e l’assessore alla sicurezza sono davvero convinti che si tratti di una responsabilità esclusiva del governo, allora chiedano formalmente udienza al ministro Piantedosi e alla presidente Meloni per avanzare richieste chiare e concrete: aumentare gli investimenti per strutture e personale penitenziario; rendere per questi reati pene certe e immediate; accelerare i rimpatri e l’attesa nei CPR degli irregolari; prevedere per legge la realizzazione obbligatoria di un CPR in ogni provincia; introdurre norme a tutela delle forze dell’ordine che impediscano a chi commette reati contro la persona, o ai suoi familiari, di chiedere risarcimenti allo Stato e agli agenti; fermare il meccanismo degli “atti dovuti” che costringe poliziotti e carabinieri a difendersi per mesi o anni per aver fatto il proprio dovere, come nel caso del luogotenente di Rimini, vicende che non dovrebbero più accadere; garantire alloggi di servizio o case popolari assegnate per legge agli agenti in servizio, perché Firenze è troppo cara e con uno stipendio da poliziotto o carabiniere non si riesce a vivere, con il risultato che molti chiedono subito il trasferimento; infine, basta iniziative sporadiche: serve un presidio stabile e un intervento deciso nei luoghi dove lo Stato ha perso il controllo del territorio, come le Cascine.

Finché dall’amministrazione continueremo a sentire parlare di ruote panoramiche, trenini turistici, isole sull’Arno e condanne ideologiche dei CPR definiti “lager”, senza una presa di posizione netta e senza richieste forti a Roma, non potranno sottrarsi alla responsabilità oggettiva di una realtà sotto gli occhi di tutti: Firenze è diventata, a nostro avviso, una delle città più insicure d’Italia.

E su questo non bastano più annunci: servono scelte politiche coraggiose, immediate e anche impopolari per alcuni elettori. Non si può più tenere il piede in due staffe. Rudolph Giuliani, negli anni ’80, risolse il problema con la tolleranza zero, non certo con la “New York al plurale”, e di sicuro non pensava che l’insicurezza fosse un problema percettivo. Il medico pietoso fa la piaga purulenta, e il sindaco indulgente fa la città insicura.

Articolo ripubblicato per gentile concessione dell’autore.
Originariamente pubblicato su Ad Hoc News l’8 Gennaio 2026

Foto: Copyright Fotocronache Germogli