Firenze capitale (anche) dell’immigrazione clandestina. Due arresti nell’inchiesta sul decreto flussi

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Firenze al centro dell’inchiesta su immigrazione clandestina e falsi documenti

Due misure cautelari sono state eseguite nella giornata di oggi a Firenze al termine di un’indagine condotta dalla Polizia di Stato, in particolare dalla Squadra Mobile, in collaborazione con l’Ispettorato del Lavoro dell’area metropolitana.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze, ha portato all’arresto di due persone: un cittadino del Bangladesh, gestore di attività commerciali in città e domiciliato tra Firenze e Londra, e una donna italiana.
Per il primo è stata disposta la custodia in carcere, per la seconda gli arresti domiciliari.
I due sono indagati per una serie di reati legati all’induzione in falso ideologico e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’inchiesta coinvolge anche altre tre persone – due di nazionalità albanese e una italiana – nei cui confronti il giudice per le indagini preliminari ha disposto la convocazione per gli interrogatori di garanzia, dopo la richiesta cautelare avanzata dalla Procura.
L’attuale provvedimento si inserisce in una più ampia attività investigativa avviata nei mesi scorsi.
Già prima dell’estate, infatti, erano stati arrestati due soggetti per gli stessi reati. Uno di loro ha successivamente deciso di collaborare con gli inquirenti, consentendo di far emergere nuovi episodi e ulteriori responsabilità.
La posizione del collaborante è già stata definita con una sentenza definitiva di applicazione della pena.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema illecito si basava sull’abuso delle procedure previste dal cosiddetto “decreto flussi”, che regola l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri.
Gli indagati avrebbero predisposto documentazione falsa attestante requisiti inesistenti, necessaria per ottenere dalle Prefetture il nulla osta all’ingresso per motivi di lavoro. Successivamente, avrebbero seguito l’iter per il rilascio dei visti nei Paesi di origine e per la stipula dei contratti di soggiorno.

Parallelamente, avrebbero sfruttato il sistema del “click day”, approfittando delle finestre temporali previste per la presentazione delle domande.
In questo modo, la procedura legale sarebbe stata trasformata in un semplice canale di ingresso nel Paese, permettendo soprattutto a cittadini del Bangladesh di arrivare in Italia senza che vi fosse un reale rapporto di lavoro.
Una volta giunti sul territorio nazionale, secondo l’accusa, gli stranieri venivano destinati ad attività diverse rispetto a quelle dichiarate.
Le condotte contestate riguardano due principali fattispecie penali:
– l’induzione in errore del pubblico ufficiale nella formazione di atti pubblici, in relazione al rilascio dei nulla osta da parte delle Prefetture;
– gli atti diretti a favorire l’ingresso illegale di cittadini stranieri, in violazione dell’articolo 12 del Testo Unico sull’Immigrazione.

La Procura precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Contro le ordinanze sono ammessi mezzi di impugnazione. Le persone coinvolte sono da considerarsi