Firenze, la città dei dettagli che feriscono: panchine a lama e sciatteria di governo

Gli arredi urbani posati in via Pietrapiana. Facebook

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Dopo lavori lunghissimi e fantasma che sono diventati un simbolo cittadino di come vengono (mal)gestiti i cantieri a Firenze non c’è pace per via Pietrapiana dove sono arrivate le panchine killer

 

Sono i dettagli che fanno la differenza, si dice spesso. Mai come oggi questo adagio si può applicare alla città di Firenze, dove alle carenze macro – quelle che hanno fatto scivolare la città in un degrado senza precedenti, “regalandole” il secondo posto nazionale per insicurezza – si sommano anche le carenze micro.
Dettagli, appunto, che però fanno la differenza eccome.

Sono le figlie di quel modus operandi che in più occasioni abbiamo definito come opere di sciatteria: il marchio di fabbrica di una Giunta inadeguata, impacciata e priva persino del minimo senso estetico che dovrebbe essere nel DNA di chi governa la città del Giglio.
Del resto, quando anche la fiorentinità latita – sostituita da assessori di provincia calati a Firenze per meri bilanciamenti partitici – il risultato è inevitabile: la sciatteria domina e il senso estetico semplicemente non esiste.

La cosa più grave, però, è che insieme al gusto – che qualcuno potrebbe liquidare come un dettaglio secondario – mancano anche le basi più elementari della conoscenza delle norme di sicurezza.

Un esempio lampante, sotto gli occhi di tutti, è l’“opera” realizzata dopo i lavori lunghissimi e per molto tempo fantasma di via Pietrapiana.
Fra progetti fatti e disfatti, cassonetti spostati nel progetto e poi rimessi al loro posto, è nata un’isola pedonale davanti alla farmacia che somiglia più a un’opera futurista di picassiana memoria più che a un’area di arredo urbano: spigoli, angolature fuori luogo e una sensazione generale di improvvisazione.

Sorvolando sui piccoli e rachitici alberelli, che dovrebbero trovare linfa vitale con le radici conficcate in un letto di pietra, ciò che ha colpito maggiormente sono le panchine – o pseudo tali – disposte artisticamente in diagonale.
Un bel color legno laccato che, al primo sole caldo di primavera, è destinato a sciogliersi e sbertucciarsi, come già accaduto alle panchine di via Gioberti, posate appena pochi anni fa e già buone per la discarica.

Ma lasciando da parte l’estetica e la disposizione, ciò che ha davvero colpito molti sono soprattutto gli spigoli vivi, pericolosissimi, di queste panchine a una piazza e mezzo.
In nessuna scuola di design – ormai da decenni – si progettano arredi, nemmeno da interno, con spigoli simili: la loro pericolosità è nota persino a un bambino dell’asilo.

E allora la domanda è semplice quanto inquietante: dove diavolo ha trovato il Comune di Firenze questi pericolosi rasoi urbani?
E perché, se non per cialtroneria e incapacità di pensare alla sicurezza dei cittadini, ha deciso di installarli in un’area pedonale fra le più frequentate del centro storico?

Aspettiamo forse il primo incidente serio per organizzare un corso accelerato di sicurezza alla Giunta fiorentina?