Firenze ha investito 140.000 euro per scoprire ciò che ogni fiorentino sa già: il traffico è una conseguenza diretta dei cantieri e della mancanza di pianificazione urbana
Di Roberto Vedovi
Firenze si è svegliata nel 2026 con una nuova figura mitologica: il “Superconsulente”. Si chiama Stefano Ciurnelli, ingegnere chiamato a settembre 2025 per districare l’intricato nodo dei cantieri che tiene in ostaggio la città. Un incarico prestigioso, accompagnato da un compenso altrettanto “super”: circa 140.000 euro. Una cifra che, in una città normale, dovrebbe garantire non solo soluzioni, ma quasi il teletrasporto. Eppure, a sei mesi dalla nomina, ciò che emerge dalle sue recenti dichiarazioni non sono strategie rivoluzionarie, ma una collezione di epifanie sull’ovvio che lasciano sbigottiti.
L’ingegnere, con il tono di chi ha appena decifrato il codice Enigma, ci informa che “dobbiamo migliorare la pianificazione”. Un’intuizione brillante, se non fosse che chiunque passi più di dieci minuti bloccato tra via dell’Agnolo e via de’ Pucci era arrivato alla stessa conclusione già un anno fa, e senza fatturare un centesimo. Ci racconta che la gente prende l’auto anche per tragitti inferiori ai 500 metri perché i marciapiedi sono bui o insicuri. Una verità cristallina, da manuale di urbanistica del primo anno, che però a Palazzo Vecchio sembra essere stata accolta come un segreto iniziatico appena svelato.
Il vero capolavoro, tuttavia, risiede nella tempistica. Nominato a settembre con la promessa di report tecnici entro ottobre o, al massimo, fine anno, Ciurnelli arriva a febbraio parlando ancora di “fase conoscitiva”. Mentre la città affoga in un mare di 130 cantieri contemporanei, il superconsulente è ancora intento a contare quanti bambini e quanti anziani attraversano la strada. Nel frattempo, i report ufficiali restano fantasmi burocratici: promessi, attesi, ma mai pervenuti.
Viene da chiedersi, con un pizzico di malizia, cosa abbia fatto finora l’Assessorato alla Mobilità. È mai possibile che servisse un luminare da 140.000 euro per accorgersi che il software comunale non distingue tra un cantiere pubblico e uno privato? O che i semafori non possono fare miracoli se la città è strozzata da una programmazione che sembra affidata al caso? Se l’Assessore aveva bisogno di una consulenza esterna per scoprire che “130 cantieri sono tanti”, allora il problema non è solo il traffico, ma una preoccupante amnesia gestionale che colpisce chi dovrebbe avere le mani sul volante della città.
In questo scenario, il “forum sul traffico” annunciato per fine febbraio somiglia pericolosamente alla classica mossa di chi, non sapendo come risolvere il problema oggi, organizza un convegno per parlarne domani. Firenze resta nel labirinto, con la sgradevole sensazione di aver pagato profumatamente qualcuno per farsi spiegare che, se piove e ci sono i cantieri, il traffico rallenta. Un’ovvietà che i fiorentini conoscono bene, ma che evidentemente, per essere ascoltata in Comune, deve prima essere validata da una parcella a cinque zeri.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli

