Firenze tra l’incudine e il martello: perché il “record” delle auto è il sintomo di una città in ostaggio

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Con 877 vetture ogni mille abitanti, la città batte tutti i record di densità di traffico in Italia, rivelando il fallimento del sistema di mobilità urbano

 

Di Roberto Vedovi

Firenze si ritrova oggi a guidare una classifica di cui farebbe volentieri a meno: con 877 vetture ogni mille abitanti, è la provincia con la più alta concentrazione di auto in Italia, staccando nettamente la media nazionale di 701. Questo dato, elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, non racconta solo un amore smisurato per le quattro ruote, ma denuncia il fallimento di un sistema di mobilità che ha trasformato la “culla del Rinascimento” in un imbuto di lamiera.

Il cuore del problema risiede in un paradosso urbanistico. Da anni la città ha intrapreso una cura “tramviocentrica” che, se da un lato ha modernizzato alcuni assi di spostamento, dall’altro ha sacrificato la fluidità del resto della rete. I grandi Viali di Circonvallazione, storiche arterie del traffico cittadino, sono stati ridotti a poco più che viottoli per far spazio ai binari. Questa scelta è stata accompagnata da una cronica mancanza di lungimiranza infrastrutturale: Firenze sconta l’assenza di una vera tangenziale esterna che possa drenare il traffico di attraversamento, costringendo migliaia di mezzi a infilarsi nel tessuto urbano densissimo, dove ogni cantiere diventa una paralisi.

L’impatto dei cantieri della tramvia sulla velocità commerciale degli autobus è stato devastante. In una città che ha visto sparire chilometri di corsie preferenziali per far posto ai cantieri o ai nuovi assetti viari, l’autobus è diventato il “parente povero” della mobilità. Non essendo più protetto da corsie dedicate, il mezzo pubblico su gomma è costretto a seguire pedissequamente il flusso dei veicoli privati, subendo gli stessi ritardi e le stesse code. La velocità commerciale — ovvero la media tra tempo di percorrenza e soste — è crollata drasticamente nelle zone interessate dai lavori. Quando un autobus scende sotto la soglia criticadegli 11-12 km/h, perde qualsiasi competitività rispetto al mezzo privato. Il risultato è un effetto domino: i ritardi accumulati saltano le coincidenze, i mezzi si affollano oltre il limite e l’utente, esasperato da un servizio che percepisce come inaffidabile, torna a rifugiarsi nell’abitacolo della propria auto.

A spingere i fiorentini verso l’auto non è solo la fretta, ma anche una crescente percezione di insicurezza. I dati sulla criminalità collocano Firenze ai vertici nazionali per furti e rapine in pubblica via. Sui mezzi pubblici e nelle aree di sosta come la stazione di Santa Maria Novella, il fenomeno dei borseggi e la presenza costante di persone che bivaccano o disturbano i passeggeri hanno creato un clima di diffidenza.
Per molti, l’auto privata non è più solo un mezzo di trasporto, ma un “guscio protettivo” contro il degrado e l’insicurezza dei mezzi pubblici, spesso percepiti anche come carenti sotto il profilo della pulizia. È un circolo vizioso: meno il servizio è sicuro e puntuale, più persone usano l’auto; più auto ci sono in strada, più i bus restano bloccati, peggiorando ulteriormente il servizio.

L’analisi della Cgia di Mestre evidenzia un altro aspetto inquietante: non solo ci sono troppe auto, ma sono anche vecchie. In Italia, oltre il 24,3% del parco circolante ha più di vent’anni. A Firenze, questa flotta datata deve fare i conti con la desertificazione dei servizi di assistenza: negli ultimi dieci anni, le attività di autoriparazione in città sono diminuite del 13,6%.

Mentre l’amministrazione prova a stringere le maglie con misure come lo “Scudo Verde” o l’aumento delle tariffe di sosta, la realtà dei fatti dimostra che queste politiche “punitive” non scoraggiano l’uso dell’auto se non sono supportate da alternative valide. Senza una tangenziale che liberi i viali e senza bus capaci di viaggiare a una velocità dignitosa e in totale sicurezza, il record delle 877 auto ogni mille abitanti resterà un muro insuperabile per qualsiasi velleità di transizione ecologica.

Foto: Copyright Fotocronache Germogli